La “macchina” di Girolamo Fabrici d’Acquapendente (XVI sec.)

Una delle parti del corpo umano meglio riconosciute nell’antichità è lo scheletro in quanto può ritrovarsi ed essere studiato senza incorrere nelle censure che le dissezioni cadaveriche comportavano nell’antichità. Quindi gli antichi hanno imparato a conoscere la struttura di funzionamento dell’apparato e a curarlo sia per quanto riguarda la medicina araba che quella occidentale. Questi interventi riguardavano soprattutto traumi riportati in battaglia o sul lavoro. Chi ha fatto tesoro di queste conoscenze è stato Girolamo Fabrici d’Acquapendente, illustre medico Padovano del 1500, che ha ideato una serie di tutori in ferro che permetteva una corretta saldatura degli arti fratturati e che, con un apposito sistema di viti, permetteva anche la graduale decompressione del tutore. L’assemblaggio di queste parti forma un’armatura in ferro che troneggia in una delle sale del MUSME a Padova. (Erica Leonardi)

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