Santorio Santorio, medico padovano raccontato in versi

Premessa

Roberto Fassina, medico scrittore, nella sua silloge poetica Historia medica ci consegna alcuni ritratti dei più illustri clinici che hanno operato a Padova. Sono ritratti aderenti alla attività dei singoli medici, alla loro storia personale, alle loro ricerche, con un linguaggio ricco, vivace e spesso ironico a evidenziare sia il lato scientifico, sia il lato umano di ognuno.

Abstract

La poesia di Roberto Fassina tratta dalla silloge Historia medica (Anterem ed.) rievoca, in chiave ironico-goliardica, la scoperta del ‘pulsilogium’ da parte di Santorio Santori, medico galenico, nato a Capodistria nel 1561 e morto a Venezia nel 1636. Egli visse per molti anni a Padova, dove ebbe l’incarico di professore nella prima cattedra di medicina teorica ordinaria (l’attuale ‘fisiologia generale’) dal 1611 al 1624. In qualità di precursore della ‘iatrofisica’, privilegiò la medicina ‘quantitativa’, attraverso la misurazione di vari parametri fisiologici del corpo umano. Per questi studi inventò appositi strumenti quali appunto il ‘pulsilogium’, per lo studio del polso, ma anche uno speciale igrometro per la misurazione della ‘perspiratio insensibilis’, uno speciale termometro clinico, la ‘sella Sanctorii’, per lo studio del metabolismo e il ‘balneatorium’, un letto speciale per l’igiene dei pazienti immobilizzati. Per il suo approccio sperimentale alla medicina, Santorio può essere ben definito come il padre della fisiologia moderna.

Santorio Santorio (in versi)

(… o della funzione anatomica perseguita)

Pavano Sanctorius Sanctorii
iatromeccanico

de pulso rancoroso
et palpitoso

sintomo e segno
di morte e malattia

diagnostico instrumento
di vita e cachessìa

tartaglia e manca
pendulo in core

 (pallido pulsatìllo
pulsus rarum, deserticum

 et etiam deboluccio
pastoso pendulo

 spurio impurio depresso
pulsus represso

 mefitico febriculare
pulsus scrotale

 variolante pestoso
ìnfido bìfido

 bigeminus-trigeminus
bolso malignazo et cativus)

Santorio Santorio

 Santorio è figlio della gloriosa Repubblica Veneziana; nasce infatti a Capodistria nel 1561, nel segno dell’Ariete. Dopo i primi studi nella città natale e a Venezia, presso la facoltosa famiglia dei Morosini, a 14 anni viene a Padova. In questa Università inizia dapprima gli studi in Filosofia con Giacomo Zabarella, e poi in Medicina con Bernardino Paterno. Qui si laurea in Medicina nel 1582. Dopo qualche anno di pratica, inizia a viaggiare in Europa. Non è certa la sua presenza a Cracovia, presso la corte del re di Polonia, ma sembra più probabile che abbia visitato l’Ungheria e la Croazia. Nel 1592 fa ritorno a Venezia, dove stringe amicizia con patrizi e intellettuali di orientamento fieramente anticuriale, come Nicolò Contarini e Paolo Sarti. Qui fece amicizia anche con Galileo Galilei, con il quale condividerà alcune ricerche sperimentali, testandole, sembra, su Galileo stesso.

Nel 1603 pubblica il suo primo libro: Methodi vitandorum errorum omnium qui in arte medica contingunt libri XV, che verteva sulla diagnosi differenziale, e che lo rese famoso in Italia e in Europa. Medico galenista, Sartorio critica l’impostazione qualitativa della fisica aristotelica, e rifiuta nettamente ogni approccio astrologico; introduce invece e sperimenta nuovi strumenti medici, iniziando così una ‘medicina quantitativa’, che lo fece precursore della nuova scuola, in seguito chiamata ‘iatrofisica’. Per i meriti scientifici e professionali nel 1611 viene nominato professore nella prima cattedra di medicina teorica ordinaria (l’attuale ‘fisiologia generale’) nello Studio di Padova, e conserverà tale incarico fino al 1624. 

È proprio in questo periodo che la sua ‘medicina quantitativa’ dà i maggiori frutti: scopre infatti la ‘perspiratio insensibilis, (misurata attraverso un particolare tipo di igrometro di sua invenzione), di cui tratta nella sua opera più prestigiosa “De statica medicina”, pubblicata a Venezia nel 1614. Una copia di questo lavoro la dona a Galileo, che certamente gli deve avere ispirato anche l’invenzione del ‘termometro clinico’, poiché il grande astronomo ne aveva già ideato uno sperimentale, ma non idoneo alla pratica medica. Un altro strumento inventato in questo periodo da Santorio è il ‘pulsilogium’, per la misurazione e lo studio del polso (si trattava di un pendolo con una sfera di piombo collegata ad una scala graduata, in grado di sincronizzare il moto del pendolo con la frequenza del polso). Lo scopo di tale strumento era quello di "misurare il grado di distanza" (gradus recessus dimetiri) tra lo stato di salute e lo stato di malattia del corpo. Il range di tale ‘distanza’ (cioè la variabilità) era chiamato da Santorio ‘latitudo’, o "intervallo di salute". Altra interessante invenzione è la ‘sella Sanctorii’ una speciale ‘statera medica’, usata per studiare le trasformazioni metaboliche dei corpi attraverso le variazioni del peso.

Per le sue posizioni anticuriali, nel 1616 fu chiamato a presiedere il Collegio veneto, istituito dal Senato per conferire la laurea padovana ai non cattolici, come i protestanti e gli ebrei. Per lo stesso motivo fu oggetto di vari attacchi da parte dei filocuriali, e nel 1624 appunto non gli fu rinnovato l’incarico alla cattedra di medicina teorica. Dopo tale bocciatura, Santorio abbandona l’attività di docente e si trasferisce a Venezia pubblicando, l’anno successivo, i Commentaria al Canone di Avicenna; in quest’opera presenta gli strumenti da lui inventati e ne descrive brevemente l’uso: tra quelli chirurgici ricordiamo i trequarti per la paracentesi addominale e toracica, gli strumenti per la tracheotomia, e una siringa per estrarre i calcoli dalla vescica; tra quelli igienici ricordiamo in particolare il balneatorium, un letto per la completa assistenza dei pazienti immobilizzati, che avevano la necessità di essere lavati e curati.

Santorio Santori muore all’età di 75 anni a Venezia il 25 febbraio 1636, e viene sepolto nella chiesa dei Servi. Le sue ossa, dapprima dissotterrate durante il saccheggio della città da parte delle truppe napoleoniche, furono alla fine sepolte nella sua città natale di Capodistria, mentre il suo cranio sembra essere conservato nel Museo Anatomico di Padova.

Roberto Fassina

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