Germogli di parole, di Marta Celio

Nasce nella Svizzera romancia e si trasferisce a Padova dove si laurea in filosofia teoretica. La sua poetica si nutre della letteratura classica e contemporanea e la sua formazione filosofica la porta agli sperimentalismi più azzardati a stretto contatto con l’arte contemporanea. In dialogo con Agostino Perrini (Brescia), con Franca Grisoni (Sirmione) e con Paolo Marcolongo orafo e scultore (Padova) partecipa a varie esposizioni di poesia visiva. Gioca con i materiali, gli specchi, la carta a forma di spina, i cubi di migliaia di fogli. Tra le numerose raccolte di poesia citiamo: La nuvola nel bicchiere, 1995, Stanze 2009, Autunno, 2015, Altrove, 2017, La veglia, 2018, Germogli di parole, 2019.

Germogli di parole

L’ultima, ma per poco, silloge poetica di Marta Celio, è quasi una ‘poetica dell’istante’, come sottolinea nella prefazione Adone Brandalise. Poesia che implica la necessità di interlocutori, poiché la consumazione del tempo presente, con le assenze, il dolore, l’inevitabile labilità dell’esistere, non può stare soltanto nell’orizzonte dell’ego. Perciò nella silloge scopriamo tutta la sorprendente sapienza dialogica di questa poetessa, anzitutto tra un io e un sé, tra l’io e i vari tu, anche dislocati graficamente nella pagina, sempre in bilico tra un qui e un altrove, e sorprende l’incontro del suo mondo poetico con le voci più consonanti della poesia contemporanea (Merini, Zanzotto, Benedetti, Cappello). Illuminante la postfazione di Alessandro Tessari.

La Redazione

Germogli di parole, Francavilla Marittima (CS), Macabor, 2019