Adriano Cassin e Francesca Benvegnù intervistano Nicolò Celegato

NICOLO’ CELEGATO
Presidente Associazione Presepistica “Cammino ad Oriente”

 Prologo

 Ho conosciuto Nicolò Celegato, Presidente della Associazione Presepistica “Cammino ad Oriente”, alle Scuderie di Palazzo Moroni, proprio nel dicembre del 2021, anno della nomina a Patrimonio dell’Umanità UNESCO di Padova Urbs Picta. Di Nicolò mi colpì subito la passione per il Presepe (o presepio), ma non solo, mi resi conto di avere innanzi un giovane adulto sui generis, di una esemplare integrità e pulizia. Una chicca: ho raccolto l’intervista nel Bastione della Catena del Giardino della Torre (del Soccorso), luogo amato tantissimo da Nicolò (e visitato per la prima volta proprio in occasione dell’incontro), insieme a Francesca Benvegnù, Presidente della omonima associazione. Quindi, l’intervista è a tre! (Adriano Cassin)

 

Francesca Benvegnù, Pres. Giardino delle Torre e Nicolo Celegato.
Bastione della Catena. (Foto: Adriano Cassin – Post produzione: Fabrizio Penso)

Il presepio e la scenografia presepistica: da passione a missione

Nicolò Celegato a lato del manifesto della mostra «Presepi di Carta», 2022. Ingresso Ex Scuderie di Palazzo Moroni

A.C. Caro Nicolò, quando ti si è accesa la fiamma dello scenografo di presepi?

N.C. Individuare il momento in cui una passione nasce è sempre difficile. A un certo punto, mi sono sentito proprio come dici tu: “infuocato”. Spesso, queste passioni nascono fin da piccoli e infatti, in famiglia, durante il Natale, facevamo sempre il presepio; ma non è stato questo “fare insieme” a scatenare la mia passione, perché faceva parte della tradizione cattolica che coltivavamo in famiglia.

Il vero punto di partenza è stata la meravigliosa Basilica del Santo, visto che consideravo il suo Presepio l’apice dell’espressione artistica. Immagina quanto sia facile per un bambino rimanere affascinato osservando i movimenti e le scenografie imponenti del Presepio della Basilica. È così è stato…

Inoltre, sin da piccolo, sono sempre stato attratto da tutto ciò che fosse artistico: giocavo spesso con i burattini ma, per essere soddisfatto del tutto, dovevo costruirmi il teatro! Insomma, quella dello scenografo è una “passione innata”. Ho poi avuto la fortuna di poter coltivare questa passione negli anni, avvicinandomi al presepio della mia Parrocchia ed entrando nel loro gruppo per iniziare a lavorare a tema. Qui, osservando con attenzione, ho cercato di imparare il più possibile. A quel punto, ho capito che il presepio non impegna solo il periodo dall’8 dicembre in poi; mi sono reso conto che, se avessi voluto iniziare a fare qualcosa sul serio, avrei dovuto cominciare ben prima, introducendo della progettualità e della gestione nella mia attività.

F.B. Quando inizi di solito?

N.C. Sai che mi è difficile dirti quando inizio? E ancora più difficile è dirti quando smetto! So solo che oggi, avendo sempre degli impegni con scadenze durante l’anno, devo pianificare l’attività su base annuale, considerando le richieste, le mostre da organizzare, allestire e seguire personalmente. Il vero e unico periodo di pausa (per la creatività e la costruzione) sono i tre mesi che vanno da dicembre a febbraio. Tuttavia, già alla fine di febbraio dobbiamo pensare nuove idee per la stagione successiva.

F.B. Quanto seguito avete come Associazione?

N.C. In Italia, esiste l’Associazione Italiana Amici del Presepio (AIAP | www.presepio.it). I soci iscritti e attivi in tutta Italia sono circa 1.500; è un numero piccolo se rapportato agli “anni buoni” quando nel Belpaese eravamo in circa 5.000 soci (se paragonati all’estero, questi numeri sono ancora più esigui.)

F.B. E dove sono distribuiti?

N.C. C’è una sede AIAP centrale a Roma (l’Associazione ha compiuto 70 anni nel 2023) e poi ci sono delle sedi periferiche: Verona è la sede veneta. Lo scopo principale della AIAP è quello di fare in modo che tutti i soci interagiscano tra di loro e arrivino a sentirsi parte di un’unica grande famiglia.

F.B. E i giovani, partecipano? sono interessati al Presepio?

Purtroppo, questa è la nota dolente di tutto il discorso. Giovani della mia età (ho 35 anni), ce ne sono molto pochi. Questa mancanza di partecipazione un po’ mi rattrista, non solo perché così perdiamo il saper fare, ma soprattutto perché nei giovanissimi (e nei giovani-adulti italiani di oggi), manca lo spirito dell’associazionismo, quello spirito che fa pensare (e sentire) di appartenere a un gruppo nel quale il singolo possa, identificandosi con i valori, la missione e la visione dell’Associazione, portare innanzi una tradizione italiana di grandissimo valore. E questo, sottolineo, a prescindere dal credo religioso, perché dobbiamo sapere che l’Italia è il Paese che più di tutti ha saputo fare del presepio una forma d’arte, diversificata da Nord a Sud.

A.C. Come sei diventato scenografo e soprattutto, cosa comporta esserlo e come riesci a gestire i collaboratori?

N.C. L’ambito del presepio riguarda due aspetti. Uno è l’aspetto della realizzazione delle figure; l’altra è la parte di ambientazione ovvero la realizzazione di tutto ciò che è scenografia. Io mi occupo della costruzione materiale della scenografia e non mi sono mai cimentato nella modellazione e nella scultura. Ritengo non avrebbe avuto senso sforzarsi nella produzione di statue o figure, quando esistono già grandissimi artisti che lo sanno fare egregiamente; penso invece che nel processo di creazione del presepio ognuno debba coltivare il proprio ambito (e quindi la propria passione), perfezionandosi negli anni e questo, soprattutto, per evitare di creare un presepio che non sia d’alta qualità. Quindi, sin dall’inizio, ho intuito che la scenografia potesse essere il mio unico ambito operativo.

Ho avuto la possibilità di lavorare a fianco di persone capaci, le stesse che mi hanno aiutato a entrare sempre più in questo contesto. Cito, a riguardo, Antonio Pigozzi, mio primo maestro. Antonio, originario dell’Appennino Reggiano, ha quasi quarant’anni di esperienza in questo ambito. Quando, circa 14 anni fa, lo incontrai per la prima volta, capii di essere innanzi all’uomo che può essere ritenuto a buon diritto, uno dei più importanti scenografi nell’ambito presepiale in vita. Lì capii che avrei dovuto darmi da fare per cogliere l’occasione di lavorare con lui!

Era il giugno del 2010 e Antonio stava lavorando a una grande scenografia in provincia di Reggio Emilia. Ho avuto la possibilità di andare lì una prima volta e poi tante altre volte. A 21 anni, il sabato partivo e scendevo a Reggio Emilia. I primi soldi che guadagnai con le ripetizioni, li utilizzai per pagarmi il vitto, l’alloggio e le spese di viaggio. Queste esperienze restano per sempre; quelli sono stati i primi, indimenticabili, approcci.

Proprio in quell’ambiente e in quel periodo, nacquero le prime frequentazioni con i futuri soci della Associazione “Cammino ad Oriente” (della quale sono Presidente dal 2019).

Nicolò Celegato visto da Adriano Cassin (Reportage 1460 giorni).
Ex Scuderie Palazzo Moroni (Foto: Adriano Cassin – Post produzione: Fabrizio Penso)

La scenografia

A.C. Fai uno storyboard della scenografia?

N.C. Quando tengo dei corsi di tecnica, dico sempre che, come scenografi, il nostro compito è riprodurre un certo luogo. Tuttavia, è chiaro che non dobbiamo essere schiavi di ciò che stiamo riproducendo, altrimenti sfociamo nel modellismo. L’idea è quella di prendere spunto da immagini reali, come foto di luoghi esistenti, fotografie o dipinti. Quasi mai faccio uno schizzo preliminare; ciò che faccio è un collage mentale, perché devo avere un’idea chiara in mente. In questo modo posso immaginare come sarà la scena finale. Quando ho quest’idea ben definita nella mia mente, mi sento tranquillo perché la cosa più difficile è trovarsi con il “blocco dello scenografo” ovvero con la frase in testa: “Che cosa faccio adesso?” Non ho l’abitudine di creare a partire da un piano di lavoro libero; non comincio a riporre “un pezzo di qua, un pezzo di là” per vedere cosa emerge. Questo approccio “a tentativi” difficilmente porta ad un buon risultato finale. Per cui, voglio sempre avere un’idea chiara in testa e solo a quel punto parto nel processo creativo. È il mio metodo (ormai rodato da tanti anni di lavoro).

Il ruolo dello scenografo di presepio è fondamentale per la realizzazione di una rappresentazione della Natività visivamente coinvolgente e artisticamente curata, e richiede creatività, competenze tecniche oltre ad una grande attenzione ai dettagli. Lo scenografo progetta e costruisce l’intero ambiente del presepio, creando un’ambientazione tridimensionale che include paesaggi, edifici, oggettistica, illuminazione e cielo.

Il mio obiettivo è creare un’opera che non solo racconti la storia della Natività, ma sia anche in grado di coinvolgere emotivamente il pubblico, trasmettendo lo spirito del Natale.

F.B. A quale scenografia sei più affezionato?

N.C. È una scena fatta nel 2014 ed è la riproduzione del Borgo alto di Arquà Petrarca; è una scena di medie dimensioni (misura 120 cm di larghezza e 160 cm di profondità). Quasi la totalità delle scenografie che realizzo – viste le loro dimensioni – necessitano di un furgone per essere trasportate!

A.C. Ti ricordi quando ti parlai di riprodurre gli antichi mestieri di Padova? Cosa ne pensi?

N.C. Penso che sono tutte cose che possiamo fare! È la magia di questo “lavorare per scenografie” che diventano opportunità per lanciare messaggi culturalmente innovativi e coinvolgenti! Da quando siamo partiti nel 2016 con i presepi esposti alla Gran Guardia, abbiamo sempre abbracciato questa filosofia.

F.B. Quanto costa fare un presepio?

N.C. A priori è difficile dirlo perché varia molto. Sul costo finale di realizzazione, vanno a incidere la tipologia di figure che utilizziamo. Se chiedi ad uno scultore professionista di modellare una figura in terracotta particolare, ovvio che abbia un costo superiore. Ci sono in commercio statue più che dignitose che a volte acquistiamo se soddisfano i requisiti richiesti dal progetto. È chiaro poi che è necessario tener conto delle ore di lavoro di chi realizza le statue ex novo, o la scenografia, e dipende sempre dalla complessità di quanto deve essere realizzato.

Nicolò Celegato visto da Adriano Cassin (Reportage 1460 giorni).
Ex Scuderie Palazzo Moroni (Foto: Adriano Cassin – Post produzione: Fabrizio Penso)

Padova e la mostra

A.C. Padova quanto risponde a questo tipo di iniziative?

N.C. In generale, quando all’ingresso di una mostra appendiamo la scritta “Presepio”, siamo sicuri che tantissimi entreranno fosse solo per curiosità. In effetti, a Padova, in tutti questi anni, mancava una mostra che facesse capire quale filosofia, quale pensiero e quale lavoro ci siano dietro al presepio (e che aiutasse a farne comprendere la storicità e il suo valore come tradizione italiana).

In questi anni, abbiamo cercato di raccontare il presepio anche sotto diverse forme; non soltanto quindi quello attuale, che realizziamo noi scenografi, ma anche per divulgarne la storia (l’anno scorso, parte della mostra fu dedicata alle statue di gesso). Dobbiamo ricordare sempre che il presepio è una tradizione artistica italiana!

L’anno scorso abbiamo festeggiato con San Francesco gli 800 anni, non tanto dalla nascita del presepio ma dalla prima rappresentazione della Natività e dell’essere presepio da parte del grande Santo, avvenuta nel 1223 a Greccio, in provincia di Rieti. E come sempre tutto questo dove è accaduto? In Italia, sempre in Italia! Da quel momento, è nata una varietà di riproduzione artistica poi esportata, ma è indubbio che l’origine del presepio sia italiana!

La scuola partenopea del presepio napoletano deve essere riconosciuta per le sue caratteristiche uniche.

Il presepio napoletano è caotico: lo è perché rappresenta la Napoli di quel tempo. È un presepio nel quale bisogna entrare in punta di piedi, poiché c’è già tanta confusione all’interno, e se ci avviciniamo con una predisposizione a essere confusi, non riusciremo mai a comprendere il messaggio che vuole trasmettere.

Non dimentichiamoci che l’importanza del presepio napoletano deriva da un personaggio veneto, ovvero San Gaetano Thiene. Pochi sanno del suo ruolo nel dare un taglio popolare al presepio.

Quello che voglio sottolineare è che la specificità della tradizione italiana, ci potrebbe dare innumerevoli occasioni per fare tante cose insieme. L’idea è sempre quella avere uno spunto dal quale partire per raccontare storie avvincenti. Infatti, quando ci venne assegnato il non semplice incarico di tradurre in scenografie (e quindi in presepio) gli affreschi padovani del ‘300, eravamo felicissimi, anche se all’inizio come al solito pensavo: “E adesso che cosa faccio?” Nel 2021, c’è stata quindi una vera e propria operazione culturale, che è servita a spiegare che “Presepio” non vuol dire solamente rappresentare la natività. Ecco che ambientare il tutto nel ‘300, ha fatto catapultare noi e i visitatori proprio negli ambienti dell’epoca.

A volte mi chiedono perché debba essere così maniaco nel riprodurre la scena. C’è solo una ragione: è perché voglio fare in modo che chi guarda il presepio, abbia l’impressione di essere innanzi a una cosa reale, perché la scena che stiamo rappresentando deve essere così realistica da fare in modo che il visitatore (o meglio, l’osservatore) partecipi con tutto sé stesso a quello che sta osservando. Per cui, se sbagli la proporzione o se sbagli qualcosa del racconto, diventa subito visibile che qualcosa che non torna.

A.C. Un auspicio per le prossime mostre a Padova?

N.C. Come già vi dicevo, siamo molto contenti della risposta della città a quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo. I numeri sono enormi, tanto che il comune stesso ha ammesso che (salvo ovviamente i grandi nomi tipo Monet) non raggiungono mai una simile partecipazione di pubblico. Di questo ne siamo orgogliosi e vorrei che continuasse così!

Un’ultima cosa: spero che ci siano sempre più persone appassionate di questa arte che si uniscano a noi, e che specialmente nei giovani lo spirito associazionistico attecchisca sempre di più, perché lavorare insieme, aiutandoci ad estendere una passione e una tradizione di così grande valore, fa proprio bene.

Nicolo Celegato, riproduzione Borgo di Greccio inserito nel diorama «Greccio 1223»
Ex Scuderie di Palazzo Moroni (Foto: Adriano Cassin – Post produzione: Fabrizio Penso)

Adriano Cassin

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