Sommario
Premessa
Intervento di Stefano De Vido all’Auditorium San Michele di Selvazzano Dentro il 7 giugno 2026 in occasione dell’evento Per la pace senza confini. La musica il canto, la poesia.

Frasi celebri
Homo homini lupus ( Plauto )
Bella omnium contra omnes ( Hobbes )
Guerra è pace ( Orwell )
Non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale, ma la quarta sì: con bastoni e pietre (Einstein)
Chi fa la guerra non fa l’ amore ( Aristofane )
In pace i figli seppelliscono i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli ( Erodoto )
Quando i ricchi si fanno la guerra tra loro, sono i poveri a morire ( Sartre )
Tutte le guerre sono combattute per denaro ( Socrate )
La guerra è ciò che accade quando il linguaggio fallisce ( Atwood )
Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia ( Bismarck )

Intervento
Purtroppo la pace non fa la storia, almeno non tanto quanto la guerra ( war, Krieg ), con le sue atrocità e barbarie e le sue tante declinazioni: liti, lotte, conflitti, combattimenti, crociate, duelli, battaglie …
Sono le guerre a riempire di sé i giornali, a fare notizia e a giocare alla geopolitica.
E dire che polemos ( guerra, conflitto ) e polis ( città, da cui civitas/civiltà ) avrebbero la stessa radice etimologica: oi polloi sono i molti, la moltitudine in Greco.
Culturalmente abbiamo in mente poemi, poesie, romanzi, trattati sulla guerra e sulla pace: Omero, Archiloco, i tragici greci, Tucidide, il cinese Sun Tzu, Virgilio, Tasso, Ariosto, Machiavelli, Erasmo da Rotterdam, Kant, Clausewitz ( la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, aforisma che oggi vale persino se invertito ) … e ancora Tolstoj, Ungaretti, Brecht, Rigoni Stern e chi più ne ha più ne metta …
La guerra non è cosa di oggi, colonizzava già l’ immaginario degli antichi: istoriava colonne imperiali ( Traiano, Marco Aurelio ), sarcofaghi ( Ludovisi, Portonaccio, Amendola ), archi di trionfo ( Tito, Costantino, Augusto, Traiano, Caracalla ) … Li istoriava con battaglie, naumachie, titanomachie, gigantomachie, centauromachie, amazzonomachie. Mache e’ battaglia in Greco. Si pensi al Partenone ad Atene, all’ altare di Pergamo in Anatolia ( odierna Turchia ) …
Gli antichi però erano coscienti dell’ importanza della pace, come testimoniano l’ ara pacis augustea, la porta del tempio di Giano in Foro Boario a Roma ( aperta o chiusa a seconda dello stato di belligeranza ) e il tempio della Concordia ( a Roma, ad Agrigento e a Padova come descritto dal patavino Tito Livio ) ad esempio. E come testimonia la città di Iulia Concordia ( oggi Concordia Sagittaria ) in Friuli – Venezia Giulia: notoriamente i Veneti non erano bellicosi …
La realtà è che guerra e pace si convertono l’ una nell’ altra come gli elementi jin e jang del Tao cinese, ognuna portando in sé dinamicamente un seme dell’ altra, ma col vizio di non produrre armonia di opposti. Alla fine infatti domina la guerra, che fa un deserto e lo chiama pace ( come stigmatizza il generale Calgaco nell’ Agricola di Tacito ), la cosiddetta pax romana (pace non iusta).
Ancora: Si vis pacem, para bellum ( se vuoi la pace, prepara la guerra, se non altro a scopo di deterrenza ): dicevano sempre i Romani. Noi applichiamo questo principio persino al contrario: si vis bellum, para pacem …

Non a caso l’ antico poeta greco Esiodo distingue una contesa ( Eris ) buona da una cattiva. La prima è quella che stimola ad esempio la competizione degli atleti ad Olimpia. La seconda genera la mela che scatena la guerra di Troia: Venere che riceve il frutto della più bella, Elena data in premio a Paride dopo il famoso giudizio tra le tre dee, Ecuba che sogna di partorire un incendio ( Paride appunto ), Andromaca che Ettore lascia sola col figlioletto Astianatte…
Insomma, la dialettica e l’ alternanza: bene e male, odi et amo ( Catullo ), Marte e Venere. Intuizioni non diverse hanno avuto Empedocle ( neikos e philotes ), Leopardi ( Amore e Morte ), Freud ( Eros e Thanatos ) e Carl Schmitt ( amico e nemico ).
Eraclito attribuisce invece tutto a polemos e al fuoco: il conflitto è padre di tutte le cose, sosteneva. Il compianto filosofo novecentesco Emanuele Severino chiosa al contrario ironicamente: la cosa ( cioè i beni, le ricchezze ) è padre/causa di tutti i conflitti.
I conflitti come conseguenza dell’ eterno Divenire, ma in tal caso un Divenire non innocente come vorrebbe Nietzsche, bensì colpevole di hubris e Volontà di Potenza. Viviamo oggi in un tempo liquido ( Z. Bauman ): al posto del Divenire con la sua precarietà ci vorrebbe un po’ più di Essere: valori, stabilità, certezza ( U. Beck ) … pace soprattutto ! Un ritornare da Eraclito a Parmenide, vorremmo quasi dire!
Che strano guazzabuglio – contraddittorio e imperscrutabile – è l’ animo umano, direbbe Manzoni !
La tecnologia – poi – esacerba la situazione, la rende complessa, perché contribuisce – tra le altre cose nefande – a deresponsabilizzare l’ essere umano, che quanto ad etica è antiquato ( G. Anders ) giacché non sa essere all’altezza delle proprie invenzioni, non ultimi i droni e l’ intelligenza artificiale. L’ enciclica di Papa Leone ben evidenzia tutto ciò.
Come l’ arco che colpisce da lontano era un mezzo considerato meno nobile della spada che almeno costringe al corpo a corpo, così oggi basta premere un pulsante da remoto perché accada tragicamente il tremendo ( deinos per i Greci ) dall’ altra parte della Terra. La terza guerra mondiale combattuta a pezzi, come ha enfatizzato Papa Francesco.
La guerra che come prime vittime miete le donne e la verità.
E ai deboli allora rimane un’ unica speranza: il non avere speranza ( Eneide, Virgilio ).
E noi !? Dove ci collochiamo noi in tutto questo ? È presto detto: noi – esseri simbolici – solo vorremmo apartiticamente un po’ più di ulivo, un po’ più di colomba, un po’ più di arcobaleno …
Poeticamente abita l’ uomo la terra ( Hoelderlin )
Stefano De Vido


