Adone Brandalise e l’affabulazione della parola. Tra profezia e incantamento

Abstract

Adone Brandalise, pistoiese residente a Padova, presso la cui Università insegna per molti anni, spicca nel panorama contemporaneo come fine critico letterario, letterato, filosofo ed accademico.

Vita

“Adone Brandalise (Pistoia, 16 giugno 1949), si laurea nel 1972 con Vittore Branca con una tesi dal titolo L’opera e la critica. Esperimenti critici su testi narrativi italiani, dove vengono sperimentati nuovi metodi critici su testi di Manzoni e Gadda. Professore di Teoria della Letteratura presso l’Università di Padova, la sua ricerca si caratterizza per il continuo intreccio tra riflessione filosofica e psicanalitica con l’interpretazione del testo letterario”. Luoghi topici della sua ricerca sono principalmente Spinoza, Plotino, Hegel e Jaques Lacan. Promotore di importanti iniziative scientifiche, ha collaborato con numerose riviste tra le quali “Lettere italiane”, “Studi Novecenteschi” e “Il centauro”. Quest’ultima, pubblicata dall’editore Guida, nasce nella fase storica segnata dal caso Moro, dal teorema Calogero e dal Compromesso storico.
Il suo percorso politico negli anni Novanta si sviluppa intorno alla “nozione sintomatica” prima di politica invisibile e, successivamente, di decostruzione.
Accentuati nelle sue ricerche sono i temi della “singolarità”, del rapporto tra mistica ed evento soggettivo, tra pensiero filosofico e azione politica, tra poesia e pensiero.
Cultore della musica operistica e del cinema, si ricordano, tra gli autori che massimamente entrano in dialogo filosofico con lui Platone, Leopardi, Luis de Leo, Max Ophuls e Orson Welles.

Scritti

A. Brandalise, Oltranze. Simboli e concetti in letteratura, Padova, 2002.
A. Brandalise, Categorie e figure. Metafore e scrittura nel pensiero politico, Padova, 2003.
A. Brandalise – E. Macola, Psicoanálisis y arte de ingenio: de Cervantes a María Zambrano, Malaga, Miguel Gomez, 2004.
A. Brandalise – E. Macola – P. Sanchez Otin, Bestiario lacaniano, Milano, Bruno Mondadori, 2007.
A. Brandalise, L’immagine del territorio e i processi migratori, in M. Bertoncin, A. Paese (a cura di) Territorialità, Milano, Franco Angeli, 2007.
A. Brandalise, In weiter Ferne so nah. In margine al sermone Beati Pauperes, in (a cura di G. Panno) Il silenzio degli angeli. Il ritrarsi di Dio nella mistica medievale e nelle riscritture moderne, Padova, Unipress, 2008, pp. 157-163.
A. Brandalise, Oltre la comparazione. Modi e posizioni del pensiero dopo l’intercultura, in (a cura di G. Pasqualotto) Per una filosofia interculturale, pp. 59-69, Milano, Mimesis, 2008.
A. Brandalise, Introduzione (con A. Barbieri), in (a cura di A. Barbieri, P. Mura, G. Panno) Le vie del racconto. Temi antropologici, nuclei mitici e rielaborazione letteraria nella narrazione medievale germanica e romanza, Padova, Unipress, 2008, pp. I-XXVIII.
A. Brandalise, Il multilinguismo nella mediazione (con A. Celli, K. Rhazzali, E. Sartori), in (a cura di G. Mantovani) Intercultura e mediazione, Roma, Carocci, 2008.
Postfazione, in C. Tenuta, Dal mio esilio non sarei mai tornato, io. Profili ebraici tra cultura e letteratura nell’Italia del Novecento, Roma, Aracne, 2009, pp. 167-170.
A. Brandalise – N. Fazioni (a cura di), Cosa cambia con Lacan? Saperi, pratiche, poteri, in “International Journal of Žižek Studies”, Vol 6, No 4, 2012.
A. Brandalise, Dentro il confine, Milano, Mimesis, 2019.
A. Brandalise, Metodi della singolarità, Milano, Mimesis, 2019.
La necessità dell’Altro: scritti in onore di Adone Brandalise, Milano, Mimesis, 2019.
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Adone_Brandalise, da qui sono tratte anche le parti virgolettate.

Festival Biblico Padova 2020 – Tema dell’incontro: Cura e parola

Relazione di Adone Brandalise

Parola-cura-ascolto. Nella nostra società, sostiene Brandalise, c’è bisogno di nuovi codici, codici che veicolino contenuti diversi e altri dopo l’esperienza del lockdown. Laudato sii e la parola come fonte creativa. Parola e ascolto della parola, per ri-prendere la cura dell’esistenza.
La parola e la taumaturgia. La parola che cura. Preghiera e dimensione religiosa come tessuto di parole. Una parola che interviene su ciò che parola non è. Vi è una vasta gamma semantica del prendersi cura.

Le parole creano una relazione, nella quale noi siamo attivi proprio nel prenderci cura. La parola che ha a che fare con qualcosa che parola non è. La domanda è “con quale legittimazione?” Brandalise sottolinea l’aspetto della pretesa delle parole, parole che pretendono di curare. Perplessità e fisiopatologia: non ci sono parole che non possano intervenire più di tanto.

Scienza: noi non facciamo parole. Noi operiamo con le cose. Parole: veicolo descrittivo. La proposta di ragionamento è: “Dio è intimamente il mio evento” (da Agostino di Ippona). Nello studiare il rapporto tra Creazione e Rivelazione, Brandalise sostiene come nelle grandi tradizioni monoteiste i racconti della creazione ruotino intorno a eventi sonori (la parola) (vedi la Tohra). Sun tzu la chiave di lettura è: lo spazio affinché accada. Creazione e ritrarsi, farsi spazio. Brandalise parla dello “sgorgare della ritrazione”. Una parola. Un suono che originariamente crea qualcos’altro. Ma crea anche il Creatore. Creato e Creatore si creano a vicenda. Questa parola-La parola che crea e che rivela-, incrocia un tempo della nostra vita ma anche dell’eternità. Tempo all’eternità e eternità al tempo.

Il sacro Corano (che non è testo ispirato) scende “bello che scritto” dall’alto, e scende scritto in arabo. La Bibbia in ebraico: è una parola che ascolta. Non c’è la parola di Dio se non c’è nemmeno la lingua nella quale viene pronunciata e anche la parola di chi ascolta. Dire e ascoltare tendono a coincidere. Henry Corbin[1]. Ciò che viene emancipato da qualsiasi limite dà un consenso che sia così.

Rapporto parola-mondo. La parola è presente intimamente in tutto ciò che crediamo non essere parola. Dunque la parola cura: la parola è qualcosa che ha a che fare con la dinamica stessa del creare.
L’immagine della creazione attraverso la parola. Materializzazione del suono della parola, dalla creazione al creato: la parola si materializza.
Walter Benjamin e il problema della lingua muta delle cose. L’invito di Benjamin è che c’è la possibilità che la lingua muta delle cose, attraverso l’evento umano, riprenda suono. Per esempio, il golem (per i pensatori ebraici). Parole che risorgono e risorgendo fanno riapparire la vita. Fortissima nella tradizione ebraica è la memoria.
Nella tradizione cristiana, quando l’angelo dice alle donne “perché cercate tra i morti colui che è vivo?”.
C’è la manifestazione sintetica di ciò che chiamiamo annuncio. La morte non è stata l’ultima parola della nostra esistenza.
Gnosticismo. Difficilmente possiamo pensare la parola come cura senza l’evento entro il quale la parola cura. La cura del linguaggio. Molte delle nostre malattie sono intessute di linguaggi malati. Le cose non “stanno”, bensì accadono. E dunque le parole possono intervenire perché hanno a che fare con ciò che accade.


[1] Corbin, orientalista e storico della filosofia, filologo islamista francese (Parigi 1903-Parigi 1978), è una figura poliedrica dell’orientalismo francese. La sua opera si caratterizza per un’acuta interpretazione di testi in lingua araba e persiana della filosofia islamica.

Marta Celio