Il libro dal titolo: “Religiosità e filosofia” è una raccolta di scritti di Gustavo Mattiuzzi, che il fratello Mario ha generosamente consegnato alla pubblicazione, intesa a rendere omaggio al pensatore e studioso, già docente di lettere nelle scuole superiori della sua città e collaboratore del prof. P. Ottonello, ordinario di Storia della Filosofia dell’Università di Genova. Gustavo Mattiuzzi ha coltivato il suo pensiero e i suoi studi in decenni di approfondimenti personali (più precisamente dal 1967 al 2009), su temi talora estemporanei, nati dal dialogo vivo con la società (la cronaca del tempo, la politica, gli avvenimenti più eclatanti, i giornali, la scuola ecc) e da quello silenzioso, sistematico e attivo, con i libri, dove ha spaziato dalla letteratura e poesia, alla saggistica, secondo un approccio pluridisciplinare. Il suo interesse, lucido e appassionato, si è appuntato soprattutto sull’intersecazione delle tematiche della filosofia con i moderni cambiamenti socio-culturali, dovuti a cambi di paradigma scientifico. Così è andato compulsando una messe preziosissima e sofisticata di autori e suggestioni (in primis, dal mondo filosofico, ma anche – solidalmente- storico- politico; sociologico; antropologico...) portando dentro al vasto pullulare di idee contemporanee (la secolarizzazione, il disincantamento, le sirene della Tecnica ecc) anche le tematiche religiose, intrise di spiritualità, avvicinandosi a mistici, moralisti, asceti, poeti. Tutto ciò coniugato con un animus naturaliter poetico, che elegge a sua misura l’espressione alta e raffinata, spesso lirica e densa, consapevole di toccare tematiche sostanziali che da sempre occupano la mente degli spiriti puri, profondi, che si avventurano nelle altezze del pensiero, intuendone la vertigine, la verticalità, l’oltranza. I temi del sacro, della trascendenza, lo spingono a rileggere autori specialistici e a commentarne la valenza multiprospettica, a coglierne la rilevanza in senso esistenziale, in una società che ha smarrito il senso di Dio, avvolta dalle maglie tenaci di un benessere irrompente e dirompente. Questo ha allontanato l’uomo dal solco di un’intima adesione alla dimensione spirituale per dare credito alla soddisfazione dei bisogni per lo più materiali e immediati come via alla realizzazione umana, a una pagana redenzione.
L’anelito verso Dio è il sentimento e l’appello che ha guidato tutta la vita di Mattiuzzi, sebbene con talune discontinuità; infatti egli afferma: “fin da giovane ho sempre cercato Dio senza mai averlo trovato”. Ma la parte interiore e spirituale dell’autore non si è mai rassegnata alla perdita di Dio o alla sua sparizione dall’orizzonte dell’uomo contemporaneo, rimpiazzato da altri miti e istanze, ma lo ha ricercato continuamente con tutte le sue forze, psicologiche e culturali. Dunque, l’autore è stato sempre disposto, nel claustrum cubiculum del suo spazio fisico e della sua anima, a compiere il viaggio dentro le voci dei pensatori, a rinnovare quel folle volo dantesco alle sorgenti della religione cristiana (anima naturaliter christiana), nonché del pensiero critico, di chi esercita il dubbio (la disposizione del dubbio è l’assentimento positivo alla certezza, afferma Heidegger, in Che cos’è la filosofia).
Mattiuzzi è stato un uomo fondamentalmente libero da ogni traccia di asservimento a questo o a quello, è stato il viandante della verità, un cercatore d’infinito, uno chercheur de Dieu, che conosce profondamente l’uomo e le sue istanze, le paure (il vuoto, la morte, il dolore..), le condivide, ma non si fa abbattere e dominare.
Sull’uomo bombardato dalle mille sollecitazioni della tecnologia, spesso sviato dalle lusinghe del benessere, s’erge alta la constatazione che il progresso non ha riempito i suoi slanci esistenziali, e il bisogno di felicità non si è saturato. Anzi: i falsi bisogni hanno creato quel vuoto spaventoso, il senso dell’abisso, quella landa arida, già descritta agli inizi degli anni Venti da Eliot nel paesaggio aspro e infecondo della Terra desolata che spesso ricorre nelle sue pagine. L’aver capito ed espresso, in solitudine e nel silenzio, lontano dalla polvere del mondo, ciò cui aspira il cuore umano, mettendo in evidenza le essenze e i valori, consegnato ( sia pur a una lettura post- datata) ai suoi simili che vivono nella morte, è un monumento all’intelligenza, al sapiente disvelamento delle oscurità, un camminare verso la luce affichè l’uomo contemporaneo, immerso nella materialità, possa ritrovare le origini, e riconoscersi in un desiderio più alto e collettivo di salvezza.
Ornella Cazzador
