La Cappella della Madonna Mora nella Basilica di Sant’Antonio di Padova

Abstract

Tra le molteplici opere d’arte che si conservano all’interno della Basilica del Santo a Padova – da secoli luogo perno della religiosità cittadina nonché meta mondiale di pellegrinaggio – meritevole d’attenzione è la cosiddetta “Madonna Mora”, una statua rappresentante la Vergine con il Bambino, la cui realizzazione è attribuita a Rainaldino de Puydarrieux, scultore occitano esponente del tardo gotico francese.

La statua

Datata al 1396 (1), la statua venne commissionata dalla confraternita di Sant’Antonio e collocata in uno spazio appartenente un tempo alla chiesa di Santa Maria Mater Domini, già sede dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali di Padova nella prima metà del secolo XIII. Si tratta dell’unico ambiente superstite di questa antica chiesa, ambiente oggetto di particolare venerazione in quanto ospitante – tra il 1231 ed il 1263 – l’arca contenente le spoglie di Sant’Antonio: fu infatti in questo luogo che il Santo chiese di essere sepolto. A seguito dell’erezione, a partire dalla metà del secolo XIII, dell’attuale Basilica (2), la chiesa di Santa Maria Mater Domini venne inglobata nel nuovo edificio. Nell’ultimo quarto del secolo XIV si decise di adornare questo spazio inserendo un altare ospitante la scultura mariana, posta al centro di una grande edicola gotica (3). Questo ambiente è oggi conosciuto come Cappella della Madonna Mora, ed è collocato nel braccio sinistro del transetto settentrionale della Basilica, tra la Cappella dell’Arca del Santo e l’ultima cappella del tornacoro (4). Per quanto riguarda la dedicazione alla “Madonna Mora”, è bene sottolineare come questa trovi riscontro all’interno di documenti di epoca tarda (5). Sull’origine dell’appellativo “Mora”, una delle ipotesi più accreditate considera come la Vergine potrebbe essere stata così chiamata per via del suo colorito bruno, dovuto al deposito di polveri e fumo provenienti dai ceri votivi che per secoli furono posti sull’altare (6); una seconda ipotesi considera invece come la cappella fosse sotto il giuspatronato della famiglia Rogati-Negri, con una concessione che durò fino al secolo XIX.

La scultura della Vergine con il Bambino è stata realizzata in pietra arenaria, così come l’altare ed il tabernacolo. Quest’ultimo presenta inoltre colonne di marmo rosso veronese e parti in trachite euganea, e risulta finemente lavorato e abbellito da una serie di rilievi scultorei policromi, ossia il Dio Padre benedicente sulla sommità della ghimberga; il Cristo dolente entro un medaglione posto al centro della cuspide; l’Annunciazione sotto i due pinnacoli laterali, con a destra la Vergine Annunciata e a sinistra l’Arcangelo Gabriele; Angeli con strumenti della Passione entro nicchie al di sopra dei pulvini delle colonne.

La bellezza dell’intero complesso architettonico e decorativo si concilia perfettamente con la statua della Vergine, magistralmente scolpita e dipinta, arricchita da parti dorate ed inserti preziosi. Essa è raffigurata nell’atto di ritrarsi per osservare il Bambino, sorretto con il braccio e la mano sinistra, mentre la destra regge lo scettro. Sul capo è posta la solenne corona d’oro, la cui particolare lucentezza è richiamata da elementi come la collana e la cintura. Tra i dettagli più articolati vi è senza dubbio l’acconciatura, dove i capelli sono raccolti in trecce adornate da un nastro dorato. La scelta del tipo di veste è dettata da profonda eleganza, ispirata ai più preziosi tessuti coevi: panni di un tenue color vermiglio con motivi floreali in oro, arricchiti da un manto che si presenta giallo all’interno e azzurro all’esterno, con motivi a quattro lobi anch’essi dorati. Il tutto contribuisce alla resa di una figura sicuramente raffinata e solenne, custodita ancora oggi, a distanza di secoli, in un luogo di grande spiritualità ed importanza per la storia di Sant’Antonio e della sua Basilica.

Note

(1) Tale datazione compare nell’iscrizione riportata sulla base della statua: “Fratalea Antonii celebrantes vota Deo gens/effigiem posuere/sacram sub honore Beate/Virginis impense plus contulit atque laboris/Dominicus Lanio reddendi muneris autor/M CCC UCXXX VI die IIII Iunii”, in Bernardo Gonzati, La Basilica di S. Antonio di Padova descritta ed illustrata, vol. I, Padova 1852-53, p. 242.
(2) A causa della crescita del culto del Santo che seguì la sua canonizzazione, avvenuta il 30 maggio 1232, a partire dalla metà del secolo XIII si sentì necessaria la costruzione di un nuovo e più grande edificio, in grado di accogliere l’ingente numero di pellegrini e di garantire la piena soddisfazione delle funzioni liturgiche.
(3) La superficie muraria che si trova dietro al gruppo scultoreo della Madonna Mora è caratterizzata da un’interessante decorazione pittorica che studi in anni recenti hanno attribuito a Giotto, il quale l’avrebbe realizzata nei primissimi anni del secolo XIV su commissione dei Frati Minori Conventuali di Padova, vedi Giacomo Guazzini, “Un nuovo Giotto al Santo di Padova: la cappella della Madonna Mora”, in Nuovi Studi, XXI, 20(2015), pp. 5-40.
(4) Dalla Cappella della Madonna Mora si ha inoltre accesso alla Cappella del Beato Luca Belludi.
(5) Si parla di una “Madonna Nera”, ad esempio, in un documento datato al 1651, vedi Antonio Sartori, Archivio Sartori. Documenti di storia e arte francescana, a cura di Giovanni Luisetto, 4 voll., 8 tomi, Padova 1983-1989, I (1983), Basilica e convento del Santo, p. 665, nota n. 6.
(6) Si segnala come nel 2010 un profondo intervento di restauro abbia restituito alla statua della Madonna e alle varie figure inserite nelle parti del tabernacolo la loro antica immagine di bellezza. Infatti, alla sculture mancava il colore originario, in quanto precedenti restauri di XIX secolo le avevano ricoperte di nerofumo, creduto tinta originale. La Madonna Mora torna a splendere – il mattino di Padova (gelocal.it)

Immagini

Basilica di Sant’Antonio, Cappella della Madonna Mora, Altare con ante aperte: Statua della Madonna con Gesù Bambino.
Opera di Rinaldino di Puydarrieux (o di Francia), 1396.
Foto di Rampazzo Giuseppe, dopo i restauri del 2010, Archivio Messaggero di Sant’Antonio.
Si ringrazia la Pontificia Basilica del Santo per la gentile concessione.
Basilica di Sant’Antonio, Cappella della Madonna Mora, Padre eterno ed Angeli.
Affresco sulla parete di fondo attribuito a Jacopo da Verona (Fine secolo XIV).
Foto di Rampazzo Giuseppe dopo i restauri del 2010. Archivio Messaggero di Sant’Antonio.
Si ringrazia la Pontificia Basilica del Santo per la gentile concessione