L’Anonimo del Sublime: il mistero contemporaneo e le sue scoperte inedite

Abstract

L’Anonimo del sublime è stato sempre al centro di numerose interpretazioni, talune aporetiche come la datazione, tuttavia sono poche le rivalutazioni della persistenza dell’opera come pulsante anche nella letteratura poetica del 900’ e nella drammaturgia moderna. Questo articolo ha come obiettivo mostrare i caratteri del Sublime sopravvissuti nella letteratura contemporanea corollando l’esposizione tramite il confronto nella critica di due apax admirantis dell’oratoria classica e la scoperta del Codex Xanthos, al tempo e anche oggi appartenente alla penisola anatolica. Elpidio Mioni, illustre studioso della letteratura e civiltà greca, espone le similitudini del Codex quasi coeve all’opera di Pseudo Longino per marcare l’importanza di un pensiero condiviso e forte all’epoca, visto come dettame cui attenersi dagli intellettuali.

Risvolti poetici e tragici tra la modernità e Margherita Guidacci circa lo ὕψος, “il Sublime”

Jean-Jules-Antoine Lecomtedu Nouy, Demostene si esercita a recitare un’orazione

Molti si sono interrogati sul quid existendum dell’Anonimo sul Sublime ma ben pochi sui risvolti contemporanei nella poesia e tragedia. Mario Puppo nel saggio introduttivo sulla poesia del novecento in Italia, ha ravvisato una considerevole contiguità contenutistica e stilistica dei praecepta Sublimitatis insino alla seconda metà dell’800 con rimandi in Italia, Arturo Menegatti, in Francia, Jean Lafreuse e in Polonia con Miri Poliewskij. Il tedesco Friederich Schiller è il primo a risentire dell’ influenza della  prima autentica opera di critica letteraria in [1]Guglielmo Tell quando si pronunzia in tal guisa: « ad arrendersi saranno i persecutori dello stile nefasto, i parassiti delle auguste corti, le mirabilie di novelli apprendisti, il teatro si sorreggerà solo sulla suavitas e vieterà ogni nequitia», in texto, « Die Verfolger des schändlichen Stils, die Parasiten der erhabenen Höfe, die Wunder der neuen Lehrlinge werden kapitulieren, das Theater wird sich nur von Suavitas ernähren und jede Ungerechtigkeit verbieten». La vera fortuna letteraria della matrice sublimista si ritrova in una delle maggiori poetesse del 900‘: Margherita Guidacci in [2]Paglia e Polvere. Il motivo della poetizzazione sublime della poetessa consiste nella recherche di un raffronto, che riguarda la preziosità del singolo capolavoro rispetto ad una produzione sterminata ma di non equivalente pregio, approfondito nell’opera di Pseudo-Longino. Quando la Guidacci enuncia il principio della morte delirante e sublime nella poesia Ere Sparso e vago comunica al lettore che «seppur numerosi i fremiti delle genti/ ti ammantavano il collo/ nella disperazione/un solo piede per potenza ed amore per te/ fu fiele e miele/ oscurando i maldestri passi dei vicini».

Differenze contenutistiche e stilistiche tra Demostene e Cicerone da Sublime alla Critica tra Umberto Albini, Carlo Gallavotti e la scoperta inedita di Elpidio Mioni

L’Anonimo rimarca la differenza di un’opera perfetta ma illusoriamente comune e l’ἄλλος per brevi imperfezioni sbalorditivo. Riafferma testualmente [3]«sono certo che per una sola tragedia di Sofocle non sareste disposti a rinunciare neppure per tutte le tragedie di Ione di Chio». Un tale esito demarcativo lo si può rinvenire nella σύγκρισις parallela tra l’ars oratoria demostenica e quella ciceroniana. Qui oltre a soffermarsi sulle tecniche retoriche tra inventio/ ερεσις, dispositio/ kalématae ed argumentatio/ οφιρίτης[4], fa emergere l’indole dei due prosopa. Demostene è fermo, deciso e degno di ammirazione mentre l’elasticità, la varietas, la polueideia insieme al fari ore rotundo sono doti più calzanti per Cicerone. Inoltre Umberto Albini nel saggio Atene: l’udienza è aperta, analizzando il passo riferito all’ateniese « Δημοσθνης π το κοινο τν νθρπων ποφανεται βου, μγιστον μν εναι τν γαθν τ ετυχεν, δετερον δ κα οκ λαττον τ ε βουλεεσθαι, περ ος ν μ παρ συναναιρε πντως κα θτερον, τοτ’ ν κα π τν λγων εποιμεν, ς μν φσις τν τς ετυχας τξιν πχει, τχνη δ τν τς εβουλας »[5].evidenzia la componente epesegetica della fonte demostenica nelle proposizioni ad incastro e nei verticalismi morfologici delle Τ Φιλιππικά, Le Filippiche, [6]“ la tendenza di Demostene alla solennità espressiva unitamente agli spasmi lessicali del testo epidittico incrementano il bello, rendendolo autenticamente sublime”. La posizione di Albini si confronta con l’interpretazione di Carlo Gallavotti nel momento in cui il critico pone in risalto le abilità di indiscusso pregio dell’oratore latino prestando fede all’edizione dei Βίοι Παράλληλοι, Le vite parallele, di Plutarco[7]. All’arpinate associa qualità sia mnemoniche come i loci ciceroniani ma anche una sfumatura anneddotica: il senatore non aveva mai bisogno di esser circondato da nomenclatores, rammentava perfettamente ogni singolo nome che fosse protagonista della vita politica del tempo, eppur così funestato da quello che R. Syme chiamerà il “flagello di Roma”, l’estrema faziosità e corruttela.

Busto di Demostene al Louvre (Parigi)

Roma dopo il glorioso apogeo iniziava il “declino dell’oro”. La caratterizzazione del personaggio come nelle Catilinarie o Verrine è di gran lunga superiore all’elaborazione demostenica (qui è infruttuoso rimarcare la distanza temporale poiché anche Demostene viveva in una congerie storica di estremo fervore retorico-agonale oltre che politico visto l’avvicinamento minaccioso del re di Macedonia Filippo II),come spiega Gallavotti, il frutto dell’abilità descrittiva ed apodittica viene esaltato dal sapiente utilizzo di inedite figure retoriche quali l’apoplasi, la reductio senatorialis, l’emendatio ad concludendum, la regulatio verborum che rendono complessivamente l’idea di una pienezza retorico-oratoria presente unitamente al tratteggio delle voci e dei volti. Elpidio Mioni nel 1987 scopre dei Codices graeci manuscripti di grande rilievo scientifico che rielaborano la figura ciceroniana in un passo d’incipit del trattato in cui compaiono due lemmi che secondo l’Anonimo sarebbero gli unici ad avvicinare l’Uomo al mondo divino ossia “εεργεσαν (…) κα λθειαν.[8]” Elpidio Mioni confronta le fonti del Sublime con quelle inedite da lui rinvenute, le quali riportano in calce il nome dell’autore Xanthos Krò risalenti all’età imperiale, con certa datazione del 125 d.C. contemporanea al testo del Sublime. Nel [9]Codex Xanthos, dopo essersi debitamente firmato come [10]Xànthos Krò, enuncia un principio simile e come tale, autogenerato ed ingenerato da altro se non da se stesso, postulando al centro della sua ricerca gli estremi sublimi di buon costume d’azione e libertà. Da ciò deriva una sententia che prima d’allora non aveva mai riunito tutti i consensi per cui l’ars suasoria[11] è lecita se persegue la libertà tramite i benefattori contemporanei (ogni uomo) purché la persuasione nasca spontaneamente senza processi o sommosse demagogiche nell’ottica del Sommo Bene comune[12].

Busto di Cicerone nei Musei Capitolini di Roma

Vieppiù fa presente che la collocazione geografica del luogo natale di Pseudo Longino debba essere rimodulata. La sua teoria rende noto che l’autore, qui presentato come unico, sia nativo di Rodi, splendida isola baciata dal Dodecaneso greco a poche migliaia di metri da Xanthos. L’esplicazione è dovuta a un ritrovamento archeologico in una komìa rodiense, casa greca per le accoglienze e riunioni, di un calamo che presentava una incisione di Xanthos Krò, a questo facevano evidentemente fede autori noti della grecità da Nonno di Panopoli ai tardi autori cristiani del VI secolo. Rende anche manifesta il sigillo di feillance, di “riconoscimento”, nella predetta dimora che riportava le sue iniziali “XK”. Tutti i più recenti ritrovamenti stanno attestando un consolidamento della teoria di Mioni, dovuti ad una maggiore reperibilità dei materiali frutto di strumentazioni scientifiche adeguate, tra cui alcuni a cura del famoso archeologo Amdeo Maiuri in cui le case ad uso abitativo e non come magazzini recavano qualche foglio scritto e autografato dall’autore in questione. Non ci resta che avvinghiarci alla sana curiositas e attendere un responso che consacri la tesi di questo studioso, spasimante la cultura di chi pose in piedi le nostre vite.

Bibliografia

MARIO PUPPO, La critica letteraria del Novecento. Orientamenti e problemi, 1991.
FRIEDERICH SCHILLER, Wilhelm Tell. Guglielmo Tell. Einaudi, collana ET Classici, 2002.
UMBERTO ALBINI, Atene: l’udienza è aperta, Milano, Garzanti, 1994.
LISIA, I discorsi, Testo critico, introduzione, traduzione e note a cura di Umberto Albini, Firenze, Sansoni, 1955.
Planudea V, BollClass IV (1983), pp. 36-67.
Planudea VII, BollClass VIII (1987), pp. 96-119.
Bibliothecae D. Marci Venetiarum Codices graeci manuscripti, a cura di Elpidio Mioni, Indices, Roma 1987.
ELPIDIO MIONI, Una inedita cronaca bizantina, (dal cod. Marc. gr. 595)  pp. 74-98.
GRAZIA BASILE, Sull’enantiosemia. Teoria e storia di un problema di polisemia. Collana: filosofia del linguaggio: teoria e storia Centro Editoriale e Librario, 1996.
RONALD SYME. La rivoluzione romana. Piccola Biblioteca Einaudi Ns, I ed. 2014, a cura di Giusto Traina.
ELPIDIO MIONI, Introduzione alla Paleografia greca, Padova 1973.
ELPIDIO MIONI, Appunti di paleografia greca, Padova 1963; 2a ed. 1965, 3a ed. 1968.
ELPIDIO MIONI, Bessarione bibliofilo e filologo, in «Rivista di Studi bizantini e neoellenici», n.s., 5 (1968), pp. 63-82.
RICHARDS, The autorship of the περ ψους, «Classical Quarterly» 32 (1938), pp. 133-4.
GUIDORIZZI, Il mondo letterario greco, Torino 2000, vol. 3/2, pp. 530-1.
DEL CORNO, Letteratura greca, Milano 1994, p. 561.

 Note

[1] Cfr. Wilhelm Tell. Guglielmo Tell. Friederich Schiller. ET Classici, 2002, saggio introduttivo di Giuliano Baioni.
[2] Vd.  Paglia e Polvere, Margherita Guidacci, Rebellato, 1961
[3] Anonimo Sul sublime. A cura di Stephen Halliwell. Con un saggio di Massimo Fusillo. Traduzione di Laura Lulli.
[4] Trad.“Reperimento delle fonti, esposizione ed argomentazione”.
[5] Trad. «Demostene afferma riguardo alla vita in comunità che il più grande dei beni è essere fortunato, e il secondo, e non meno importante, è deliberare bene; il che, se non è presente, nega completamente ambedue. Ciò potremmo dire anche del discorso, che la natura tiene l’ordine della fortuna, mentre l’abilità quello della buona deliberazione».
[6] Atene: l’udienza è aperta, di Umberto Albini, Milano, Garzanti, 1994, pp.67-79.
[7] Planudea V, BollClass IV (1983)
[8] Trad. “assennatezza nelle azioni e libertà”
[9] Consulta l’Archivio Storico di Crotone da dove Xanthos passò oppure Pasquale Attaniese per “Il Crotonese”.
[10] Bibliothecae D. Marci Venetiarum Codices graeci manuscripti, a cura di Elpidio Mioni, Indices, Roma 1987.
[11]ο γρ ες πειθ τος κροωμνους λλ’ ες κστασιν γει τ περφυ”, “l’arte della persuasione”, Anonimo del sublime.
[12] D. Del Corno, Letteratura greca, Milano 1994, p. 561.

Gabriele Garofalo

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