Il racconto della natura in Giovanni Pascoli

Premessa

                Una ricognizione complessiva delle piante e degli animali che popolano i Canti di Castelvecchio di Giovanni Pascoli ci permette di conoscere le sue frequentazioni legate, reali o raramente solo letterarie, all’ambiente naturale e di conoscerne il riflesso nell’animo del poeta e di come i rumori e le voci della natura siano componenti strutturanti il linguaggio pascoliano al punto che alcune strofe non si reggono se non con la presenza degli abitanti della natura e fanno quel canto sommesso che domina l’intera raccolta.

                Versi ed espressioni dove flora e fauna fanno un complesso racconto con un vocabolario stupefacente per quanto aderisce a ogni essere, anche col nome generico di uccelli, bestie, greggia, pollaio, fiume, foglie, alberi, rami, bacche, il più con i nomi propri di ognuno di questi esseri, animato o inanimato.

Giovanni Pascoli a Castelvecchio

Considerazioni

                L’ampiezza e la ricchezza del vocabolario pascoliano e la conoscenza del mondo naturale e di tutti i suoi abitanti svelano il rispecchiamento del poeta con le entità che abitano la terra, siano erbe, fiori, piante, o animali, a integrare il più vasto orizzonte delle persone, quelle piccole anime fisse o vaganti, categorizzabili in relazione alla loro attività o al loro essere, e non per una personale identità: lo spazzacamino, il pastore, il taglialegna, le filatrici, la fanciulla, i vecchi ecc., insomma: la buona povera gente.

                Senza voler andare ai Bestiari medievali o a predecessori illustri come Barthélemy l’Anglais e il suo De proprietatibus rerum e alla sua versione occitana l’Elucidari de las proprietatz de totas res naturals osserviamo che in Pascoli non di ricerca delle proprietà delle cose naturali si tratta, ma della interazione del poeta con le cose naturali e del sentimento che gliene deriva.

                Un sentimento che guarda l’umano e coglie l’essenza dell’esistere dove tutto concorre a un unico fine, il vivere, e ne delimita lo spazio, il tempo, gli incontri e le occasioni con una perfezione formale e una ricchezza lessicale che permettono di apprezzare sempre più la poesia pascoliana.

La casa museo di Giovanni Pascoli a Castelvecchio

 

Rassegna

Gli animali (testo di riferimento, Canti di Castelvecchio, edizione del 1943, Milano, Mondadori, n. XVII)

p.1) bovi: il sordo rimastico mite/dei bovi;
p.6) talpe: più fondo scavano le talpe
grù: vanno più alte le gru
p.7) cinciallegra: la cinciallegra e ti ripete // tient’a su!   (il suo verso)
p.9) cincie (cinciallegre): sono ormai, le cincie, sole
p.10) sgricciolo: giri per dirlo,/ tu, sgricciolo, intorno le siepi // trr trr trr terit tirit (il suo verso)
grillo (e p.158): t’ha insegnato il breve tuo trillo/ con l’elitre tremule il grillo
p.14 e p.21) pittiere (pettirosso): con loro c’è il pittiere solo // sci…sci…sci… (il suo verso)
p.18 e p.22) capinere: risponde un tac tac di capinere (il loro verso)
api: tu pascoli le api, o gigante (il monte)
greggia: la piccola greggia ronzante
p.19) sciame: Gli mandi un tuo sciame, che scende
capinere, pettirossi, cincie, cardellini: E me segue un tac tac –di capinere/ e me segue un tic tic di pettirossi,/ un zisteretetet di cincie, un rererere/ di cardellini
p.20) fringuello: un fringuello, che fa: Zitti! sii sii // finch (il suo verso) (p.107)
passeri: E sento tellterelltelltelltelltell
cicala: era come una spoglia di cicala
p.21) gremignoli: due pippoli (bacche) e due gremignoli (tarme)
p.22) bruci (e p.158): si fa questi bruci, che sono/ nei bussoli e negli scopeti…
allodola: uid! uid il suo verso (e p.23)
p.23) merlo: tra i ginepri c’è un merlo che mi fischia
forasiepe: scricciolo (v. p.10)
p.25) cane: quest’orto, cui presso/ sonnecchia il mio cane
p.28) mosca: com’ombra di mosca
p.42) gallina: l’arguta gallina pur t’ama
p.43) gallo: pensosa del canto del gallo
rondine: la rondine è ancora nel nido
p.50) farfalle: le farfalle rosse/ su le ginestre in fiore
p.51) manze: nell’umida capanna/ le magre manze mangiano
p.52) cannaiole: sopra le cannaiole le castagne (passeriforme)
p.53) ghiro: sornacchiava un ghiro rattrappito
tarme: un’altra vita brulicò nel legno/ che intarmoliva
p.54) galline: il grave gracilar delle galline
pipistrelli: il sottile stridìo dei pipistrelli
ragno: una tela che ordiva un vecchio ragno
p.56) muli: una nera fila di muletti
sciurino (scoiattolo)
p.57) branco: mena il branco alla Pieve
pecore: ho inteso dire ch’hanno le sue bestie:/ quali, pecore
p.58) fringuello: a lui dice il fringuello:/ – Ce n’è, ce n’è, ce n’è
p.60) formiche: Non un chicco, ch’è un chicco, era rimasto! Aveano fatto, le formiche, appietto! (fare piazza pulita)
le porche: su la staggia,/ per tutte bene pianeggiar le porche (e p.72)
p.61) leoni: gli occhi dei leoni/ vigili
p.62) orse: i sonnolenti occhi dell’orse
zanzare, tignuole, moscerini: l’acri zanzare e l’esili tignuole,/ e qualche spolverìo di moscerini
sfingi: gravi ronzando intorno a lui, le sfingi (farfalle crepuscolari e notturne)
p.63) falena: ala/ della falena che ronzava al lume
p.68) cane: l’uggiolìo d’un cane
p.77) muletto: il suo muletto cadde in monte
bronzino: gli lasciò solo il bronzino (e p.78)
p.80) saltimpalo: e tu già canti, o saltimpalo,/ sicceccé… sicceccé… (passeriforme e il suo verso)
p.82) capinera, albatri e avornielli: l’annunzia la capinera/ tra li àlbatri e li avornielli:/ tac, tac. ( il suo verso)
p.83) cucculi: pieno/ de’ suoi cucculi già.
p.86) serpi: le serpi si sono destate
cicigne: guizzavano, udendo l’estate,/ le verdi cicigne tra il timo (serpioline verdi)
biscie acquaiole: battevan la coda sul limo/ le biscie acquaiole
api: nell’aride bresche anco l’api/ si sono destate
p.87) rondini: han fatto, venendo dal mare,/ le rondini tristo viaggio
p.88) il pollaio: cantò più d’un mese/ per riempirlo, tutto il pollaio
le galline: ecco ecco, un cocco un cocco per te! (il verso)
p.89) l’uccello: l’uccello venuto dal mare
p.94) il cucco: or che il cucco forse è vicino
le api: sento/ già nel sole stridere l’api
p.96) uccelli: levando per tutto un sussurro/ d’uccelli e p.97: guidato d’un canto d’uccelli
p.98) acrìdi (cavallette): udivo stridire gli atrìdi/ su l’umida zolla
p.100) il pennato: Non sul pioppo picchia il pennato (il picchio)
le bestie: le sue bestie al greppo, alla fratta,/ s’indugiano
p.102) i passeri: or cantano i passeri intorno // no, passeri! su le sue zolle,/ no! (p.103)
i grilli: l’erba è verde, piena di grilli
p.104) filugelli: s’odono tanti stornelli/ di sui gelsi, e sente, il villaggio,/ di filugelli (bachi da seta)
p.105) il rosignolo: (era il suo nuovo marzo), il rosignolo,/ per farsi il nido.
il cuculo: al cuculo egli cedette il giorno
p.106) l’assiuolo: all’assiuolo egli lasciò la notte
p.107) cornacchia, usignolo, lodola, merlo, assiuolo (geme)
p.109) sparviero, tordo
p.110) pecora, agnello: dov’erri la pecora, e rauco/ la chiami ml’agnello
asinello: pel figlio dell’uomo, che viene/ sul mite asinello
cicale: lo assordano l’ebbre cicale
p.113) passeri, falchi, colombe, cincie, chiù: i gridi/ dei falchi, i pianti delle colombe,/ ciò che le cincie dicono ai nidi,/ e il chiù, che vuole più dalle tombe

p.114) aquila e falco: tra l’alte nubi l’aquila e il falco
p.115) cicale: col frinire delle cicale
api, mosche, ragni: mentre tacciono l’api,/ le mosche, i ragni, tutto
p.116) farfalle: le notturne grandi farfalle,/ coi neri teschi, ronzano intorno
p.117) farfalle: sono apparse in mezzo ai viburni/ le farfalle crepuscolari
ape: un’ape tardiva sussurra/ trovando già prese le celle
chioccia: la chioccetta per l’aia azzurra/ va col suo pigolio di stelle
p.119 e p. 108) usignolo: o dolce usignolo che ascolto
p.120) api: ronzano le litanie,/ come l’api intorno una culla
rospo: sono un gramo rospo che sogna
p.122) galletti: chi, che ripete, chi, che richiami (il verso)
p.126) agnello: l’agnello/ nel lungo spidione è già pronto
p.129) ragno, ape: lascia che guardi/ l’albero, il ragno, l’ape, lo stelo
gallo: udire il gallo che da un podere/ chiama
cincia: gli strilli d’una cincia che rissa
p.131) cicale: una lauda che sale/ tra il tremito delle cicale
fringuello: il fringuello/ cauto
p.132) mosca: un volo/ di mosca, ch’è un attimo solo
p.133) gallinelle: bianche gallinelle
p.136) capre: nel taciturno colle delle capre
vespa: vespa che ronza
forasiepe: queruli richiami/ del forasiepe
assïuolo: gemiti interrotti/ dell’assïuolo
p.137) vaccherella, redo: come vaccherella stanca/ va col suo redo
fringuelli: desta lei la sveglia mattutina/ più, de’ fringuelli?
p.139) cicale: tacciono le cicale
rondini: rondini ad ali aperte
capinera: solitaria/ s’ode una capinera
p.140) chioccia: passa sotto/ l’acquazzone una chioccia
p.141) ranelle: nei campi/ c’è un breve gre gre di ranelle// là, presso le allegre ranelle
p.142) rondini: che voli di rondini intorno!
p.151) rondini: andavano e tornavano le rondini (e rondinotti nuovi)
cavalla: la cavalla storna e p.152 e 153 più non raspava i ciottoli con l’unghia/ la cavalla
mosche: seccata dalle mosche
tortori: in un gruppo tubarono le tortori e p.152 e 153 (hu hu il loro verso)
p.152) rondini: andavano e tornavano,/ ai nidi, piene di felicità
p.154) uccello: come un uccello quando arruffa/ le piume
p.156) farlotti: il nido di farlotti: “un nido, ve’, di farlotti!” (p.157)
p.157) verlette (e p. 159) (averle)
p.158) astore
p.159) sparviero: non anche prese te lo sparviero
falco: tra quei che il falco non ghermì poi
p.164) galli: cantarono/i galli, rabbrividì l’aria
p.165) civette: già ridono l’aspre civette
p. 166) gufi: l’inaccessibile asilo/ deu gufi
p.167) cani: tra l’ira dei cani
p.169) grilli: tra stridulo ansare di grilli
p.171) cane: dall’uscio leva il muso il cane
grilli: nei prati tranquilli/ non c’era che il canto dei grilli:/ tri… tri…
chiù: sola la voce rimase/ del chiù
p.172) cane: dormiva il cane all’uscio
pulcino: come il pulcino nel suo guscio
rondini: alle rondini che intorno/ passano come lampi neri
p.174) mosca: non ode che qualche mosca/ che d’un tratto ronza ad un vetro
topo: il musino aguzo del topo
muletto: è un muletto per il sentiero,/ che s’arrampica su su su
p.175) usignolo, passero, cincia, assïuolo
p.176 e 178) rondini: Dunque, rondini rondini, addio!
p.177) rondinotti: io li avessi quattro rondinotti/ dentro questo nido mio di sassi!
p.180) farfalle: voli di farfalle (e p.227)
p.185) cavalli: i cavalli normanni alle lor poste/ frangean la biada
cavalla: 1)là in fondo la cavalla era, selvaggia; 2)la cavalla volgea la scarna testa
cavallina: o, cavallina, cavallina storna (185-188)
p.188) cavalli: ora, i cavalli non frangean la biada
p.189) rondinella: o rondinella spersa e solitaria
p.190) volastrucci: due volastrucci nella sera mesta
p.191) rondinini: il lor nido che geme e che nasconde/ sei rondinini non ancor pennuti
p.195) canapine: chi chiamano le canapine (rondini)
rane: io sento gracchiare le rane
p.202) macroglosse (sfingidi): sussurri/ cupi di macroglosse; sussurri/ cupi di macroglosse (p.203)
p.205) luì (passeriforme): la mattiniera/ voce mandò il luì
p.212) rane: le rane, gridar rauche l’arrivo/ d’acqua
lucciola: sebben tremassi all’improvviso svolo/ d’una lucciola
p.221)   cincie: ma le cincie! Sì! Sì! Ritorneranno!
p.226) usignolo: vien l’usignolo, a marzo, tra le acace
p.227) fringuelli: i canti dei fringuelli

 

Alessandro Cabianca

 

 

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