Canto lirico italiano, patrimonio dell’Umanità

Abstract

L’opera Lirica Italiana, quale eccellenza e patrimonio della cultura della Repubblica Italiana, è diventata ufficialmente Patrimonio immateriale dell’Umanità.

Il 6.12.2023 la proclamazione ufficiale, per acclamazione dagli stati membri dell’Unesco.

Così la motivazione secondo la definizione dell’agenzia culturale delle Nazioni Unite: “la lirica include la musica, il canto, la recitazione e la scenografia dell’opera. Sviluppatasi in Italia alla fine del Cinquecento comprende tecniche che permettono di aumentare la diffusione della voce, sfruttando gli effetti di risonanza prodotti dal corpo umano.” 

L’Opera lirica

Aristotele, bronzo originale di Lisippo

L’ “opera lirica” in senso moderno è nata a Firenze alla fine del 16° secolo quando un gruppo di poeti, musicisti e letterati, in casa del Conte Giovanni Bardi, cercò di far rivivere sotto nuove forme l’antica tragedia greca in cui poesia, musica, danza e azione scenica, erano presenti.

È piacevole ricordare il grande filosofo Aristotele che introdusse tra i suoi scritti: “la tragedia,” ritenendola la più alta forma d’arte (di imitazione della realtà) con cui si possono rappresentare le passioni umane.

Il suo trattato ad uso didattico scritto probabilmente tra il 334 e il 330 a. C.  è il primo esempio nella civiltà occidentale, di un’analisi dell’arte distinta dall’etica e dalla morale.

In esso Aristotele identifica il principio di tutte le arti nell’imitazione ossia persone che agiscono, che possono essere nobili o ignobili e quindi personaggi migliori di noi o personaggi peggiori di noi, e secondo la stessa differenza la tragedia si distingue dalla commedia.

Assume Aristotele che la tragedia ha una funzione fondamentale: liberazione delle passioni e controllo delle passioni. Quindi la creazione di un mondo diverso da quello reale eppure legato ad esso, attraverso il quale suscitare emozioni e suggestioni.

Quindi, secondo Aristotele: “la tragedia serviva a rappresentare l’inconscio umano mediante una serie di casi che suscitano pietà e terrore, ovvero fatti che sopravvengono inaspettatamente ma che sono nel tempo stesso connessi alla tragedia, e producono l’effetto di sollevare e purificare l’animo dalle passioni, attraverso i fatti credibili ovvero possibili. La tragedia è contraddistinta da eventi dolorosi, da un finale di morte, rappresenta i disagi della società e dell’uomo che la compone.

Il vero personaggio tragico è quello che non si distingue né nella virtù né nel vizio e che passa dalla felicità all’infelicità solo a causa di un errore. Le tragedie che raggiungono meglio l’effetto sono quelle con il finale più doloroso.”

Le influenze della Tragedia

Ecco le influenze che sono state raccolte nell’opera lirica italiana.

Le novità, oltre che ai più attuali esempi di realistiche descrizioni di ambienti, usi e costumi, l’opera lirica è una grande rappresentazione teatrale, dove gli attori anziché parlare, cantano e sono accompagnati dalla musica dell’orchestra, che valorizza arie, duetti, terzetti concertati.

Immaginate una specie di declamato come una poesia, ma anziché il suono della “Lira “d’uso nell’antichità; quaranta e più strumentisti (a volte supera il centinaio), con   l’incanto del suono di violini, violoncelli, contrabbassi, oboi, oboi d’amore, clarinetti, flauti, flauti traversi, e in alcuni casi arpe e sassofoni accompagnano, seguendo passo passo, il canto melodioso di tenori, soprani, baritoni, bassi e coro. In alcuni casi fanno parte dell’orchestra non stabile: pianoforte, elettrofoni, vibrafoni, tastiera elettronica, chitarra elettrica talvolta anche il basso elettrico. Tutti insieme sotto la direzione di un professore d’orchestra.  Tutti come unica voce umana, anzi un suono dell’anima che parla d’amore e morte, passione e tormento, vendette, patria e onore.

Lo stesso poeta Giacomo Leopardi direbbe: “… ove per poco il cor non si spaura.”

Ancora oggi non a caso, gran parte dell’opera internazionale è cantata in italiano. Lo stesso termine “opera” insieme ad altri come “adagio”, “crescendo” e “moderato” è entrato nel linguaggio musicale che è stato esportato in diverse lingue del mondo.

La tradizione dell’Opera italiana

La tradizione dell’opera italiana è una delle più celebri della musica lirica del mondo, lo spettacolo per eccellenza.

Aida di Giuseppe Verdi.  Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini.  La Traviata di Giuseppe Verdi.  Tosca di Giacomo Puccini.  Nabucco di Giuseppe Verdi. La Bohème di Giacomo Puccini, Rigoletto di Giuseppe Verdi.  La Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni.  Norma di Vincenzo Bellini.  Madame Butterfly di Giacomo Puccini: sono le 10 opere più famose.

L’incanto emozionante della lirica italiana ha appassionato tutto il mondo.

Ogni sfumatura dell’animo umano viene musicata dando colore ai sentimenti più profondi.

Ogni opera è accompagnata da un libretto che ha un proprio autore e contiene il testo verbale, quasi sempre in versi, utilizzato per la composizione del lavoro musicale, nato per il melodramma, e che identifica il genere letterario.

Il libretto oltre alle parole destinate ad essere sublimate nel canto include anche le didascalie, trama, prefazioni e note. A volte deriva da opere letterarie preesistenti, ma in genere è una creazione originale, concepita in stretta collaborazione con il compositore.

Maria Callas

Un contributo importante alla diffusione e alla conoscenza internazionale dell’opera lirica italiana è stato dato dalla soprano “Maria Callas”, la grande cantante lirica, definita la “Divina”.

Non è stata solo un soprano lirico drammatico e straordinario, Maria Callas ha contribuito a cambiare la storia dell’opera, con la sua perfezione artistica, le sue interpretazioni avvincenti sia per la loro drammatica verità, che per la loro integrità musicale. La sua portentosa voce, con la sua straordinaria estensione inconfondibile per timbro e fraseggio ha dato vita alle eroine operistiche, modellando e colorando magneticamente il suono e facendo uso penetrante dei testi dei libretti, nei ben 74 ruoli che ha presentato.

Più di 164 interpretazioni solo dell’opera “La Norma” di Vincenzo Bellini.

Prima di lei Montserrat Caballé, Rosanna Carteri, Barbara Frittoli. Dopo di lei un intero mondo di soprani, nella musica colta occidentale; in possesso della bellezza di una voce timbrica e di una naturale inclinazione, occupano l’intera loro vita alla perfezione sonora con una forte carica sentimentale, mantenendo il pathos e mettendo in risalto la tragicità del soggetto che impersonano; con tonalità che mai sforano l’autentico registro compreso tra l’estensione vocale dal do centrale do4 – al do sovracuto do6, variabile tra 80 Hz e 1500 Hz.

Rosanna Carteri

I suoni più profondi appartengono ai cantanti di sesso maschile. Il tenore ha la voce più acuta con un’estensione tra do3 – do 5.

Parafrasando le parole del filoso Kant potremmo dire che: “In realtà quando si è nutrito il proprio animo con la musica lirica, basta uno sguardo al cielo stellato, in una notte chiara, per provare al suono di una melodia d’opera, un senso di rapimento di cui solo le anime nobili sono capaci.

La quiete dei sensi, l’armonia perfetta tra suono e canto, suscita pensieri inespressi che si sentono, ma non si lasciano dire.

Viceversa, se tra le creature pensanti del nostro pianeta, vi sono degli esseri che nonostante il grande fascino dell’orchestra, del canto perfetto espresso da solisti la cui voce è un vero dono di Dio, di una trama che narra le passioni umane, preferiscono rimanere attaccati alla schiavitù delle cose vane, allora la Terra, per aver generato creature così insensibili, ci appare all’improvviso come un luogo molto infelice”.

Mara Cinefra

Written by