Sommario
Abstract:
Un vanto del vescovo di Vicenza Carlo Zinato, quando parlava ai seminaristi del suo ritorno dal Concilio Ecumenico Vaticano II, era che i cardinali gli avevano dato l’appellativo di “vescovo della Madonna di Monte Berico” perché ne aveva parlato con grande slancio. Questo santuario è uno dei simboli della città di Vicenza e della sua religiosità.

Vicenza, la Basilica di Monte Berico
L’antefatto
La basilica della Madonna di Monte Berico è il santuario vicentino per antonomasia ed è famosa anche fuori provincia. Ma vediamo l’antefatto: nel 1428 già da qualche anno in città e non soltanto imperversava la peste e nessuno sapeva come farvi fronte. Narra la vulgata, anche se esiste un solo documento pubblico a riportare l’evento, che una contadina di Sovizzo, un paese a pochi chilometri dalla cittadina berica, di nome Vincenza Pasini mentre si recava nei suoi poderi sulle pendici di uno dei colli Berici ebbe una visione: la Vergine Maria le era apparsa e la invitava a farsi portavoce presso le autorità perché le fosse eretta una chiesa in quel posto e se ciò fosse stato fatto lei avrebbe provveduto a porre fine al flagello pestilenziale. Queste le parole che la Madonna avrebbe rivolto alla veggente: “Non temere, Vincenza, Io sono Maria, la Madre di Gesù morto in croce per la salvezza del genere umano. Va’ e di’ ai vicentini che innalzino in questo luogo una chiesa consacrata al mio nome, se vogliono essere liberati dal flagello della peste che li colpisce”. Era il 1426. Vincenza si fece carico dell’impegno che si era assunta, tentò di convincere le autorità civili e religiose di quanto le era successo e di quanto la Madonna le aveva conferito, ma queste non le credettero. Due anni più tardi l’apparizione ebbe nuovamente luogo e le richieste della Madonna erano sempre le stesse come pure la promessa di fare cessare la peste se Vicenza avesse ottemperato al suo volere. Questa volta Vincenza fu presa sul serio, ben presto cominciarono i lavori per la costruzione di una chiesetta e quando fu terminata anche la peste cessò dopo essersi attenuata piano piano nei due anni che intercorsero (1428-1430) tra la seconda apparizione e la fine dei lavori per la costruzione del piccolo santuario che da subito divenne meta di pellegrinaggi.

Incisione di Cristoforo Rosio del 1653: si notino l’arco attribuito al Palladio che dà accesso alle scalette,
la chiesa come si presentava in quel periodo, e, sul versante sud del colle centrale
la rappresentazione dell’apparizione della Madonna (da Wikipedia).
La prima chiesetta
Il primo edificio sacro che la città fece erigere in breve tempo in onore di Sancta Maria de gratia (ma ben presto questo titolo scomparve) era piuttosto angusto, di stile gotico e affidato alle cure dei religiosi di santa Brigida che vi rimasero pochi anni e al loro posto subentrarono i servi di Maria che tuttora hanno in custodia la basilica con accanto il chiostro dove risiedono, come vedremo più avanti; nel frattempo la Madonna che aveva salvato Vicenza dalla pestilenza veniva venerata quale protettrice con altri santi. Poiché, per l’eccessiva presenza di fedeli l’edificio risultava piuttosto piccolo, ben presto si pensò di ampliarlo e di modificarne in parte anche l’assetto. Vi misero mani anche architetti di prestigio come Lorenzo da Bologna nel 1480, mentre l’affrescatura del soffitto fu commissionata a Bartolomeo Montagna. Nel secolo successivo anche il Palladio fu interpellato per un progetto totalmente nuovo; il grande architetto si impegnò, considerando la ristrettezza dell’area e rifacendosi ad alcune basiliche paleocristiane, propose un edificio a pianta centrale, ma il suo progetto non ebbe seguito e si accettò soltanto una aggiunta quadrangolare come ampliamento data l’insufficienza ormai del vecchio edificio per le presenze sempre più numerose dei pellegrini.
L’attuale basilica
Soltanto verso la fine del diciassettesimo secolo, dopo che Vicenza era scampata ad un altro grave episodio di peste, si decise l’edificazione di una nuova grande basilica. I lavori furono commissionati a Carlo Borella che come impianto si rifece al progetto del Palladio ma che ne cambiò completamente l’estetica dando all’edificio una forma barocca piuttosto ridondante: la classicità che il Palladio avrebbe conferito al complesso è stata completamente stravolta. L’esterno si presenta con tre facciate pressoché identiche ognuna suddivisa in tre settori, ed anche verticalmente possiamo distinguere tre ordini sovrapposti, ma quello che balza agli occhi è l’eccessivo ornamento fatto di colonne, lesene capitelli, balaustre, finestrature di diversa foggia e soprattutto di statue di santi che sono disposte in sovrabbondanza. Sono opere di Orazio Marinali e della sua bottega, di Francesco Cabianca e di Giacomo Cassetti, tre scultori che in Veneto, pur legati ancora al periodo barocco, hanno preceduto la grande esplosione del neoclassicismo soprattutto ad opera del Canova. Sopra il corpo della struttura in posizione centrale svetta la cupola leggermente rialzata su un tamburo circolare e con una vistosa lanterna. A fianco si innalza il campanile quadrangolare in laterizi entro cornici angolari di pietra bianca con cella campanaria che presenta quattro serliane, una per ogni lato entro una doppia semicolonna per parte.

La facciata ovest della basilica barocca e la facciata della precedente chiesa
restaurata in stile neogotico nella seconda metà dell’Ottocento (da www.tuttoberici.it).
L’interno è sontuoso con vistose soluzioni architettoniche, con materiali costruttivi di pregio, con rifiniture a stucco raffinate, con la presenza di numerose statue e dipinti di autori importanti. Non si è demolita completamente la vecchia chiesetta, ma la si è incorporata dalla parte del coro che una serie di archi a sesto acuto, più imponente il centrale, dividono dalla navata, mentre suggeriscono la delimitazione della precedente; ovviamente la si è abbellita e trattata in modo da non creare uno stacco troppo stridente tra la prima improntata allo stile gotico e l’attuale basilica pervasa dal barocco. Quattro pilastri compositi sorreggono il tamburo su cui si mostra una elegante cupola: attraverso le tonde aperture del tamburo, le finestre ad arco della lanterna e le aperture poligonali poste sul rialzo centrale delle facciate viene irradiata una luce soffusa nella parte alta dell’edificio che ne valorizza le rifiniture e le decorazioni a stucco.

L’internno della basilica verso il coro (da www.tuttoberici.it).
Le opere d’arte
Sopra l’altare, entro una bella nicchia è esposta la statua della Madonna che Nicolò da Venezia scolpì tra il 1428 ed il 1430. Ma numerose , come si è detto, sono i dipinti che costellano la chiesa: sopra l’altare di fine Quattrocento detto della Pietà che si trova a destra dell’altare maggiore spicca il dipinto della Pietà di Bartolomeo Montagna firmato 19 aprile 1500; sopra le arcate che dividono il coro dalla navata è posto un grande telero del Carpioni; altre opere di assoluto rilievo sono: la pala dell’incoronazione della Madonna di Palma il Giovane; il battesimo di Gesù di Alessandro Maganza e la Vergine tra i quattro evangelisti, sempre del Maganza; la pala di fine Ottocento che rappresenta la Vergine che appare ai sette santi fondatori di Pietro Gagliardi; il dipinto di fine Settecento che rappresenta Gesù Bambino tra la Madre Maria e Giuseppe di François-Guillaume Ménageot; l’affresco intitolato La Madonna del Magnificat di Battista da Vicenza, un pittore vissuto tra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento, ed altre opere non meno significative; non si può tralasciare però il grande dipinto di Paolo Veronese rappresentante il convito di San Gregorio Magno e che si trova nell’antico refettorio.
Opere di contorno
Su presunto progetto del Palladio nel 1595 fu costruito l’arco che dà accesso alla scalette formate da 192 gradini, l’antica via per salire al santuario; nel
1746 su progetto di Francesco Muttoni ebbero inizio i lavori per la costruzione dei Portici, un lungo colonnato neoclassico in cui le arcate sono raggruppate a dieci a dieci con una cappella a suddividere un gruppo dall’altro: da quando sono stati costruiti i Portici hanno costituito il percorso di gran lunga privilegiato dai pellegrini che a piedi si recavano, e si recano ancora oggi, al santuario di Monte Berico; subito dopo il 1815 furono costruite le tre maestose gradinate che danno accesso all’edificio sacro; nel 1825 è stato costruito l’attuale campanile in sostituzione del precedente che era del Quattrocento; anche la facciata della chiesetta gotica poco dopo la metà del diciannovesimo secolo fu sottoposta a restauro; tra il 1919 ed il 1924 fu costruito l’imponente piazzale della Vittoria sul lato nord della Basilica con la demolizione di un dosso collinare ed è una grandiosa balconata sulla città e sulle Prealpi vicentine; nel 1971/72 fu costruita secondo canoni architettonici correnti, quindi con l’uso del cemento armato, la Penitenzieria.
Il convento

Dopo il ritiro dei religiosi dell’ordine di santa Brigida avvenuto nel1435 subentrarono come responsabili della chiesa i servi di Maria, o Serviti, che in poco tempo completarono il convento, eressero il campanile, un piccolo chiostro, una foresteria e una infermeria in un luogo non molto idoneo a causa della ristrettezza dell’area a disposizione per la presenza anche di un dirupo che interessa la parte sud. “Servi di Maria (o serviti) Ordine mendicante (Ordo servorum Mariae) fondato nel 1233 secondo la regola di s. Agostino da sette mercanti fiorentini (i santi Sette Fondatori, canonizzati nel 1888, i cui nomi tradizionalmente sono: Bonfiglio Monaldi, Buonagiunta Manetti, Manetto dell’Antella, Amideo degli Amidei, Uguccione degli Uguccioni, Sostegno dei Sostegni e Alessio Falconieri), riconosciuto da Urbano IV nel 1263 e approvato da Benedetto XI nel 1304. Il centro dell’ordine fu stabilito sul Monte Senario. Suo scopo è diffondere la devozione verso la Madonna, specialmente Addolorata, con lo studio, la predicazione e la cura pastorale dei suoi santuari. Ha la casa generalizia a Roma. Uniti a esso sono un secondo ordine (servite) e i terziari” (da Enciclopedia Treccani –online). I servi di Maria, già presenti a Vicenza da qualche tempo, erano apprezzati dalle autorità locali e dallo stesso governo della Serenissima, anche se qualche motivo di discordia esisteva tra i religiosi presenti nel convento berico e quelli presenti in città. Nonostante ciò Monte Berico godette sempre dei favori delle autorità religiose e civili ed il suo prestigio era notevole. Ci volle nel 1810 la legge napoleonica per sopprimere il convento e indurre alcuni frati a farsi sacerdoti secolari, ma con il ritorno dell’Austria e la costituzione del Regno Lombardo-Veneto il convento venne ricostituito e fu possibile riprendere la vita religiosa del santuario a cui si rivolgevano fedeli da tutta la provincia di Vicenza ma anche da altre province venete e fuori del Veneto, tanto che nel 1910 papa Pio X lo elevò al rango di basilica minore.
Federico Cabianca
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