Una lapide romana nell’alto vicentino

Dietro il paliotto dell’altare dedicato al santo patrono ora addossato ad una parete laterale della chiesetta campestre di san Fermo che si trova al limite sud del territorio comunale di Castelgomberto quasi al confine con quello di Trissino, nel corso della ristrutturazione avvenuta nel 1992 è comparsa una lapide romana del I o II sec. d. C., semplice nella forma ma importante per il luogo dove è stata posta (evidentemente siamo in presenza di un insediamento di tutto rilievo)  vista l’incisione che riporta:

D     M

VATERNIAE C F

CALPURNIAE SABINAE

QUAE VIXIT ANNUM ET

MENSES V

C VATURNIUS CALPURNIUS

LUCRETIANUS PROC AU

FACIENDUM CURAVIT

In questa scritta, come in tutte le scritte lapidee, in alcuni casi ci sono soltanto le iniziali delle parole o alcune lettere (acronimi) che naturalmente gli studiosi di epigrafia sanno come completare. Prima riga: D(iis) M(anibus) ; seconda riga: C(ai) F(iliae); sesta riga: C(aius); settima riga: Proc(urator); AU(gusti). Infatti l’epigrafe parla di un procuratore imperiale (Augusti), Caio Vaternio Calpurnio Lucreziano che dedica (faciundum curavit: alla lettera: curò che fosse fatta) una lapide agli Dei Mani e alla figlia Vaternia Calpurnia Sabina (in italiano diremmo: in ricordo di…) morta all’età di un anno e cinque mesi. Il titolo di procuratore imperiale spettava ad un funzionario imperiale che curava il patrimonio personale dell’imperatore, comunque ad un alto rango dell’amministrazione.  La O non incisa che compare tra la D e la M è una aggiunta successiva quando il cristianesimo ormai si era fatta strada anche in questi luoghi. È un acronimo che si trova in molti luoghi di culto  D O M: D(EO) O(PTIMO) M(AXIMO) di facile comprensione.

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