Alvise Cornaro si compiace di aver bonificato i Colli Euganei (oggi Patrimonio UNESCO)

Abstract

Il giornalista e studioso Gianluigi Peretti racconta i molti meriti di Alvise Cornaro, governatore a Padova per conto delle Serenissima, mecenate, umanista, protettore di artisti, tra tutti di Angelo Beolco, il Ruzante, ideatore della piccola reggia, Loggia e Odeo Cornaro e bonificatore di terreni acquitrinosi nella zona dei Colli euganei e del sud di Padova.

Colli Euganei, Monte della Madonna, Salto delle Volpi

Alvise Cornaro

Alvise Cornaro

Si sa che i meriti culturali e di bonifica dei territori del padovano da parte del signore padovano d’origine veneziana (nobiltà controversa), ossia Alvise Cornaro, umanista e gran proprietario di fondi nel sud-est padovano, da Este a Codevigo, sono considerevoli. Si citano qui, tra l’altro, parole di compiacimento per aver liberato, come “governatore” del Vescovado di Padova, dagli acquitrini gran parte dei colli Euganei e di aver predisposto quella parte del padovano ad un futuro di bellezze e ricchezze agresti. È merito suo anche la valorizzazione di città e villaggi predisposti come centri di attrazione per personaggi ben noti e coltivazioni che avrebbero preso piede nel tempo fino alla creazione dell’attuale Parco Regionale dei colli Euganei (con il GAL Patavino). Come gran mecenate anche per eredità ricevute, volle creare la sua piccola reggia rinascimentale vicino al Santo (Loggia e Odeo Cornaro), non esibita al pubblico ma assiduamente frequentata da personaggi di talento come l’architetto e pittore veronese Giovanni Maria Falconetto e il commediografo del mondo rurale in dialetto pavano Angelo Beolco detto il Ruzante. Questi è autore di quella Prima Orazione che presenta il contado padovano come una specie di Eden. I brani sono tratti da un articolo, tra gli altri, dello scomparso professore Ulderico Bernardi, gran esperto di storia e delle peculiarità della nostra Regione (Cfr. Attraverso il Veneto, pubblicazione edita da Veneto Agricoltura, Legnaro 2006).

Facciata della Loggia e Odeo Cornaro

La “Prima orazione” del Ruzante

Statua del Ruzante a Padova

“Doni della ferace natura e dell’ingegno degli uomini che, per quattro secoli, tra Cinquecento e Novecento, si applicarono a risanare le alture dai ristagni d’acqua. Cominciò Alvise Cornaro, possidente e scrittore, dipingendo gli esiti del suo impegno idraulico con parole alate: ‘questi monti, veduta questa miracolosa liberazione sua, sono tanto alegri che in ogni loro parte rideno veramente…rideno li loro prati pieni di vaghi e diversi fiori e di odori colmi; rideno li boschi rivestiti di uno nuovo e molto alegro verde; rideno li albori pieni di fruti di tante e sì diverse sorte e tanto delicati; rideno le viti e rendono un soavissimo odore in questo suo fiorire; rideno le acque delle loro fontane più chiare che mai fossero, e perché si ritrovano in maggior quantità discendono con maggior mormorio; cantano li tanti ucelli di diverse sorti tirati a forza dal chiaro e novo aere; canteno, rideno e saltano e ballano li pastori vedendo le loro armente pascere tante e tante e così ben notrite erbe, le quali producono un latte tanto dolce e grasso che essi per notrirsi non hanno bisogno di altro pane.’

“Si può capire come in tanta bellezza e sanità amarono vivere e praticare i Colli poeti, studiosi s scrittori d’ogni epoca, quali Francesco Petrarca e il Boccaccio, l’Ariosto, il Foscolo, Carlo Goldoni, che aggiunse alle numerose sue commedie l’opera buffa ‘I fanghi di Abano’, e, ancora Byron, Shelley, componendo il poemetto intitolato ‘Versi scritti nei Colli Euganei’, Niccolò Tommaseo, Fogazzaro, Vittoria Aganoor.

[Dalla Prima Orazione di Ruzante tradotta] Oh, non parlate del Pavàno. Ma non ci vengono perfino le rondini, che si partono di là da Calicut e perfino di là dal coperchio del sole, per venir qui nel Pavano…E ci fossero solo i bagni d’Abano, dove vengono ogni giorno i forestieri, mezzi morti, ammalati, con le casse al culo, e tornano via risanati…Nella sua lingua rustica e sapiente, il Ruzzante celebra l’elegia del Pavano, la terra patavina, variegata di colli che la pianura circonda per intero, trasformandoli in ‘isole fiorite’, nei versi di Percy Shelley di Veneto. Una porzione di Veneto che custodisce il passato arcaico e espone la più avanzata modernità, il fervore economico e la devozione religiosa, centri di eccellenze gastronomiche e una tra le  più antiche Università d’Europa. A ragione Ruzzante, uomo di teatro, ne offre una rappresentazione gaudiosa, esaltando le dovizie della terra pavana.

Colli Euganei, la sommità del Monte Pirio

Storia e natura qui sono state generose. Fin dalla formazione dei suoli, fin dall’arrivo dei primi abitatori, a cui offrì terra buona e fauna abbondante, insieme alla selce euganea, la migliore per cavarne utensili indispensabili…Le groppe ondulate o appuntite sembrano far memoria a chi vive nelle città e nei villaggi delle terre basse, addomesticate da millenni di coltivazioni, che la natura conserva un suo dominio di selvatichezza. Un centinaio di monticelli, la gran parte attruppati, con alcuni coni distaccati, come pecore che si sono allontanate dal gregge per una più gustosa e solitaria pastura.

‘Alpi a misura di fanciullo’, li definì Diego Valeri, che si addentrava volentieri tra i calti, le vallette ombrose, per sbucare ad Arquà, ultima dimora di Francesco Petrarca. Sui brevi pianori svettano cipressi e, alla loro stagione, le erte arruffate si accendono del giallo di ginestre e castagni in fiore, mentre nel versante solatio, gli olivi carichi di frutti completano il quadro di una natura alpestre e mediterranea insieme. Luoghi di suggestione e raccoglimento, meravigliosamente adatti a un turismo gaudente e contemplativo, composto e gioioso per l’anima. Non è un caso che sulla sommità sorgano eremi vocati all’ascesi mistica, come il monastero camaldolese sul Monte Rua, o, al piede dei colli, l’abbazia di Praglia, dove i benedettini da dieci secoli coltivano la preghiera e le erbe profumate per gli infusi, salvano dal degrado libri antichi e offrono agli studiosi una ricca biblioteca…Non lontani sono i centri termali di Abano e Montegrotto, l’uno e l’altro noti da tre millenni per le virtù salutari delle acque e dei fanghi ribollenti. I Veneti primi invocavano qui la dea Reitia e il dio Apono, che faceva dire a Claudiano, poeta alessandrino vissuto a Padova nel quarto secolo: ‘beati coloro che hanno nei propri confini il dio Apono: essi non temono morbo e dolore o debolezza, ma senza salassi, senza amare medicine, ripigliano per opera delle salubri acque forza e salute’. ”…

 

Monte Rua, Monastero Camaldolese

Gianluigi Peretti

                                                                                 

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