Adelino Cattani
Presidente “Associazione per una Cultura e la Promozione del Dibattito” e Professore di Teoria dell’argomentazione, Università di Padova
Discutere: un diritto, un dovere, un piacere
Adriano Cassin intervista e fotografa Adelino Cattani
Sommario
Prologo
Ho conosciuto – per destino e per fortuna! – il Professor Adelino Cattani circa un anno fa, durante la prima edizione delle Giornate della Didattica Padova Insegna, un’agorà nella quale costruire nuove relazioni, sperimentare in prima persona, creare connessioni tra associazioni e saperi, e ampliare i propri orizzonti in un bellissimo fine settimana. Quest’anno, le Giornate della Didattica si sono tenute il 4 e 5 settembre, sempre presso il Centro Culturale Altinate – San Gaetano.
La laurea e l’insegnamento

A.Cassin. Caro Adelino, quale è stato il motivo che ti ha portato a essere l’Uomo e il Professore che sei?
A.Cattani. Tutto è iniziato con la sensazione di una carenza, che in un secondo momento si è trasformata in un’esigenza. Vengo da una famiglia numerosa e, in quanto primogenito, avevo il compito non facile di gestire una squadra di sei fratelli, convincendoli a seguire le direttive dei nostri genitori. Da questa situazione è nata la necessità di individuare il metodo più efficace per far valere le ragioni, mie e dei miei genitori. Forse è proprio durante l’infanzia che è nato il mio appassionato interesse per la persuasione, l’argomentazione, le regole e le strategie della discussione.
A.Cassin. Adelino, ti sei laureato in filosofia all’Università di Padova. Puoi parlarmi del percorso che ti ha portato a insegnarvi?
A.Cattani. Ho conseguito la laurea negli anni Settanta, con una tesi sulle implicazioni epistemologiche di un’ipotesi semplificatrice dell’epistemologia contemporanea, imperniata sulla domanda: “La semplicità è una caratteristica del mondo o un tratto delle nostre spiegazioni del mondo?” Tema epistemologico, a cavallo tra il filosofico e lo scientifico. Il relatore filosofo fu il prof. Umberto Curi, il referente per la parte scientifica il prof. Nicolò Dallaporta. Dopo un breve periodo d’insegnamento nella scuola secondaria, unitamente all’attività di bibliotecario (“beato coi libri” ne è il sorprendente e significativo anagramma), partecipai all’ultimo concorso bandito per una borsa di studio di ricerca universitaria. A quei tempi, il primo accesso all’università avveniva aggiudicandosi una borsa di studio o un contratto di ricerca, a cui seguiva il concorso a Ricercatore, che poi diveniva Ricercatore confermato, quindi professore Associato e così via, progredendo nella trafila.
In un primo momento, insegnai Filosofia del linguaggio, poi Poetica e retorica e Propedeutica filosofica, fino al 2001, anno in cui la legge sull’autonomia universitaria [i]ci permise di attivare in Italia il primo insegnamento di Teoria dell’argomentazione, attivazione all’inizio dichiarata impossibile perché insegnamento non previsto da alcun ordinamento di nessuna università.
A.Cassin. Di tutti i riconoscimenti ottenuti, compresa la recente onorificenza a Cavaliere dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”, quale ti ha più fatto piacere?
A.Cattani. Al di là dei pur appaganti riconoscimenti ufficiali, quali ”Citizen of the Earth –XXI” o “Por su valiosa contribución en la Investigación y Docentia en Teoría de la Argumentación”, le gratificazioni più importanti e memorabili vengono dallo studente che, a verbalizzazione del voto conclusa, ti dice o ti scrive: “a dispetto del titolo, che sembra estremamente palloso, mi chiedo come mai Teoria dell’argomentazione non sia tra gli esami obbligatori anche di Comunicazione e sia invece inserito in Scienze dell’Educazione”, “è stato il corso più bello, più motivante, più utile e più divertente” oppure “ho capito che lei ha messo il cuore e l’anima nel suo insegnamento” e dall’insegnante che, reincontrandoti, ti ringrazia e ti confida di avere conservato gelosamente il libro di testo, oppure ti ricorda una lezione di decenni prima.

Cavaliere senza macchia ma non ancora senza paura.
Sempre in sella e al galoppo, comunque.
La Palestra “Botta e Risposta”
A.Cassin. Il corso di Teoria dell’argomentazione è nato da un’intuizione o da una maturazione?
A.Cattani. È nato dalla consapevolezza che una società normale, civile, auspicabilmente democratica è comunque sempre e inevitabilmente controversiale, plurale, multiculturale e per questo motivo abbiamo bisogno di buoni argomentatori. I problemi si risolvono discutendo insieme, vuoi dialogando vuoi polemizzando. Non basta avere ragione, bisogna saperla esprimere e sostenere, e non basta nemmeno saperla sostenere: bisogna farsela riconoscere. E i “buoni” devono far fronte ai “bravi”. La consegna “siedi e discuti, non litigare” non è accompagnata da istruzioni su come discutere senza litigare.
A.Cassin. Adelino, hai fondato la Palestra Botta e Risposta. Perché e quando?
A.Cattani. La Palestra di Botta e Risposta è il braccio operativo del corso di Teoria dell’argomentazione ed è il progetto di formazione curato dall’Associazione per una Cultura e la Promozione del Dibattito, a partire dal 2006, anche in forma di tornei di dibattito regionali, nazionali e interuniversitari.
L’associazione promuove il dibattito argomentato e regolamentato, e fornisce gli strumenti per esporre, sostenere e difendere le proprie ragioni e valutare le altrui, senza offendere e aggredire chi le sostiene. In breve: discutere cercando di mantenere la propria posizione e nel contempo la relazione con l’oppositore.
Noi la chiamiamo, con l’espressione coniata da Bruno Mastroianni, “disputa felice”. È una modalità di interazione che sviluppa e insieme genera una pluralità di competenze cosiddette “trasversali” quali il saper decidere motivatamente, risolvere costruttivamente i problemi, esplorare alternative, valutare il pro e il contro, esprimersi in modo efficace, interagire positivamente, ascoltare gli altri, gestire le emozioni.
Sono attitudini cognitive, comunicative e socio-relazionali che favoriscono e incoraggiano la comprensione, nella sua doppia accezione cognitiva ed etica, d’intelligenza e giustificazione, uno dei fattori principali della coesistenza.
A.Cassin. Secondo te questo insegnamento dovrebbe essere erogato sin dalla tenera età? Il “Cittadino del futuro” ha bisogno di queste competenze?
A.Cattani. I bambini chiedono sempre “Perché?” Abituiamoli anche a rispondere “Perché”. Possiamo, dobbiamo farlo proprio fin dalla primissima età! “Perché vuoi quel gelato?” “Perché vuoi quel regalo?” Se me lo spieghi, lo giustifichi, lo motivi, me ne offri una ragione, lo otterrai più facilmente e, soprattutto, consensualmente.
A.Cassin. Consensualmente, dici. Quindi il lavoro di squadra, la cooperazione, il mettere insieme, anzi meglio il costruire insieme è importante per la Palestra di botta e risposta, per chi argomenta e dibatte.
A.Cattani. Sì, certo! È fondamentale, ne è la ragion d’essere più profonda. Ma parlerei più di coopetizione ovvero, di una competizione in un quadro cooperativo. Sempre sia lodato il dialogo, ma una buona polemica, il dirsele (non darsele) di santa ragione fa bene, se intendiamo la discussione non come una guerra, ma un collaudo.
Nell’ottica di una discussione concepita come una messa alla prova delle proprie convinzioni, si vince se le nostre idee resistono allo stress-test, al collaudo delle critiche e delle obiezioni, non se si annienta l’avversario.
Pensiamo e conduciamo una discussione come un gioco di ping-pong, un vero e proprio botta e risposta: polemizziamo apertamente, come se fossimo in una palestra e non in un campo di battaglia. La vera abilità di un buon disputante non è quella di vincere sull’avversario, ma di far emergere comparativamente la superiorità (o preferibilità) della propria posizione, riconoscendo al contempo la forza della posizione opposta.
Invece di duelli che creano vincitori e vinti, abbiamo bisogno di duetti che facciano ritrovare il piacere del discutere. Ciò detto, la discussione richiede un essenziale lavoro di squadra, sia nella fase della ricerca e valutazione degli argomenti sia nella fase della loro esposizione, soprattutto oggi che è diventata multimediale e il dibattito si è trasferito in gran parte nei social.

Il prof. Adelino Cattani nel suo studio in piazza Capitaniato (E dove se no? Capitani>Captani> Cattani)
(Ritratto ambientato: Adriano Cassin – Post produzione: Fabrizio Penso)
Sogni nel cassetto
A.Cassin. Professore, per concludere in bellezza, posso chiederti se hai uno o più “Sogni nel cassetto”?
A.Cattani. Avrei molti desideri da esprimere se disponessi della lampada di Aladino! Avendo solo la “Lampada di Adelino”[ii] sognerei che Padova, città “culla delle arti” per Shakespeare[iii] diventasse anche culla e polo di irradiazione della formazione alla “disputa felice”, sia nelle scuole, sia nel dibattito pubblico e magari anche nelle aziende. Già il protocollo “Patavina Libertas” è divenuto uno standard per i tornei regionali e nazionale della Palestra di Botta e Risposta, dei Circoli di dibattito universitari e Padova è sede della Associazione Dibatto e Comunico – DiCo.
Nello storico Istituto Barbarigo è stata pionieristicamente introdotta come disciplina curricolare “Argomentazione”: studentesse e studenti liceali frequentano lezioni curricolari settimanali di Argomentazione e allievi di scuola secondaria di primo grado testano le proprie conoscenze geografiche o storiche rivestendo ruoli diversi in squadre di dibattito, confrontandosi, ad esempio, su temi quali “Si vive meglio in Cina o in India?” o “Napoleone: statista o despota, condottiero o guerrafondaio?” Vi si svolgono tornei di dibattito, che coinvolgono dozzine di squadre e centinaia di studenti provenienti dal liceo classico, scientifico e dal tecnico commerciale.
Il docente di questo nuovo e primo insegnamento, prof. Leonardo Galantucci, membro del Direttivo della Palestra di botta e riposta e già campione del mondo di Dragon Boat[iv], ha elaborato un progetto singolare che ha chiamato “ArgomenteRemo” (discutere remando), perché davvero “siamo tutti nella stessa barca”.
Avrei un altro sogno: che, miracolosamente, al termine di un dibattito qualcuno possa anche cambiare idea, convinto o persuaso dagli argomenti dell’antagonista. Immaginiamo, alla John Lennon, che l’interpellato replichi brillantemente, con dati, ragioni, fonti pertinenti; con la platea applaude lo stesso antagonista che gli ha rivolto l’obiezione. Inconcepibile in un dibattito “normale”: come se in uno stadio gli interisti applaudissero un gol di contropiede del Milan. Questo è quanto si chiede a un magnifico disputante di Palestra di Botta e Risposta.
Il dibattito nel formato Palestra di Botta e Risposta non si chiude semplicemente con l’epilogo. Il momento conclusivo di questo protocollo è la fase specifica detta di “riconoscimento” – una sorta di “dichiarazione congiunta” – non soggetta a valutazione, in cui ciascuna squadra indica i punti di forza della controparte, l’argomento che l’ha maggiormente messa in difficoltà e soprattutto l’istanza che ha ispirato le tesi della squadra avversa, il primo anello a cui è legata la catena di ragionamenti della controparte. Dimostrando di avere ascoltato e di avere tenuto conto delle ragioni degli altri.
Questa aspirazione è racchiusa nella Promessa solenne del disputator cortese, che i partecipanti alla Palestra di Botta e Risposta pronunciano prima dell’incontro e che si conclude con: “Farò del mio meglio per convincere e nel contempo per convivere” (www.bottaerisposta.org)

Homo tantum potest quantum scit. Location: Sala delle Edicole, Palazzo del Capitanio, Università di Padova.
Sapere è potere. In coppia, sapere e potere raddoppiano. Con Valeria e la lampada, Adelino può fare prodigi.
Note:
L’intervista è stata pubblicata anche nel numero di Settembre 2024 della rivista “Padova Sorprende”
[i] Ovvero la Legge 168/89, grazie alla quale ogni università – fino a quel momento considerata organo dello Stato – divenne un ente pubblico indipendente, dotato di propria personalità giuridica.
[ii] Lampada che la moglie Valeria tiene in mano nella foto che li ritrae.
[iii] Questo omaggio memorabile del grande autore alla città è ricordato oggi – guarda caso – da una targa in piazza Capitaniato, all’angolo con via Accademia, con inciso il brano tratto dall’Atto I – Scena I della commedia “La bisbetica domata” – scritta presumibilmente prima del 1594 – e ambientata proprio a Padova.
[iv] Dragon Boat è una canoa di venti rematori, caratterizzata da una testa di drago a prua e una coda di drago a poppa. Larga 1,12 metri e lunga 12,40 metri, pesa circa 250 chilogrammi e comprende un timoniere e un tamburino che scandisce il ritmo di vogata. Sul Dragon Boat si pagaia seduti su assi di legno, utilizzando una pagaia monopala.
Adriano Cassin

