Sommario
Abstract
Il Buso della Rana è una delle poche grotte italiane ad essere state inserite nell’elenco dei Siti d’Interesse Comunitario della rete Natura 2000. Numerosi e interessanti sono i fossili che si possono trovare come nummuliti, denti di squalo, granchi ancora inglobati nella roccia, ecc. La grotta nella preistoria è stata interessata dalla presenza umana che vi ha lasciato traccia di industria neolitica. La grotta, che si trova nel comune di Monte di Malo, è la più estesa del Veneto e una delle più estese in Italia.
Buso della Rana, l'antro di entrata
Il Buso della Rana
Il Buso della Rana si può raggiungere salendo dal versante sud prendendo la provinciale posta ai confini tra Castelgomberto e Cereda che conduce al passo di Priabona e da qui, girando a sinistra, prendendo la strada per Monte di Malo; oppure salendo dal versante nord da Malo si prende la provinciale 124 per Priabona e da qui, girando a destra, si prende la strada per Monte di Malo. L’ingresso della grotta, un vero antro, è strepitoso per le dimensioni gigantesche con cui si presenta, incavato in una spettacolare parete rocciosa che, secondo alcuni, dà il nome stesso alla grotta: Buso della rana dal cimbro roan che significa parete rocciosa. Altri lo riferiscono alla radice rei di probabile origine indoeuropea che significa scorrere (il πάντα ῥεῖ - panta rei - di Eraclito; rivus in latino; rio: ruscello; il cognome Refosco: rio fosco, e così via) in questo caso riferito al corso d’acqua che esce dalla grotta e che si chiama appunto torrente Rana. La grotta, in particolare con il ramo di sinistra che inizia alla fine del grande antro d’entrata, si dirama per circa quaranta chilometri formando un unico sistema carsico con l’unione con il sovrastante Buso della Pisatella dopo che subito dopo il primo decennio di questo secolo fu rimosso il diaframma franoso che in passato aveva diviso le due grotte. Diversi sono i rami in cui la grotta si riparte e tutti di grande interesse distendendosi sotto l’altopiano carsico di Faedo-Casaron compreso tra i comuni di Valdagno, Cornedo e Malo con uno sviluppo quasi esclusivo nel territorio di Monte di Malo. E’ interessato dalla presenza di numerose doline alcune di notevoli dimensioni formate dall’erosione dell’acqua sul terreno da cui poi filtra nel sottosuolo dando vita a diversi corsi sotterranei quando trova un fondo più impermeabile su cui scorrere e quindi a grotte non tutte ancora esplorate. Il Buso della Rana è la più estesa e la più spettacolare, sia per la dimensione del tutto eccezionale, sia per le numerose diramazioni in cui si riparte, sia per la varietà di situazioni, di forme e di strutture. Già lungo il percorso del ramo principale che si sviluppa per poco meno di due chilometri abbiamo una prova di ciò per la varietà di manifestazioni a cui si va incontro, a partire
appunto dal maestoso ingresso, al sifone molto basso teso a gomito per oltrepassare il quale bisogna strisciare sul ventre e al termine del quale una grande stalagmite sembra forgiare un trono, al lago Caronte piuttosto profondo, lungo una dozzina di metri e posto tra due pareti verticali, oltrepassato il quale si entra in un mondo di una varietà incredibile di scenari, di visioni, di spettacoli creati dall’azione dell’acqua che scorrendo ha eroso la roccia e ha dato vita a qualcosa di veramente fascinoso per la grandiosità di certe spelonche, la bellezza delle strutture cavernose, la presenza di concrezioni stalattitiche e stalagmitiche, l’esposizione di fenomeni di diverso tipo. Questi fenomeni sono presenti in tutti i rami in cui la grotta si distende; purtroppo però molte di queste diramazioni formate da rami attivi, laghetti, camini, marmitte, caditoie, sifoni presentano delle difficoltà notevoli di percorso per cui non da tutti sono visitabili, ma soltanto da esperti speleologi; normalmente ci si ferma subito prima del lago Caronte che non è facile da oltrepassare ma anche perché poco dopo le insidie sono notevoli. In più di un’occasione persone pur dotate di una certa preparazione si sono trovate a dovere fare i conti con degli imprevisti soprattutto a causa di sifoni improvvisamente ostruiti dall’acqua che rendevano oltremodo difficoltosa l’uscita per cui sono dovuti intervenire dall’esterno esperti speleologi e personale di provata competenza per il loro recupero.
Note Tecniche

