Storia di un angelo: Santa Giustina di Padova

Giustina, martire e santa

Cosa rende nella storia antica di Padova, così credibile e persuasivo il martirio di Santa Giustina, ritenuta figura fondamentale del cristianesimo al punto che innumerevoli generazioni di fedeli, di lettori, di scrittori, hanno continuato nei secoli a venerarla, illuminarsi, rischiarare la propria esistenza, fino a impadronirsene, come fosse propria, mossi da una fede esuberante per la giovane fanciulla diciassettenne, martire per Cristo, diventata  per la comunità dei monaci Benedettini, un acquisto definitivo, un riferimento stabile e ideale morale; commemorata come Santa della chiesa Cattolica e Patrona di Padova?

Il martirio viene confermato tradizionalmente nel 304 d.C.

Mi sono chiesta in qual modo la giovinetta in tale lontana epoca, secoli I- III d.C., in una Patavium pienamente romanizzata in corrispondenza con l’annessione della Gallia Cisalpina; abbia conosciuto la religione cristiana e si sia convertita al Cristianesimo?

Martirio di Santa Giustina, Paolo Veronese, 1570-1575 Galleria degli Uffizi

La Padova romana

Il Veneto fin dal I secolo venne completamente assorbito dall’Impero Romano, ma mantenne propri connotati distintivi, per i quali Roma mostrò sempre grande rispetto, con la concessione del diritto latino e la piena cittadinanza romana. La divinità suprema era Giove a cui tutti gli altri dei erano soggetti. L’adorazione si rivolgeva ad un dio specifico a seconda di ciò che il credente desiderava o di cui aveva bisogno: Giove, Marte, Minerva e moltissimi altri. Esisteva un sistema di rituali ed una gerarchia sacerdotale ben definita. Era d’obbligo conoscere la volontà delle divinità e assicurarsene la benevolenza e la protezione con riti adeguati, offerte e sacrifici previsti per ogni specifica occasione, secondo rituali minuziosi rimasti invariati per secoli.

È molto probabile che attraverso le numerose strade consolari costruite dagli antichi romani per trasportare merci o per favorire il passaggio di carovane e soldati, (ben 12 le più importanti) si siano stabiliti dei cristiani a Padova, ancora isolati; si incontravano in locali privati o in piccole cappelle e si organizzarono sul modello delle sinagoghe.

I cristiani, seguendo le leggi evangeliche, ignorarono le sacre istituzioni romane, evidenziando un allontanamento che conduceva ad una rinuncia ai sacrifici, ai riti e quindi alla protezione degli dei pagani. Per le autorità romane questo poteva causare disordini.

In seguito i romani attribuirono l’intervenuto abbandono degli dei, e la loro mancata intercessione, all’inconfondibile monoteismo dei cristiani ed al fatto che gli ormai numerosi cristiani, non professando più il culto pagano, evitavano di placare l’ira degli dei, con la conseguenza che si allontanava la loro protezione sia per i credenti che per i non credenti.

A differenza degli Ebrei, che erano una nazione, i cristiani si riunivano in sette.

Prime fasi del cristianesimo a Padova

Soltanto nella seconda metà del secolo III venne costituita la Chiesa Padovana. Circolavano tra i cristiani i vangeli e mi incuriosisce pensare se Giustina si sia convertita al Cristianesimo per la

Testa marmorea di Massimiano conservata al museo Saint-Raymond di Tolosa

Storia che il Vangelo racconta e la profondità di sentimenti di tali documenti, narrati con un fascino incomparabile, oppure se la Santa fosse una seguace dei primi Cristiani che si ritrovavano nella zona sud della città, da Prato della Valle alla strada Conselvana. A Padova la base del Cristianesimo si era divulgata con la credenza nella missione messianica, nella resurrezione del corpo, nel ritorno sulla terra del Cristo.

Nessuna religione più attraente di quella Cristiana si era presentata all’umanità. Essa si offriva senza restituzione a tutti gli individui, a tutte le classi sociali, a tutte le nazioni. Non si limitava ad un popolo solo come l’ebraico, né ai liberi di un solo Stato, come i culti della Grecia e di Roma.

Dichiarando tutti gli uomini eredi della vittoria del Cristo sulla morte, il cristianesimo annunciava la fondamentale uguaglianza degli uomini e rendeva meno importanti le differenze di condizione e di grado vigenti. Agli infelici, agli storpi, ai diseredati, ai disperati e agli umiliati, essa portava la nuova virtù della compassione e una dignità nuova. È da pensare che alle categorie privilegiate, questo nuovo credo non interessasse, ma il fatto che il cristianesimo prometteva il perdono anche ai più grandi peccatori e la loro accettazione piena nella comunità dei salvati, creava sicuramente – anche nei potenti – il timore del termine della vita senza che l’anima potesse trovare riposo. Di fatto esisteva un vuoto morale nel paganesimo: la corruzione, un mondo malato di crudeltà, di brutalità, di disordine sessuale e gli dei della guerra non parlavano di fratellanza, di bontà, di dignità e di pace.

I cristiani invece venivano premiati il giorno del giudizio con la beatitudine eterna. Ne conseguiva che la nuova fede propagandata da ogni convertito, si diffondesse con estrema rapidità, attraverso l’Egeo, attraverso l’Adriatico a Brindisi, a Pozzuoli, a Roma, e da Roma come già indicato, sino alla classe borghese dei Patavini. Siamo certi infatti che Padova possedeva le migliori condizioni per la sua evangelizzazione, aperta com’era alla civiltà ellenica e al proselitismo ebraico, sin dai primi secoli. Sicuramente la giovane Giustina colpevole della precisa volontà di non adorare gli dei, venne ritenuta atea dai persecutori romani, i quali colpivano i cristiani che adottavano il segno della croce. In quel tempo, deteneva il potere in occidente l’imperatore Gaio Valerio Massimiano, eletto nel 286 dall’Imperatore Diocleziano (dal 284 al 305), che aveva disposto una divisione funzionale e territoriale dell’impero in quattro parti.

L’Imperatore Massimiano a Padova

Santa Giustina di Padova e un donatore, 1530, Vienna, Kunsthistorisches Museum (Moretto_da_Brescia)

La cattura della giovinetta Giustina (15-17 anni) nella città di Padova si verificò quando l’imperatore Massimiano, era giunto a Padova da Milano (nel 304) dopo aver emanato un IV editto imperiale con il quale disponeva misure persecutorie contro i cristiani e l’obbligo per tutti i cristiani di “incensare gli dei”, ordinò che fosse preparato in Campo Marzio (Prato della Valle ove esisteva la statua del dio Marte) un tribunale al fine di condannare a morte i cristiani della città. Si racconta che Giustina venne fermata dai soldati in una strettoia del ponte, detto Pontecorvo, ove la giovane, impaurita, tentava di fuggire in tutta fretta. Venne trascinata davanti al crudele Massimiano e presentata come: “Colei che con tutte le sue forze si dichiara Cristiana”. Allora l’imperatore la interrogò chiedendo: “Quale è il tuo nome? A quale setta religiosa appartieni?” Giustina rispose: “Sono cristiana, adoro Gesù Cristo. È Lui che ha creato il cielo e la terra e tutto ciò che il cielo e la terra contengono”. E l’Imperatore: “Che ne sai del governo di Roma?”. La giovane tacque. Ella, richiesta di offrire un sacrificio alla grande divinità Marte in cambio di salvezza, rifiutò una prima volta e, ad una seconda richiesta, rispose di essere pronta al martirio. Così la sentenza stabilì che: “Giustina, che è dedita al cristianesimo e non osserva le nostre leggi, sia uccisa di spada”. Fu sepolta nei pressi del teatro romano “Zairo“. Sulla tomba fu fondato nel VI secolo dal prefetto del pretorio, l’ostrogoto Venanzio Opilione, un primo santuario che poi venne ingrandito e fin dal X sec. divenne un centro monastico.

Un grande martirio fu nei secoli considerata la “passio” di Santa Giustina per l’aspetto eroico e straordinario della fede, e ciò non solo per il sangue versato, ma anche perché, dopo l’editto di Costantino I, Imperatore romano dal 306,- che restituì ai cristiani i beni confiscati e fissò una serie di privilegi per la Chiesa, emerse un altro tipo di martirio: “il bianco martirio della fede” che trova nel monachesimo la sua massima espressione.

La giovane, martire per Cristo, divenne un modello per la comunità dei monaci benedettini, fondatori della Congregazione di Santa Giustina. Il culto per la giovane martire è attestato anche a Rimini e a Como fin dal VI secolo e numerose sono le città e i paesi di cui Giustina è la patrona.

Oggi il suo corpo si trova sotto la mensa dell’altare maggiore, nella grandiosa Basilica di Santa Giustina a Padova ove viene celebrata ogni anno il 7 ottobre con la massima solennità e il coro che canta l’inno dei vespri recita: “Giustina rifiutando di adorare gli emblemi dei pagani, sacrificò il suo corpo mortale a Cristo”.

Mara Cinefra

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