Alessandro Cabianca, narratore, drammaturgo, saggista e poeta

Cenni Biografici

Alessandro Cabianca, nato a Cornedo vicentino, risiede a Padova dove organizza corsi, incontri di poesia ed eventi letterari.
Ha pubblicato un romanzo: Cinquecento. Papi, duchi, eretici e mariuoli;
una fiaba in versi: I musicanti di Brema (ora in Cromatismi contemporanei);
poesia: Sopra gli anni, Il gioco dei giorni, Le vie della città invisibile, L’ora dello scorprione, I guardiani del fuoco, Testimoni del tempo, Influssi;
per il teatro: Medea. La perfezione dell’ombra; Clitennestra. La saga degli atridi; Antigone. Libertà e destino e Torquato Tasso;
per la saggistica: Ottiero Ottieri. Dalla Olivetti alla Bicêtre e Persone e maschere nei versi di Ottiero Ottieri;
e, per CLEUP, Quattro secoli di poesia. Antologia della poesia veneta dal 1500 al 1800 e, scritti con il maestro Matteo Segafreddo: Armonie d’insieme. Poesia e musica dal mito al ‘900; Armonie contemporanee. Teoria ed estetica di opere d’insieme; Cromatismi contemporanei. Una terza dimensione poetico-musicale.
Cura la Collana di Poesia L’oro dei suoni, Proget Edizioni.Ha fondato il Gruppo90-ArtePoesia, il P.I.P. (Pronto Intervento Poetico) e, di recente, un nuovo sito internet e la relativa collana editoriale: Padova sorprende.www.mitopoiesis.com; www.padovasorprende.it

INFLUSSI di Alessandro Cabianca

Influssi, raccolta di 60 poesie – Tradotte e pubblicate in Romania (Influenţe, Studia New printing, Cluj-Napoca, 2015) da un grande poeta romeno, Stefan Damian, uno dei massimi traduttori italiano/romeno e viceversa, che conosce la lingua d’arrivo come docente di letteratura italiana all’Università di Cluj-Napoca, ed è poeta conosciuto anche in Italia, e in particolare a Venezia, per la partecipazione al Festival di poesia organizzato da Santese all’Istituto Romeno di Cultura. C’è in Cabianca un’aderenza al mondo della classicità, inteso non come repertorio acritico, ma strumento per inventare avventure per sé e per il lettore. Poligrafo nel senso positivo della parola, Cabianca opera sulle antinomie: Amore/Disamore, Incanto/Disincanto, Allegria/Disallegria, Memoria/Oblio, Certezza/Dubbio, Alto/Basso: involucro luccicante ma ricco di contenuti problematici con un velo di sofferenza esistenziale, nella considerazione degli altri, nel rapporto con la realtà e qualche ripiegamento su se stesso. I moduli espressivi dalla classicità non sono mai monocordi, variati come sono in uno stile dove non compaiono i guizzi prosastici tipici di tanta contemporaneità. Nella sua ricerca gioca un ruolo fondamentale la suggestione della classicità, che diventa un magico territorio con straordinari riflessi sul tempo presente. L’amore e l’interesse per il mito è per lo scrittore la condizione generante di tutta una serie di riflessioni che inquadrano l’aspetto metamorfico e il dinamico mutarsi della realtà, soprattutto quella più segreta e personale. Pertanto, anche quando Alessandro Cabianca coglie aspetti del visibile, registra gli elementi di connessione con un’interiorità sommossa da un sistema cangiante di umori, stati d’animo e sentimenti. L’amore ha uno spazio del tutto rilevante, mai cantato come abbandono, ma adattato alle esigenze e durezze del quotidiano. La poesia diventa così autoritratto, racconto con testo e sottotesto, un vissuto individuale talvolta complicato dove un conto è quel che si scrive e un conto quel che si vive, la parola è espressa e inespressa, c’è un gioco di profondità e di sviamento.

Da Le Metamorfosi (Ovidio) a I King, libro sapienziale cinese

Lo schema delle opposizioni nasce da I King, libro sapienziale cinese, libro delle contrapposizioni, metro culturale e del vissuto, che agisce non in senso morale, come per noi occidentali, ma in senso naturale. Questa raccolta, in particolare, traccia un ampio arco tra Metamorfosi diverse, il mutare di stato fisico, così presente nell’immaginario dei poeti greci e latini (Esiodo, Ovidio), e i mutamenti nell’animo umano in rapporto a quelli della natura, così presenti nel libro I King. La caratteristica tecnica di questa poesia è il piacere delle incidentali e la ricchezza degli enjambement, impiegati per dire le cose tutte d’un fiato e contemporaneamente operare delle alternative rispetto alla linearità del racconto. La sua poesia scorre fluida lungo le ragioni dell’equilibrio tra l’efficacia espressiva, la pregnanza significante e la “misura” del verso, sgorgata da una sensibilità che immette nella scrittura un’attitudine precisa al ritmo e alla musicalità, senza indugio sul compiacimento per la parola o proposizione ad effetto. C’è un modo caratteristico di pensare l’arte e la poesia da parte di Alessandro Cabianca ed è quello di lasciare o costruire tracce che entrino nella scrittura fisicamente, e portino ad altro, non solo in senso metaforico o metafisico, ma fisico, dove natura, vissuto e storia abbiano una presenza concreta, visibile, inquadrando il paradosso di questa realtà meravigliosa e tragica insieme. La poesia, questo eterno racconto, di sé e del mondo, se ha bisogno di riscoprirsi e di rinnovarsi, trova il migliore supporto sia nella grande poesia del passato sia nel confronto con i poeti contemporanei; a questo tende la poesia di Cabianca: incardinarsi nel presente ma con solide radici nella storia e nella cultura, attenta anche a echi lontani, a richiami a filosofie antiche, a libri sapienziali, al mito.
Riguardo alla bellissima traduzione, per chi non conosce la lingua d’arrivo, va detto che può apprezzarne la cadenza specifica, che diventa un susseguirsi di ritmi e di suoni, anche senza che se ne colga appieno il significato.

Enzo Santese

Testo

NOTTE (del nibbio, delle nuvole e dell’indifferenza)

Si parla con maggiore intimità
a luci basse o a lume spento,
allungando la veglia fino all’alba
in chiacchiere o in calde maldicenze.
Canti dell’anima con suono delicato,
come ombre severe fin sugli occhi,
dicono della vita che passa, del tempo che rimane,
più con dolcezza che per desolazione.
Si gioca con maggiore indifferenza,
le facce aguzze dal fumo e dalla fame;
e quando sonno e noia son quello che rimane,
un altro calice si colma, che l’ebbrezza duri.
La notte, passato che si spegne,
per come l’alba accende un medesimo futuro,
di ombre che frugano la mente, in giù,
di ghiaccio che sferza gli occhi, in sù,
verso la casa del nibbio e delle nuvole.

A. Cabianca, Influssi, Cluj-Napoca, Studia ed., 2015

Immagini

Lorella Fermo, artista di Capodistria, in occasione della presentazione di Influssi alla Libreria UBIK di Trieste organizzata da E. Santese, ha fatto omaggio a Cabianca di una stupenda caricatura.

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