Gratificato il padovano Belzoni con una grande mostra

Abstract

La città di Padova rende finalmente omaggio al grande Giovanni Battista Belzoni, esperto in opere di idraulica ed esploratore con una mostra che evidenzia gli aspetti che legano il fondatore della egittologia a Padova e Gianluigi Peretti, profondo conoscitore e studioso del Belzoni che tra i primi ne ha scritto la biografia, ci informa della fama dell’egittologo nel mondo e in particolare in Gran Bretagna attraverso testimonianze e aneddoti.

The city of Padua finally pays tribute to the great Giovanni Battista Belzoni, a hydraulic engineer and explorer, with an exhibition that highlights the aspects that bind the founder of Egyptology in Padua and Gianluigi Peretti, a profound connoisseur and scholar of Belzoni who was among the first that wrote his biography, and that informs us of the reputation of the Egyptologist in the world and in particular in Great Britain through testimonies and anecdotes.

Padova e Belzoni secondo Burton

Negli anni settanta-ottanta dell’Ottocento, dopo una visita a Padova per conoscere la città natale del grande Giovanni Battista Belzoni (in realtà veneto verace e il suo cognome era Bolzòn), pioniere dell’egittologia, il viaggiatore, diplomatico e africanista inglese Richard Burton, in un suo pregiato libello sul personaggio, usciva con questa esternazione: “I più grandi nemici di Belzoni sono i suoi concittadini…”.

Come mai? Pochi ricordi che lo riguardassero, un medaglione marmoreo in Salone, una via Belzoni, a lui intitolata da pochi anni, con una lapide commemorativa affissa sulla sua casa natale, nessun monumento pubblico che lo onorasse, una sola traduzione del suo Narrative risalente agli anni 1825-26, una sala egizia al Caffè Pedrocchi alla memoria, e poco altro. Per il viaggiatore inglese Belzoni non meritava questo trattamento da parte dei padovani. Dopo tutto l’inglese si era dato da fare, anzi era stato l’unico che aveva voluto visitare nell’Africa occidentale, nello Stato del Benin oggi inglobato nella Nigeria, la tomba solitaria dello scomparso e sfortunato esploratore, morto (o avvelenato) alla ricerca del corso del fiume Niger (che allora non si sapeva se collegato o meno con il Nilo).

In parte il Burton aveva ragione: due modelli in gesso per un pubblico monumento erano stati predisposti dallo scultore Natale Sanavio, ma per motivi più che altro di abbigliamento e “riconoscibilità”, quindi estetici, erano stati bocciati dalla Municipalità e collocati in disparte nei Musei Civici (il più grande oggi se ne sta in una stazione di polizia locale presso la chiesa della Pace). Vale a dire che quei modelli non rendevano assolutamente il fisico e l’originalità del padovano se non vestito alla turchesca come aveva operato in Egitto e Nubia. In più il Burton sottovalutava il fatto che Belzoni non era benvisto dagli occupanti austriaci, fatti allontanare solo nel 1866, ma doveva sapere bene che il geniale esploratore aveva operato in Egitto e Nubia per lo più finanziato e aiutato dagli inglesi contro i francesi, dal console generale Henry Salt in primis, che aveva sposato una ragazza inglese coraggiosa e audace come lui, Sarah Banne Belzoni di Bristol, che tornato a Londra era stato onorato e gratificato in mille modi come naturalizzato inglese: il maggior editore (lo stesso del Foscolo e di Walter Scott) aveva stampato a tamburo battente, dopo il ritorno del “neoegittologo” dall’Egitto via Venezia e Padova, il resoconto dei suoi Viaggi, diventato subito un best-seller tanto da rendergli fama internazionale e, soprattutto, che proprio per l’Associazione Africana il padovano era morto misteriosamente nel Benin, come lo stesso Burton aveva riferito.

Padovano o inglese?

E allora a chi apparteneva Belzoni? Ai padovani o agli inglesi? Se la sua “patavinitas” era offuscata non era tutta colpa dei padovani. Anche in America del Nord il personaggio era diventato popolare: nel delta del fiume Mississippi era stata fondata la cittadina dal nome Belzoni per iniziativa di un imprenditore cotoniero, Alvarez Fisk, che si era entusiasmato per le avventurose imprese dell’italiano. In Inghilterra, e poi in Belgio, la fama del Belzoni era tenuta viva dalla vedova Sarah, che era sempre vissuta in dignitosa ristrettezza nel nome del suo caro “mister B.”, ma solo nel 1851, dopo numerosi appelli, il governo inglese le aveva corrisposto un vitalizio per i meriti ottenuti dal marito nei confronti di quel Paese. (Anche a Padova tuttavia, prima di Sarah, era stata sostenuta dal Comune la madre malata di Giambattista).

Oggi la grande mostra padovana, allestita dal Comune e dal Museo Archeologico con notevoli contributi, pare abbia messo il punto su secolari controversie, e Belzoni appare al pubblico universale come autentico pioniere dell’egittologia, cultore disinteressato della scienza e, come ha scritto, già nel titolo provocatorio della sua particolare biografia la giornalista e scrittrice Gaia Servadio, “l’italiano più famoso del mondo”!

Gianluigi Peretti

Note

L’ Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi, Padova, Centro culturale Altinate San Gaetano dal 25 ottobre 2019.

G. Peretti, Belzoni. Viaggi, imprese, scoperte e vita. Il risveglio dei faraoni. Palermo, Ed. GB, 2002

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