Francesco Moser, leggenda del ciclismo

Premessa

A volte ci sono coincidenze che smuovono ricordi e mi portano indietro nel tempo a quando, come responsabile per il triveneto della società farmaceutica Also-Enervit, ora Enervit SpA, (per me oramai un’altra vita) dovetti essere a disposizione dell’Equipe Enervit nella tappa conclusiva del Giro d’Italia Verona-Soave a cronometro che determinò la vittoria di Francesco Moser nel 1984. Sono ricordi molto lontani, specie da quando sono uscito dal mondo lavorativo per seguire solamente la mia passione che è oggi la scrittura. Ed è stato l’amico scrittore Nicola Cetrano il tramite per un contatto con Francesco Moser che con molta signorilità mi ha concesso un lungo colloquio telefonico.

Francesco Moser

Nato in trentino, nella frazione di Palù di Giovo, il 19 giugno del 1951, è il ciclista italiano più vincente di sempre, con ben 273 vittorie, terzo al mondo, superato solamente da Eddy Mercks e da Rik Van Looy.

Ho avuto il piacere e l’onore di una conversazione telefonica con Francesco Moser nella quale si è soffermato sugli inizi della sua carriera di ciclista appena diciottenne sulla scia di ben tre fratelli, ciclisti professionisti, Enzo, Aldo e Diego; Aldo, in particolare, per gli importanti piazzamenti al Giro d’Italia, e Diego, direttore sportivo della Filotex, la squadra del suo esordio da professionista nel 1973.

Francesco ha sottolineato le difficoltà di quel ciclismo dicendo: “Chi voleva correre in bicicletta si doveva arrangiare, e doveva avere una sua bicicletta, non c’era, come ora, una squadra che la procurava; se non avevi una tua bicicletta niente ciclismo. Ecco la fortuna di essere nato in una famiglia di ciclisti!”.

Ha aggiunto che i primi buoni risultati a vent’anni ai Giochi olimpici di Monaco e, in particolare, la medaglia d’argento ai Giochi del Mediterraneo l’avevano convinto a scegliere il ciclismo come suo sport.

I principali successi

Faccio a questo punto una sintesi, perché l’elenco sarebbe lunghissimo, dei suoi principali successi:

1977 Campione del mondo su strada e campione nella gara di inseguimento su pista;

dal 1978 tre vittorie consecutive nella Parigi-Roubaix, la più massacrante delle corse;

partecipazione, con vittorie o importanti piazzamenti, a: Giro del Piemonte, Giro dell’Emilia, Giro di Lombardia, Giro delle Fiandre, Freccia Vallona, Tirreno-Adriatico e si potrebbe continuare oltre.

Molte le tappe vinte al Giro d’Italia (3 nel 1979), per 13 giorni in maglia rosa nel Giro del 1977, per 5 giorni nel 1980 e per sette tappe in maglia gialla nell’unico Tour de France cui ha partecipato.

1984 Vince la Milano-San Remo.

1984 Batte il record dell’ora che era di Eddy Mercks (Città del Messico) e si ripete per la seconda volta migliorando il suo record precedente; il record è stato poi riclassificato come “Miglior prestazione sull’ora” perché ottenuto con l’utilizzo di ruote lenticolari mentre l’Unione ciclistica internazionale ha mantenuto la dicitura di “Record dell’ora” solo per i record ottenuti con ruote classiche.

1984 Vince Il Giro d’Italia battendo Laurent Fignon nell’ultima tappa a cronometro nel tracciato da Verona a Soave con arrivo in Arena.

19 gennaio 1984, Città del Messico, Record dell’ora

Un colloquio franco e cordiale

Chiedo a Moser quali sono state le vittorie che gli hanno dato maggiore soddisfazione e quali le corse che hanno presentato difficoltà impreviste che gli hanno impedito la vittoria; mi risponde sottolineando che considera un po’ al di sopra delle altre le tre vittorie alla Roubaix, per il percorso impegnativo e gli avversari di altissimo livello, e soprattutto il Giro d’Italia, frutto di maggiore fatica proprio per la caratteristica di corsa a tappe con la necessità di dosare le forze e la tattica su un periodo non di un solo giorno ma di due settimane. Aggiunge che considera il record dell’ora una situazione a sé stante, per come è stato realizzato (a Città del Messico, con ruote lenticolari, come detto).

Moser non nasconde il suo rammarico, da un lato per non aver vinto il Giro delle Fiandre arrivando due volte secondo (non che sia da considerarsi una sconfitta, aggiungo io, arrivare secondo dietro a corridori del calibro di Walter Planckaert nel 1976 e di Michel Pollentier nel 1980) e, soprattutto per il secondo posto che Moser considera il più amaro, l’aver perso cioè per pochi (due) centimetri il campionato del mondo al Nurburgring in Germania ad opera di Gerrie Knetemann dopo una volata epica.

Giro delle Fiandre 1979

Poche parole ha riservato Francesco Moser agli avversari, naturalmente al fortissimo Eddy Mercks, il più ostico degli avversari, e alla rivalità, soprattutto coltivata dai giornali, con Giuseppe Saronni, vincitore di due Giri d’Italia. Mi dice che tra avversari c’era rispetto e che la rivalità si trasformava spesso in una sorta di cameratismo che, dopo le gare, portava a significative tavolate e qualche sfottò.

Chiedo anche a Moser se pensa di considerare qualcuno dei più giovani come suo erede, ciclisticamente parlando; risponde che l’arrivo di Bugno alla sua squadra aveva aperto a questa possibilità, e che del resto Bugno aveva ottenuto vari successi in carriera, ma, con la sua solita chiarezza, afferma che un vero e proprio erede non c’è stato.

Il ciclismo di ieri e quello di oggi

Francesco Moser al Giro d’Italia 1984

Nel proseguire il dialogo telefonico ho fatto presente a Francesco che anche durante la sua lunga carriera di ciclista le cose erano cambiate dalla prima fase “eroica”, tutta fatica, allenamenti e impegno individuale a una fase in cui l’intervento di equipe specialistiche si erano messe al servizio del corridore per ottenere il massimo di risultati e facevo riferimento in particolare all’Equipe Enervit per l’aspetto della alimentazione e all’equipe del professor Dal Monte per gli aspetti tecnici: l’utilizzo in corsa delle ruote lenticolari per un migliore effetto aerodinamico.

La risposta a queste mie osservazioni è stata molto interessante: il miglioramento della alimentazione, con un equilibrio tra le varie componenti della dieta e una assunzione ragionata degli alimenti sia nella lunga preparazione delle corse a tappe, con allenamenti impegnativi, sia durante le gare, ha sicuramente aiutato, quanto alle ruote lenticolari e alle polemiche che erano seguite ai successi del 1984, ai due record dell’ora e al Giro d’Italia, è stato categorico: nessuna irregolarità, come del resto confermato dall’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) che ne ha autorizzato l’utilizzo nelle cronometro e nelle gare su pista e ricorda che le ruote lenticolari erano state utilizzate proprio in una cronometro, la Verona-Soave, quando riuscì a strappare la maglia rosa a Laurent Fignon nell’ ultima tappa del Giro 1984.

Questo dialogo mi ha portato a una domanda diretta sull’oggi: com’è cambiato il ciclismo, quali le principali novità?

Innanzitutto – risponde Moser – la tecnologia ha fatto ulteriori progressi e oggi le biciclette sono progettate in ogni minimo particolare (materiali, manubri, ruote, freni, cambio) come prodotti ingegneristici.

Ma, soprattutto, oggi ci sono le squadre, nulla è più affidato alle sole capacità individuali, i bambini cominciano ad allenarsi fin da piccoli, anche prima dei 12 anni entrano nella categoria giovanissimi, a tredici-quattordici anni iniziano le prime gare, come esordienti, a quindici-sedici come allievi, a diciassette-diciotto come juniores, e questa categoria può aprire le porte al professionismo, ma, sottolinea, che l’aspetto più importante è che oggi le squadre pensano a tutto, all’equipaggiamento, alla bicicletta, agli allenamenti, alla alimentazione, alle trasferte.

Altra sua considerazione, è che, mentre ai suoi tempi si decideva la tattica della corsa gara per gara in base alle capacità e alle forze di ognuno, oggi le tattiche e le strategie sono decise a tavolino e gli atleti sono, si potrebbe dire, teleguidati.

Francesco Moser imprenditore

Infine domando a Francesco Moser quali le sue principali attività da quando ha smesso di correre.

Risponde che dopo il ritiro aveva iniziato a costruire biciclette, lavoro in seguito abbandonato, pur mantenendo una collaborazione sul piano tecnico con i costruttori di biciclette della Fantic Motor di Santa Maria di Sala nel veneziano e che oggi la sua principale attività è nella agricoltura e in particolare come viticoltore con vitigni sulle colline del trentino e in particolare nella Valle di Cembra con la produzione di eccellenti Brut e dei classici vini del territorio dal Teroldego al Mϋller-Thurgau, al Traminer.

Ringraziamenti

Per concludere voglio ringraziare Francesco Moser per la disponibilità, l’amico Nicola Cetrano per avermi sollecitato e il figlio di Nicola, Luca, che si è fatto tramite con Carlo, figlio di Francesco Moser, per la realizzazione di questo dialogo che la Rivista culturale Padova sorprende ha l’onore di ospitare e ringrazio la società Enervit che ha messo a disposizione le immagini del Record dell’Ora in Messico.

Francesco Moser alla Parigi – Roubaix del 1979

Alessandro Cabianca

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