Grandesso, letteratura come vita

Premessa

Al ricordo di Enrico Grandesso, per vent’anni insegnante a Rovereto e negli ultimi tre anni a Padova, firmato dall’amico e collega Nicola Cetrano pubblicato nel sito di Padova sorprende all’indomani dei funerali nella chiesa di Arsego, si aggiunge oggi il ricordo commosso del giornalista scrittore Giuseppe Colangelo con la sottolineatura che Grandesso fu sempre alla ricerca di valori etici ed estetici.

Enrico Grandesso

Era sempre pieno di idee, di fermenti creativi, Enrico Grandesso; sempre pronto a nuove sfide e avventure della parola, che diventavano articoli, saggi, scrittura teatrale e narrativa, proposte didattiche, continuativamente concernenti la letteratura in senso stretto. Nell’ultima conversazione (2 aprile) dopo aver annunciato l’avvio di una sua nuova raccolta di racconti mi ha proposto di lavorare insieme a un volume sulla didattica della poesia, che è stato uno degli argomenti privilegiati del nostro durevole scambio di esperienze nel campo dell’insegnamento. Proprio di questo avremmo dovuto parlare in un incontro a data da destinarsi (ma dentro il mese in corso) e invece eccomi qui, sgomento, a tentare di scrivere quattro povere righe di amarissimo commiato perl’amico scomparso prematuramente, a pochi giorni da quel colloquio telefonico evocato in apertura. Cosa che posso fare solo a patto di comprimere il dolore profondo di una perdita che non riesco ad accettare, lasciando emergere unicamente la nuda volontà di ricordare la sua figura di critico, di scrittore e insegnante.

Vozi dal mar e dala tera

Come critico esordì alla fine degli anni Ottanta pubblicando una monografia su Clemente Rebora, al quale successivamente dedicò una serie di pregevoli saggi e il suo totale impegno nell’organizzazione di convegni e giornate di studi che hanno contribuito in modo decisivo alla riscoperta e alla rivalutazione dell’autore dei “Frammenti lirici”. Molto attivo sia nell’ambito dell’italianistica che in quello della comparatistica ha pubblicato numerosi studi, tra gli altri su Fogazzaro, Rebellato, Turoldo, Tonino Guerra, Sciascia, Meneghello e Marlowe, Keats, E. M. Forster, T. S. Eliot. Se dovessi indicare, molto in sintesi, la caratteristica basilare della sua “poetica” di lettore professionale, la individuerei nel fatto che egli considerava l’esame della realtà letteraria come un momento di confronto e anche di verifica della propria dimensione umana, cercando sempre di conciliare le ragioni critico-letterarie con quelle civili. Detto altrimenti: per Grandesso la scelta degli autori e dei libri da mettere sotto la lente dell’indagine non è mai stata casuale ma discendeva da un’idea di letteratura intesa come ricerca di senso e di valori estetici ed etici. Quando poi scriveva le sue recensioni (sono più di 800) per i giornali (Il Gazzettino, L’Avvenire) e ultimamente anche per le riviste on-line (Amicando semper e Qui-libri), aveva il pregio di saper cogliere subito gli aspetti più originali e profondi di un’opera e di esprimerli con un linguaggio allo stesso tempo chiaro e analitico. Nel 2001 inaugurò un suo percorso di scrittura teatrale con “Vozi dal mar e dala tera. Poesie e momenti della cultura veneta da Marco Polo a Zanzotto” (spettacolo rimasto in scena con la regia di Pino Costalunga fino al 2014) e culminato nel 2012 con “Schei, tera e memoria” liberamente ispirato ai versi di Ernesto Calzavara. Si tratta di due lavori di forte taglio etico, in cui Grandesso muovendo da una riflessione sul Veneto

Grandesso (L. Fermo)

contemporaneo messo a confronto con la cultura e la storia veneta del Novecento e dei secoli passati, opera una pregnante scelta di brani (di poesia, di prosa, di teatro) di autori veneti e li conduce, attraverso un abilissimo montaggio, a rappresentare il veloce passaggio dell’entroterra veneto dalla miseria alla ricchezza, dalla vita frugale all’ossessione per gli schei e la conseguente perdita dei valori culturali e umani. Nella stessa direzione etica e civile – ma con un progressivo ampliamento dello scenario temporale, tematico e ambientale –  si muovono le due raccolte di racconti “I dettagli sono importanti” (2018) e “Gli altri vedono il clown” (2025). Sono storie nate da quella passione morale che ha spinto l’autore a schierarsi fin dal suo esordio creativo contro le grettezze e la degradazione del proprio tempo, ma in cui non mancano parole di caldo apprezzamento per coloro – pochi – che nella realtà quotidiana provano a resistere difendendo i valori della cultura, della convivenza pacifica e della solidarietà. Quanto alla sua figura di insegnante, chi scrive, avendogli fatto da tutor nell’anno di prova per l’assunzione in ruolo, è stato testimone diretto del suo agire didattico che contemplava una programmazione annuale di solidissimo impianto, una capacità straordinaria di coinvolgere gli allievi nonché una cura e una acribia impareggiabili nella correzione delle prove scritte. Il giorno del suo funerale, nella chiesa di Arsego, i suoi studenti dell’I.I.S. “Rolando” di Piazzola sul Brenta, ultima e recente sede del suo magistero, non sono riusciti a trattenere le lacrime per tutta la durata della funzione: aveva fatto presa su di loro in meno di un anno.

Ideatore di Ottobre&Cultura

Nato a Camposampiero (PD) nel 1959, Enrico Grandesso aveva conseguito 2 lauree presso l’Università di Urbino, la prima in Lingue e Letterature straniere, la seconda in Lettere moderne. Studioso di letterature comparate, aveva svolto seminari in diversi Atenei,  tra cui Urbino, Pavia, Roma, Padova e L’Hunter College di New York. Con Marsilio aveva pubblicato i suoi saggi più importanti: “Una parola creata sull’ostacolo. La fortuna critica di Clemente Rebora 1910-1957” (2005) e “Nello specchio delle parole. Un percorso dell’immaginario letterario dal Cinquecento ad oggi” (2015). Docente di materie letterarie in vari Istituti Superiori del Trentino tra cui soprattutto l’ITET “Fontana” di Rovereto dove dal 2017 al 2023 aveva ideato e curato la rassegna culturale “Ottobre&Cultura”, nel 2024 si era trasferito nella sua terra d’origine. Ѐ morto improvvisamente nella sua casa di Arsego il 10 aprile scorso.

Giuseppe Colangelo

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