Intervista alla cooperativa sociale AltraCittà

Abstract

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Sabrina Galiazzo della Cooperativa “AltraCittà” di Padova.
AltraCittà è una realtà presente nella nostra città e che persegue finalità di alto valore sociale, con risultati importanti e sicuramente di grande significato sia per il nostro territorio che per il Paese.

L’ intervista

Potete illustrarci brevemente esattamente come vi muovete e quali obbiettivi volete raggiungere?
Dalla data di fondazione della cooperativa, il 2003, AltraCittà si occupa di reinserimento lavorativo e sociale di persone detenute ed ex-detenute. 

L’idea è nata da alcune donne attive come lavoratrici o volontarie nella formazione e nell’informazione all’interno della Casa di reclusione di Padova. Nello svolgimento della loro attività si sono rese conto della possibilità di trasformarla in offerta di lavoro per le persone detenute e dell’importanza dell’affiancamento educativo per il reinserimento e l’integrazione di persone che sono state giudicate colpevoli di reato e scontano la loro pena in carcere. La scuola e la formazione, così come il lavoro, hanno un ruolo  importante sia in carcere che  in vista di un nuovo reinserimento nella società, una volta scontata la pena.  


Quali sono gli aspetti umani più toccanti che avete avuto modo di vivere nello svolgimento delle Vostre attività?
Ogni storia  ha aspetti toccanti; ad esempio per ogni persona detenuta che abbiamo incontrato è  stato toccante vedere come vivono a distanza i legami familiari ed affettivi. Quando si ammala un figlio o un genitore c’è molta sofferenza e senso di impotenza per non poter stare vicino ai loro cari … per non parlare di quando muore un famigliare e non è stato per loro possibile salutarlo. 


Ci sono state resistenze, indifferenze alle vostre finalità da parte delle autorità? Oppure, per contro, a che livello avete incontrato da parte loro approvazione ed aiuto?

Il mondo del lavoro in genere è un mondo di relazioni a volte facili e a volte difficili, credo che faccia parte del vivere di ciascuno di noi. Il nostro ambiente è forse più vicino al disagio e alcuni giorni ci richiede più energie, capacità di ricondurre ad un ordine e di mantenere la calma. Per questo da anni abbiamo scelto di inserire delle supervisioni periodiche di uno psicologo, questo ci aiuta senz’altro.

Il rapporto con l’istituzione non è sempre facile, ci sono a volte rigidità tipiche dell’istituzione totale. Le componenti sono diverse: direzione (con qualcuna abbiamo lavorato in sintonia, con altre no), area educativa (ci sono contatti continui), area sicurezza (Polizia Penitenziaria, si lavora fianco a fianco, in genere interloquendo in modo dialettico e positivo a livello di base).

Le difficoltà ci sono, ma ci sono anche aspetti positivi e di sviluppo … per citare una frase celebre “fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce”. E noi piantiamo alberi in continuazione.


Le persone che aiutate si trovano in situazioni difficili, hanno percorso strade sbagliate e devono pagare il loro conto con la società. In breve quali positive reazioni avete visto da parte di chi ha partecipato ai vostri progetti?
I percorsi di reinserimento sono lunghi e graduali, in molte persone che abbiamo affiancato abbiamo visto un’autentica consapevolezza dell’errore commesso e un desiderio sincero di riprendere il cammino della loro vita con un passo giusto: trovare casa, ricostruirsi una vita affettiva, imparare a lavorare …La nostra non è semplicemente un’attività lavorativa: per noi al centro c’è la persona nella sua interezza.

Quali sono i prodotti che riuscite a commercializzare dando così una mano alla re-integrazione di chi collabora con voi?
AltraCittà ha nel tempo differenziato il tipo di offerta e questo ci ha permesso di resistere alle crisi del passato e ce la stiamo mettendo tutta per superare anche questa grande prova arrivata con il Covid19. Abbiamo attività di lavorazione conto terzi (confezionamento e assemblaggio), riordino e gestione archivi, gestione biblioteche, restauro del libro, digitalizzazione e il settore legatoria e cartotecnica artigianale.

Il personaggio “Dado” disegnato da Graziano Scialpi.



Un po’ di storia di AltraCittà: come siete nati, e quanto difficile è stato, o è ancora, farvi conoscere e apprezzare?
È nata nel novembre del 2003 su iniziativa di 10 donne, attive a vario titolo, in carcere, nel settore della formazione e dell’istruzione degli adulti e della cartotecnica e nel tempo ha sviluppato diversi ambiti di lavoro.


Con il marchio “fatto a mano in carcere” siete riusciti ad affrontare in modo dissacrante e simpatico una realtà a volte drammatica. Illustrateci un po’ qualche altra Vostra idea di questo tipo.

Graziano Scialpi è stato un detenuto e genio della battuta che ha dato un contributo originale e importante in fatto di idee. Ha disegnato molte vignette dedicate alle tematiche del carcere e ancora oggi a Natale proponiamo il calendario del DADO (personaggio da lui inventato) che riesce a fare ironia sulla drammaticità della situazione detentiva.

I prodotti di AltraCittà si possono trovare presso il negozio sociale in Via Montà, 192 a padova. Sono inoltre disponibili anche nel sito istituzionale (https://www.altracittacoop.it/), e nella Bottega delle meraviglie di Padova Sorprende (https://bottegadellemeraviglie.padovasorprende.it).

Intervista raccolta da Gerardo Fiorito

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