Il Santuario di Santa Libera di Malo

Abstract

Su un colle a sud del paese di Malo sorge il santuario di Santa Libera, molto frequentato dai devoti perché contiene l’immagine di una Madonna incinta, opera forse di un artista di passaggio, ritenuta protettrice dai mali e oggetto di grande venerazione soprattutto dalle partorienti. L’edificio sorge su un luogo strategicamente importante dove in precedenza molto probabilmente esisteva un tempietto dedicato ad una divinità pagana; più tardi un castello. L’immagine è di grande rilievo perché è una delle poche nel periodo medioevale a rappresentare la Vergine in stato interessante.

Malo (Culturaidentità)

Malo e il libro di Meneghello Libera nos a malo

Libera nos a malo è il titolo del libro forse più rappresentativo di Luigi Meneghello che con un linguaggio tutto suo molto vicino al linguaggio popolare ricostruisce la vita  di un paese negli anni del dopoguerra nel vicentino. Ma il titolo contiene volutamente in sé un che di civettuola ambiguità perché il paese preso di mira è quello di Malo, paese dell’autore, dove sorge l’antica pieve che si intitola a Santa Libera. Quindi quel “LIBERA NOS A MALO” titolo del libro contiene in sé il doppio significato di un desiderio di essere liberati dal male, come del resto recita il famoso versetto del Padre Nostro, ma anche  di potersi emancipare in certo modo da condizioni, da alcune almeno, che possono diventare delle palle al piede per una società che ha bisogno di non sentirsi sempre  prigioniera del passato. Questo cappello per dire l’importanza della chiesa di Santa Libera se dalla sua intitolazione prende spunto almeno come input lessicale il titolo del libro di Meneghello,  e con questo titolo  Meneghello gioca perché “malo” può essere inteso sia come male se letto in latino sia come il nome del paese Malo se riferito al toponimo in questione. Ironicamente ai miei esordi come scrittore io rispondevo con un racconto dal titolo: SANCTA LIBERA SERBA NOS IN MALO inserito nel mio primo libro “La luna delle Sine”.

Importanza del colle nel passato

Il santuario di Santa Libera sorge su una piccola altura a sud  del paese dove, secondo la tradizione, al tempo dei romani  sorgeva un tempietto dedicato a una dea. Il colle nel passato ebbe una sua importanza perché collocato in un punto strategico del territorio, come del resto durante la Grande Guerra. Nel corso del decimo secolo su disposizione di Berengario primo dal vescovo di Vicenza sul posto fu fatto erigere un castello che per ben tre secoli fu il fulcro della vita della comunità; nello stesso periodo e con le stesse modalità sorgeva anche il castello di San Vittore di Pietramala, ora Priabona. Da notare che nel 1295 Manfredo Scrovegni, figlio di Rinaldo, l’usuraio che Dante pone all’inferno e fratello di Enrico il costruttore del palazzo Scrovegni a Padova e ideatore dell’omonima cappella era podestà a Vicenza ed Enrico stesso aveva possedimenti cospicui in terra vicentina, tra questi i territori di Malo e di Pietramala che poi cederà al cognato Vitaliano Del Dente: non è chiaro se in quel periodo ci fossero ancora della fortificazioni, in ogni caso i possedimenti dei padovani erano in punti strategici, e nel novero rientravano anche alcuni castelli.

Il colle con il santuario di Santa Libera (Parrocchia di Malo.it)

I primi edifici sacri

Si tramanda che la chiesa, in origine una antica cappella fatta erigere da S. Prosdocimo, secondo tradizione protovescovo di Padova, che aveva fatto abbattere il tempietto pagano, divenne nel corso del settimo secolo la pieve di Malo con il titolo di Santa Maria Assunta come molte pievi del Vicentino che riprendevano nell’intitolazione quella della cattedrale; fu una delle prime pievi della diocesi. Questa chiesa molto probabilmente si richiamava allo stile bizantino. Caduto in rovina il castello al suo posto fu eretta una nuova chiesa in stile romanico che, con opportuni interventi di conservazione e miglioramenti, tale rimase fino a dopo il 1700 quando prima della metà del secolo subì una radicale trasformazione che sostanzialmente è quella che appare ancora oggi. Secondo lo Studio del 2009 “La chiesa di Santa Libera del Castello di Malo (Vicenza) tra fonti storiche ed indagini archeologiche” durante lavori di posa di impianto di riscaldamento subpavimentale, fu trovato il pavimento del santuario quattrocentesco. La Sovrintendenza alle antichità del Veneto poi effettuò uno scavo più profondo e trovò vari frammenti di “donalia” offerte a qualche divinità precristiana.

L’attuale santuario

Mentre il precedente edificio sacro era di dimensioni piuttosto contenute: doveva avere soltanto tre altari, l’attuale chiesa che si pregia anche del titolo di santuario è ampia e disposta su tre navate di stile vagamente barocco, un barocco però nell’insieme contenuto e con elementi che si richiamano al classico. Diversi sono gli altari lungo le navate laterali, alcuni della precedente, altri nuovi: l’altare maggiore con la pregevole statua della Madonna con il Bambino un tempo con la corona in testa della bottega Pedemuro, l’altare delle stelle detto anche dell’Addolorata, la cappella del Crocefisso, la cappella di San Rocco e quella di Santa Libera.

Le due facciate più interessanti dell’edificio (Wikimedia)

L’immagine di Santa Libera

Primo piano della Madonna incinta (Script and Click)

L’immagine di Santa Libera merita una considerazione particolare: dipinta probabilmente da un pittore di passaggio su un muro della pieve fu in seguito recuperata dentro la chiesa e fatta oggetto di grande devozione e culto. Rappresenta la Madonna incinta, una delle poche immagini del periodo a rappresentare la Vergine in stato interessante.  Ad essa i Maladensi si rivolsero durante la peste del 1630 che aveva flagellato il paese ed è convinzione degli abitanti di allora che sia stata la Madonna a fare cessare la calamità, tanto che l’immagine venne riconosciuta come Maria Liberatrice dal male, ossia Santa Libera con cui ancora oggi è venerata. Secondo la testimonianza del sig. Romualdo Xotta  sempre attento e interessato a quanto avviene nella comunità maladense dell’opera così si esprimeva Renato Gasparella, un importante operatore culturale del luogo: “Anticamente su uno sperone roccioso sorgeva un tempietto dedicato a Diana, dea della caccia e, prima ancora, a Reitia onorata dai Paleoveneti come la “raddrizzatrice” del feto umano poco prima del parto. Da sempre le gestanti hanno invocato la Madonna col titolo di “Liberatrice””. Dal canto suo don Tarcisio Raumer, autore della pubblicazione “Santa Libera. Nella storia e nella tradizione” dà questa descrizione dell’immagine: “L’altezza è al naturale; sta seduta senza il Bambino; gli occhi pietosamente rivolti ai riguardanti… Ebbe venerazione dal popolo specialmente nelle pubbliche calamità e maggiormente nella pestilenza del 1630. Dinanzi a questa immagine si pregò, si pianse per la liberazione dal fatal morbo che aveva stremato così il paese che, secondo la tradizione, appena un centinaio di abitanti si contavano. Si accesero lumi e candele…”

Per ospitare l’immagine sempre prima della metà del Settecento fu costruita una apposita cappella ricca di marmi e l’immagine collocata sopra il nuovo altare fu coperta da una drappo di seta che lasciava vedere soltanto il capo e in parte il collo. A metà del secolo successivo una bella cornice di protezione in legno lasciava scoperti il volto e il busto, sempre nascosto dal drappo che fu tolto soltanto nei primi anni del Novecento per volere del vescovo diocesano di allora.

Altre opere di pregio

Altre opere di un certo pregio sono la statua di San Corpoforo, quella di San Leonzio, quella della Pietà, la pala dell’Assunta del De Pieri. Alla fine dell’ Ottocento risale la facciata sovrastata  da statue, evento ricordato da una scritta latina posta sul frontone “In honorem S. M. Liberatricis Maladenses maiorum pietatem aemulati frontem aedis a solo excitarunt – MDCCCXCVII” e introdotta da una monumentale scalinata, mentre sul viale che conduce al piazzale sono collocate le grandi stazioni della via crucis realizzate in pietra.

Federico Cabianca

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