Massimiliana Bettiol, pittrice

Premessa

La passione per la pittura nasce in Massimiliana Bettiol fin dai suoi primi anni, come l’amore per tutte le restanti forme dell’arte. Da ragazza seguì dei corsi a Salisburgo tenuti da Eugenio Ciuca e da Mario De Luigi, che aderì alla scuola dello spazialismo, iniziata da Fontana. Questi maestri le insegnarono non solo l’arte della pittura, ma soprattutto come leggerla. Successivamente frequentò gli studi di Terry Chiaretto e di Dolores Grigolon, e i corsi di nudo di Tito Luigi, inoltre l’accademia delle belle Arti, diretta da Mariano Missaglia.

Ormai artista affermata, la Bettiol ha una lunga carriera alle sue spalle ed ha esposto in molte gallerie e le sue opere sono presenti in diverse collezioni private e pubbliche.

Caratteristiche della sua pittura

La pittura di Massimiliana prorompe direttamente dalle viscere del suo cuore, che modula gli eccessi e le pulsazioni a seconda dell’irrompere dei sentimenti, sempre amplificati dalla sua natura irruente e sensibile. Si può parlare, quindi, per lei di espressionismo, quale ricerca costante dei sentimenti interiori, degli angoli bui del cuore, tramite l’uso disinibito del colore. Scrive di lei la scrittrice e saggista Francesca Diano: “È attraverso il colore che sono stati risolti i problemi della profondità e della tridimensionalità. La pittura continua a ribollire nonostante la cornice tenti di arginare la forza”.
Tuttavia, come nota Giorgio Segato. “Solidità compositiva e forza cromatica si contemperano a vicenda anche nell’esplosione più violenta dei dosaggi marcati e densi di forza materica”. E dove il segno si stempera, continua il critico, “nella materia nascono godibili ed eccitanti sinfonie cromatiche, che talora esplodono ed avvampano in ardite soluzioni di contrappunto.
Ed in un’unica sinfonia di colore e luce emergono dalla tela sia le figure umane quanto i più diversi elementi della natura.”

 Le pennellate della pittrice sono dense, ricche di contrasti cromatici,  in un gioco di complementarietà (una combinazione di colori, che si trovano direttamente opposti l’uno all’altro sulla ruota dei colori), capace di creare un forte contrasto visivo .Per questa sua forza espressiva Massimiliana Bettiol è stata accostata dal noto critico d’arte Camillo Semenzato al travolgente momento dell’espressionismo tedesco, quale si andava delineando agli inizi del secolo scorso da Nolde e dai pittori del Die Brüke e della Blaue Reiter.

Naturalmente ritroviamo nell’artista la lezione di Gauguin e di Van Gogh in una sorta di ricerca di primitivismo. Sempre Semenzato sottolinea: “M. Bettiol non ha obbedito ad una tentazione superficiale, ma al fascino intramontabile di quel mondo ancora pervaso della Sturm und Drang, che comunque rappresentava la più decisa evasione dalla cultura europea per lidi incandescenti della spontaneità primitiva”.

L’evasione dal mondo europeo nasce nella pittura dell’artista dal magma di ricordi dei paesi esotici visitati con il padre in Africa e soprattutto in Sud America. Di quelle immagini ed impressioni così forti, colte in quei luoghi, la Bettiol ne ha tratto un vissuto che continua a permeare la sua arte.

Analizzando la sua pittura vediamo, come è stato già precisato, che la forza coloristica non elimina mai la forma e le proporzioni compositive in nessun quadro. Possiamo inoltre notare la capacità ritrattistica di Massimiliana, la quale ha iniziato proprio con questo genere la propria attività.

Massimiliana e il ritratto

I ritratti e le figure femminili sono sempre circondati da fiori o alberi. C’è, infatti, una costante fusione tra tutti gli elementi della natura, quasi un panismo, certamente non ideologico, ma estetizzante. E in questa dimensione panica, quasi onirica, la donna, immersa negli elementi del creato, diviene simbolo insostituibile di vita, in un’abbacinante esplosione di luce.

Docente di filosofia e fervente cattolica, la profondità di pensiero dell’artista si riflette nella scelta dei soggetti pittorici e nella simbologia, che li caratterizza. Spesso nei quadri della pittrice emergono campi di grano impreziositi da papaveri rossi, che si ergono orgogliosi; come è noto queste distese di grano rappresentano il ciclo delle rinascite: il nascere in primavera di ciò che resta sepolto sotto terra e raffigurano l’analogia del passaggio dell’anima dall’ombra alla luce.

Religiosità, natura e poesia nei quadri della Bettiol

Se il grano nell’antichità era il simbolo della fecondità (nella mitologia Greca, Demetra la dea dei cereali e delle messi, era rappresentata con la fronte cinta da una corona di spighe), nel Vangelo, invece, i chicchi di grano simboleggiano la morte e la risurrezione di Gesù, rappresentando il sacrificio e la rinascita spirituale. I papaveri, rossi, del resto, effigiano, da sempre, il sangue versato, ossia il sacrificio. Ed è questo il significato profondo di questi dipinti, così pieni di luce e di gioia, ossia l’incontro dell’uomo con il Cristo che risorge.

Possiamo spesso notare nelle tele della Bettiol la presenza del vento, che, oltre a dare dinamismo alle scene, ha una forte valenza spirituale e può essere interpretato come un segno o un messaggio divino. Il vento, evangelicamente, infatti, simboleggia lo Spirito Santo, che non può essere visto, ma solo sentito.

La poetica pittorica della nostra artista richiama quella del grande autore armeno Daniel Varujan, che convertitosi al cristianesimo scrisse il poema Il canto del pane, rimasto incompiuto, perché nel 1915, durante il genocidio del suo popolo, il poeta venne imprigionato e ucciso. Risuonano dei suoi versi:

“Dal cielo, sulle spighe,
– La stella filante è passata –
gocciolano le stelle l’olio consacrato.
– Il suo viso si è illuminato -.

……………………..

Cogli, sorella, questi papaveri nel recinto –
sanguinanti come cuori innamorati.
Nelle loro coppe di cristallo
berremo l’onda del sole.

L’oceano tra realtà e raffigurazione

Da diversi anni Massimiliana si è dedicata a dipingere, non direi marine, ma veri e propri oceani, spesso in tempesta o nella luce delle diverse ore del giorno. L’oceano, come sappiamo, rappresenta l’inconscio, racchiude un insieme di immagini archetipiche, che riviviamo spesso nei nostri sogni, paesaggio di storie e avventure dai profondi significati simbolici. Scrive Norma Bärgetzi Horisberger: “Noi tutti abbiamo navigato nel mare uterino delle nostre madri e l’acqua ci ricollega a uno stato in cui non ci sentivamo ancora separati dal grande universo”. Ma in Massimiliana Bettiol è anche l’eco del grande Oceano Pacifico del Cile, con il suo irrompere contro le scogliere e con le sue immense profondità: è la giovinezza che ritorna con i suoi mille volti, ma sempre vissuta con grande energia e un fuoco impetuoso.

Una sintesi del mondo figurativo ed espressivo di Massimiliana lo possiamo ritrovare anche in un quadro, tra i molti di tema floreale, che rappresenta uno splendido vaso di fiori appoggiato su delle spighe, nello sfondo di un mare e di un cielo azzurri. Tutto esprime in questo dipinto solarità e colore, ossia gioia per la vita, ma, se lo si osserva con attenzione, si nota un fiore che cade ricurvo dal vaso. Cosa rappresenta, ci si può chiedere questo fiore appassito per la nostra artista, la caducità della vita o l’ineluttabilità della sofferenza?

Recentemente ha realizzato a carboncino una serie di disegni, dedicati alle più diverse piante, che hanno impreziosito il libro di poesie di Raffaella Bettiol: Nel domestico giardino, ed. Arcipelago Itaca, 2025, prefazione di Umberto Piersanti.

Galleria

Raffaella Bettiol

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