Città murate del padovano: Monselice

Abstract

Tra le città murate del padovano spicca quella di Monselice, che tra il Monte Ricco, uno dei più devastati degli Euganei in passato per l’estrazione di trachite ed elementi cementizi, e quello della Rocca, per la sua posizione tra Padova e Ferrara e l’intera pianura padana, ha conosciuto da sempre vicende politiche e militari di particolare rilievo.

Marc Ryckaert -Veduta aerea della Rocca di Monselice

La storia: i longobardi, Ezzalino e i Da Carrara

Ezzelino

È certo l’insediamento di un ‘castrum’ longobardo nella zona attorno al castello, documentato da ritrovamenti archeologici. In seguito ottenne una centralità amministrativa quando Padova faticava a risorgere dalle sue macerie dopo le distruzioni longobarde e non solo. Una notevole fortificazione muraria avvenne con Ezzelino III da Romano, quale alleato-vicario dell’Imperatore Federico II di Svevia, che dichiarò quel sito possesso imperiale. La cerchia delle mura principali, che partiva dal colle della Rocca, divenne allora multiforme e giungeva nei pressi del castello signorile della città. I da Carrara, soprattutto con Francesco il Vecchio, completarono tali fortificazioni e il castello stesso ampliandolo e dotandolo notevolmente di caratteristici arredi. Con la conquista veneziana del 1405 tali fortificazioni a scalare persero la loro primitiva importanza anche per l’avvento delle artiglierie e delle armi da fuoco. In tale contesto gli insediamenti di grandi famiglie veneziane cambiarono l’aspetto dei colli con ville e palazzi moderni, vie dedicate a pellegrinaggi con relative chiese riconosciute come luoghi di devozione giubilare anche da Roma. Esiste una annuale Giostra della Rocca in costume in ricordo della sosta dell’imperatore Federico II che attira molti visitatori.

Le origini

Città di origini molto antiche, Monselice (Mons silicis = monte della selce) è da sempre considerata una porta per i colli Euganei, la pianura, i fiumi e il mare Adriatico. Importanza strategica ha la sua rocca sorta già in epoca tardoimperiale romana, mantenuta poi dai Bizantini fino 603, quindi, dopo la distruzione longobarda di Padova (Patavium), la città divenne la sede giudiziaria e amministrativa del territorio padovano fin dopo il Mille. Solo dal 1256, dopo la liberazione da Ezzelino III, rientrò nella giurisdizione del Comune di Padova. Per sbarrare il passo al ribelle marchese d’Este, l’imperatore Federico II aveva cinto la costa del monte con più fortificazioni, riportando tra l’altro la collegiata paleocristiana di Santa Giustina nel piano.

Il Mastio federiciano, le Sette Chiese, e il Castello Cini

Il Mastio federiciano

Tra i resti dunque del passato s’innalza il Mastio Federiciano, il Castello Cini, il Duomo Vecchio, la salita laterale delle Sette Chiese giubilari e alcune stupende ville patrizie veneziane. Particolare interesse merita per il visitatore il Castello Cini, un complesso architettonico giunto oggi come oculata elaborazione di blocchi strutturati in tempi diversi che parte dal XI e arriva al XVIII secolo. Ristrutturato come fortezza longobarda, il castello venne ampliato da Ezzelino III da Romano a metà del XIII secolo anche come dimora dell’alleato imperatore Federico II di Svevia, che proclamò quel sito dominio personale. Nel secolo seguente il Castello passò ai da Carrara, signori di Padova (1338), che lo ampliarono e decorarono alla maniera loro (si veda il tipico monumentale e decorato camino, eretto sino al soffitto) dal 1355-72 da Iacopino, poi da Francesco il Vecchio. I lavori continuarono fino al 1405 con la sottomissione alla Repubblica di Venezia con l’aggiunta di due torrette. I primi signori che lo abitarono come soggiorno estivo furono i Marcello, che lo ampliarono ulteriormente dal loggiato sulla corte con scalinate, terrazze e giardini pensili. Vi si possono trovare opere di Iacopo Sansovino, un Crocifisso duecentesco di Giunta Pisano, una Madonna con Bambino attribuita a Iacopo della Quercia. Nel secolo scorso il conte Vittorio Cini lo rinnovò notevolmente con straordinarie raccolte d’arte, una sorprendente armeria, arazzi e altre suppellettili di valore storico, non esclusa l’antica cucina. In pratica tre porzioni storico-architettoniche che costituiscono un castello multiforme e assai godibile per il visitatore moderno (con guida da marzo ad ottobre).

Il Castello Cini

 

Il borgo nel tempo

Marin Sanudo, cronista veneziano della fine del Quattrocento, quando la città poteva ancora mostrare parte dell’antico aspetto delle diramazioni delle vecchie muraglie, scriveva: “castello di muraglie ben dirupto et mal condicionato…La terra veramente è giù al basso, tocha poco di monte… l’acqua li va atorno”. Le muraglie ancora visibili sotto il Mastio federiciano dovevano essere ancora due, mentre in pianura esistevano ancora le quattro porte urbane (con inizio a nord di viale della Repubblica con resti della cinta carrarese dove un tempo si trovava la Porta Sant’Antonio o Padova), porte che aumentarono nel corso dei secoli, la grande piazza con le due logge, del Palazzo Pretorio e della Porta di Piazza, poi gli edifici sacri, le case a schiera con i magnifici palazzi veneziani. Dalla breccia di via XXVII Aprile si comprende la conformazione della città: dalla roccaforte posta sul Monte Ricco scende una cortina muraria che abbraccia l’antico borgo ai piedi del colle. Sulla sinistra è visibile ancora un breve tratto di mura carraresi, (con alternanza di mattoni e pezzi di trachite), con torre, che raggiungeva la vetta del monte ma demolita per lasciare spazio a una delle cave poi fortunatamente fermate dalla legge Romanato-Fracanzani. Sulla destra le mura procedono accanto al canale Bisatto. Proseguendo ci s’imbatte nella breccia dove un tempo esisteva Porta della Giudecca, e nei pressi di via Dante si trova la Torre Civica di epoca ezzeliniana, (vicino alla quale un tempo s’innalzava la Porta di Piazza).

Moselice, veduta aerea

Il complesso delle Sette Chiese giubiilari

Imboccata la via del Santuario, mentre accanto al famoso Castello si trova a sinistra la tardorinascimentale Villa Nani Mocenigo e sulla destra la tardoromanica Pieve di Santa Giustina, prende inizio, attraverso l’arco d’ingresso della Porta Romana, il viale delle Sette Chiese: appare il più importante complesso monumentale religioso della città. Progettate dal patrizio veneziano Pietro Duodo che qui dimorava con annessa cappella, nel 1605 ottenne da Papa Paolo V di edificare e intitolare le chiese come le sette maggiori basiliche romane, acquisendo lo stesso privilegio dell’Indulgenza Plenaria (le cappelle invero sono sei, ma la sesta, intitolata ai Santi Pietro e Paolo, rappresenta la sesta e la settima, mente alla fine troviamo la Chiesa di San Giorgio).

Il complesso delle Sette Chiese

Il complesso è opera dell’architetto Vincenzo Scamozzi (vi si possono ammirare sei tele: cinque di Palma il Giovane e una attribuita a Carlo Loth con le basiliche romane corrispondenti alle titolazioni di ognuna). I Duodo si preoccuparono di trasferire da Roma, nel 1651 e nel 1713, le reliquie di tre martiri (tra cui quelle di San Valentino), e altre di martiri minori costituendo la Chiesa di San Giorgio, un vero Santuario per i suoi Corpi Santi. La via del Santuario termina con la scenografica seconda Villa Duodo, che completa la prima sempre con lo Scamozzi, con annessa Torre San Giorgio. Nel 1740 la villa venne completata dalla più importante seconda ala da Andrea Tirali con altorilievi ripresi dalle Metamorfosi di Ovidio. ll piazzale antistante, con fontana in pietra, è adornata con statue dello scultore padovano Antonio Bonazza e rappresentano allegorie dell’Alba, del Meriggio, del Crepuscolo e della Sera. Una bella scalinata porta all’Esedra di San Francesco Saverio, con grotta intitolata al santo, che nel 1537 fece sosta in Monselice (attualmente il complesso appartiene all’Università di Padova).

Nel Piano

All’altezza della Pieve di Santa Giustina, seguendo le scale di via Scalone, si arriva alla Chiesa di San Martino, dell’XI secolo e restaurata nel XVIII secolo. Nel perimetro sud della cinta urbana, rimangono tratti di mura presso la demolita Porta Vallesella alla fine di via Santarello, le raccomodate Porte Carpanedo alla fine di via Buggiani, e di San Marco nell’ omonima piazza. Infine in piazza Ossicella (mitico fondatore della città e compagno di Antenore), si erge una torre, raccordata alla Torre dell’Orologio da un tratto della cinta ovest che si avvicina al vicolo delle Mura.

Chiesa di San Martino in Valle

La Giostra della Rocca

Ogni anno, dalla prima alla terza domenica di settembre, hanno luogo manifestazioni folcloristiche dette Giostra della Rocca, che richiamano al confronto ludico nove contrade della città in memoria della visita, nel 1239, dello “Stupor Mundi”, cioè dell’imperatore Federico II di Svevia. Le varie tenzoni si concludono nella gara della Quintana, che assegna il Palio della Giostra. È una grande festa del territorio in costume medievale con eccezionale sfilata nel centro e mercatino medievale nel giardino del castello.

La Giostra della Rocca

Gian Luigi Peretti

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