L’Abbazia di Santa Giustina di Padova

Abstract

Una delle più grandi basiliche, ottava della cristianità per grandezza, è Santa Giustina sul lato della grande piazza di Padova che è il Prato della Valle. Antichissima la sua origine legata al culto di Santa Giustina martire e di San Prosdocimo, primo vescovo di Padova e al culto dei molti santi di cui custodisce le spoglie tra cui l’evangelista San Luca e l’apostolo San Mattia. A fianco della basilica è stato eretto un importante monastero per secoli punto di riferimento, oltre che religioso, anche culturale, sociale ed economico di vasti territori. Numerose le opere d’arte, gli altari in marmi policromi delle cappelle, i teleri, le statue, le arche, i sarcofagi contenenti le spoglie dei santi, immensa ricchezza di storia, arte e cultura.

Cenni storici: l’Abbazia di Santa Giustina (VI secolo)

Padova, Basilica di Santa Giustina

Sul luogo della tomba di Santa Giustina di Padova (1), martirizzata, secondo la tradizione, su decisione dell’imperatore Massimiano, presente a Padova nel 304, il prefetto del pretorio, l’ostrogoto Venanzio Opilione, nel VI secolo fece costruire una basilica affiancata da un oratorio dedicato a san Prosdocimo vescovo, detto anche Sacello di Santa Maria. Questo oratorio è quanto ancora oggi rimane della più antica basilica e si raggiunge attraverso un breve corridoio detto dei Martiri.
Vicino alla Basilica sorse fin dal X secolo un monastero benedettino (Foto n. 6) che fu distrutto dal terremoto del 1117 e riedificato e ingrandito di secolo in secolo. (2)

Abbazia e monastero (X secolo)

Basilica di Santa Giustina, particolare

Dopo la devastante invasione degli Ungari nell’anno 899 che misero a fuoco la città con la distruzione di chiese e conventi come l’Abbazia di San Pietro, interna alla città, figura fondamentale nel recupero e nello sviluppo della Abbazia di Santa Giustina, esterna al circuito delle mura cittadine, fu Gauslino (3), vescovo di Padova dal 964 al 990. E l’Abbazia divenne in breve tempo riferimento religioso dell’intero territorio sia sul piano organizzativo che su quello economico e sociale.
Nel 971 questo vescovo accrebbe il patrimonio della Abbazia e la pose come riferimento di varie chiese permettendo anche la raccolta delle decime, donò inoltre un ospedale per i pellegrini e un asilo per i poveri, per ridurre così la situazione di grave povertà e miseria della popolazione togliendo il luogo in cui era sorta la prima basilica dal degrado in cui era precipitato. Questo si può dedurre dai documenti del periodo che dicono del luogo ‘desolatum’ in cui l’Abbazia si trovava; furono ripristinate le funzioni di accoglienza dei pellegrini e di assistenza dei poveri già affidate all’Abbazia che con il tempo erano andate perdute:
“in circuitu desolatum, nec esse qui aliquid diceret aut aliquam susceptionem hospitibus aut pauperibus pareret”. (4)
Nello stesso documento citato in nota sono indicate le terre su cui la rinnovata Abbazia ebbe, in concorso con le chiese locali, giurisdizione e sono:
‘l’Arco dove corre il Rodrone’, la ‘Chiesa dell’Angelo vicina al Monastero’, la ‘chiesa di Sant’Arcangelo’ in Vanzo, ‘la Terra Senodo con Quartesi e Decime’, ‘la Chiesa di San Martino vicino a Monselice con Case, Servi, e Serve’, le Corti di Tribano, Pernumia, Conselve, Arre, la Chiesa di S. Gallo in Masone nel vicentino e di San Giorgio con terre, decime e tutti i benefici. (5)
Un patrimonio immenso e complesso nella gestione che i monaci misero a frutto per migliorare le condizioni di vita della popolazione: iniziarono a bonificare le vaste paludi, con la canalizzazione delle acque, creando mulini, e a disboscare le zone di più fitta vegetazione boschiva, rendendole fertili campagne e avviando una rete di coltivazioni e colonizzando i luoghi soprattutto a sud di Padova, da Maserà a Conselve, da Montegrotto a Baone, da Bovolenta a Codevigo, e alcune zone a nord, come Limena, quasi per tutta la provincia di Padova. Molte chiese fecero capo a Santa Giustina, con una non sempre facile convivenza con il clero locale, specie per via delle decime, alcuni monasteri come San Salvaro di Monselice, vaste corti come Correzzola (Foto 7), al centro di un’area bonificata, addirittura castelli come Castelbaratero, in zona di Este, di cui oggi non c’è traccia, o fortezze come il Castrum Brente (Brenta dell’Abbà) e Castrum domini abbatis (Concadalbero).
Nel 1448 anche l’Abbazia di Praglia (Foto n. 8), monastero benedettino autonomo fondato nel 1080 dai Maltraverso, passò sotto la giurisdizione di Santa Giustina.

L’Abbazia di Praglia (Pd)

Il periodo ezzeliniano

Durante il burrascoso periodo in cui Ezzelino da Romano tentò a più riprese di impadronirsi di Padova il monastero di Santa Giustina fu uno dei più decisi avversari delle sue mire egemoniche; in questo periodo furono due gli abati che si distinsero per spiritualità e cultura: Arnaldo da Limena e Giordano Forzaté, entrambi venerati come beati dalla Chiesa cattolica. Altre caratteristiche accomunano le vite di questi due abati, oltre ad essere stati, in periodi molto vicini, entrambi i maggiori responsabili di Monastero: di San Benedetto il Forzaté e di Santa Giustina l’Arnaldo da Limena; entrambi furono dottori (di Diritto?) presso lo Studio di Padova, entrambi, come detto, furono tra i più decisi avversari di Ezzelino, entrambi da lui imprigionati, nel 1237 il Forzaté e nel 1246 l’Arnaldo. Di particolare importanza fu la capacità per l’Arnaldo di gestire le vaste proprietà del Monastero con la risistemazione della rete idrica sia nella zona di Prato della Valle con fossati e canalizzazioni, sia nelle varie corti, in particolare nella corte di Concadalbero, mentre il maggior merito e impegno del Forzaté riguarda la spiritualità con la costituzione de l’Ordo monachorum alborum Sancti Benedicti de Padua, detto movimento degli “Albi”, un ordine molto attivo nella vita sociale e politica della città, cui aderirono molti monasteri in Italia. Per questa sua missione rinunciò anche alla carica di vescovo di Ferrara.
Da sottolineare il diverso atteggiamento di Federico II nei confronti del Monastero e dei monaci rispetto ad Ezzelino: negli anni 1239-1240, l’Imperatore fu in ottimi rapporti con l’abate Arnaldo al punto da essere ospitato per molti mesi con tutto l’esercito proprio nelle pertinenze del monastero e fece liberare anche il Forzaté consegnandolo al patriarca di Aquileia, togliendolo dalle mani di Ezzelino.

Il culto dei santi i cui corpi sono in Basilica

Riprese anche la devozione popolare legata al culto dei santi Giustina e Prosdocimo, di San Luca l’evangelista, dell’apostolo San Mattia, e di altri santi e beati i cui corpi erano custoditi nella Basilica e che erano stati nascosti nel periodo delle invasioni barbariche.
Dopo la distruzione della basilica per il terremoto del 1117 la ricostruzione fu molto lenta, anche per le interferenze dei carraresi, che consideravano l’Abbazia troppo potente, in contrasto con l’Abbazia di Santo Stefano, da loro fondata. Fu ricostruito in varie fasi successive, e significativamente ingrandito, anche il monastero benedettino che aveva subito danni ingenti. Dopo il 1400 un abate di grande personalità, Ludovico Barbo, diede nuovo impulso al monastero, nel frattempo ricostruito con ben quattro chiostri, che divenne sede di una grande riforma con la fondazione nel 1419 della Congregazione cassinese di Santa Giustina “De unitate”, con un centinaio di monaci e collegamenti con molti monasteri dell’Italia settentrionale; le cronache dicono che la Congregazione di Santa Giustina “andava accogliendo nel suo seno tutte le grandi abbazie della Penisola, diffondendosi indifferentemente in ogni regione”. (6)

Il devastante passaggio dell’esercito napoleonico (1797 e 1801)

Il passaggio di Napoleone fu devastante per Padova e in particolare per le sue chiese e conventi; molte opere di pregio nei mesi di inizio 1800 in cui l’esercito francese occupò la città presero la via della Francia, beni mobili e immobili furono venduti, la biblioteca, che aveva un patrimonio di 80.000 volumi, in parte fu spogliata o dispersa e la basilica rischiò l’abbandono. Anche le due grandi statue d’argento, di cui si ha notizia, di Santa Giustina e San Prosdocimo con i basamenti che riportavano in rilievo episodi della loro vita subirono, forse in questo periodo, la sorte che toccò a molte opere d’arte: rubate o distrutte e le opere in metallo prezioso fuse per il soldo dell’esercito. Del resto anche la Basilica di Sant’Agostino nella zona che oggi è l’ex Caserma Piave, quartier generale della cavalleria francese, sconsacrata, ebbe funzioni militari, forse magazzino o stalla, decretandone quel declino che l’Austria, subentrata ai napoleonici, continuò fino alla demolizione. A completare l’opera di spoglio di Santa Giustina ci pensò il Comune quando la basilica divenne parte del demanio e il monastero fu adibito a esigenze civili: ospizio per i soldati, poi ospedale miltare, quindi magazzino e dormitorio per le truppe (nel 1915-’18) e infine caserma. Dopo il 1950 iniziò un lento e parziale lavoro di restituzione e di ripristino.

Funzione religiosa, culturale, sociale ed economica della Abbazia

Biblioteca statale del monumento nazionale di Santa Giustina

Non si sottolinea mai abbastanza la funzione sociale ed economica delle varie Abbazie e, per tutto il territorio padovano, di Santa Giustina in particolare, oltre alla funzione spirituale e alla funzione culturale. Molti monaci diventarono degli abilissimi amanuensi e il recupero di opere di grande pregio, sia religiose, vangeli istoriati, vite di santi, sia classiche, sono oggi conservate per merito di questi oscuri operai del recupero e del restauro che hanno dato origine a preziosissime biblioteche, come quella di Santa Giustina, oggi monumento nazionale. (Foto n. 9)
Ma le opere che hanno dato alla popolazione di un’area vastissima i mezzi di sostentamento e di sviluppo e hanno modificato radicalmente interi territori malsani, come le paludi provocate dalle grandi e periodiche inondazioni di corsi d’acqua non regolati da argini adeguati, o il recupero alla coltivazione di aree inospitali, perché boscaglie, sono state, nei secoli, l’impegno costante dei monaci, con le grandi bonifiche, attraverso le cosidette Corti affidate a dei gastaldi ma gestite, direttamente o indirettamente, dagli abati, in particolare le corti di Legnaro, Concadalbero e Correzzola.

L’architettura: le vicissitudini della fabbrica della Basilica lungo i secoli

L’architetto che ideò questa meravigliosa fabbrica non ci è noto e si potrebbe pensare che sia stato uno degli umili frati che abitava il convento. L’antica basilica doveva avere un aspetto singolare se, come affermano gli studiosi: “Le analisi archeologiche sui resti della chiesa medievale di Santa Giustina di Padova sembrano dimostrare che il coro più antico fosse separato dalla navata tramite un pontile collocato all’ingresso del presbiterio:l’accesso dalla navata era consentito tramite una scala che superava il dislivello dovuto alla cripta, nella quale si custodiva il corpo della Martire titolare” (7) e anche nella seconda fase pare che il coro fosse separato dalla navata. (Foto n. 10)
La costruzione dell’attuale basilica, in stile rinascimentale iniziò nel 1500 ma fu rimaneggiata lungo tutto il secolo. Vi succedettero molti architetti (Girolamo da Brescia, Sebastiano da Lugano, Andrea Briosco, Matteo o Andrea da Valle, Andrea Moroni, e per le difficoltà del terreno, in buona parte paludoso, e per la grandiosità del progetto. Si cita anche un intervento di Vincenzo Scamozzi sui catini dei soffitti per migliorare l’acustica. La forma attuale ha il tradizionale impianto basilicale a croce latina, a tre navate, cappelle laterali, transetto e cupola nella crociera; le sue dimensioni sono: m.118 per 82, altezza 70 metri alla cupola centrale. Alle tre cappelle principali, il presbiterio con il coro e le due laterali di San Luca e San Mattia, si affiancano due cappelle minori e, altre dodici, sei per parte, lungo la navata. Dall’esterno si può cogliere la grandiosità della basilica e ammirare soprattutto le otto cupole che danno un senso di austerità e compiutezza all’intera fabbrica. La basilica fu consacrata nel 1606.

Le opere d’arte

Al suo interno, oltre ai numerosissimi esempi di arte sacra, sono celebri gli affreschi di Sebastiano Ricci, i paliotti in commesso fiorentino della famiglia Corbarelli e la grande pala raffigurante il Martirio di Santa Giustina di Paolo Veronese, collocata in basilica nel 1575. (Foto n. 11)

Opere lignee

L’altare fu opera dell’intagliatore fiorentino Giovanni Manetti e del doratore veneziano Giovanni Moretti. L’imponente coro, con gli stalli in due ordini sovrapposti e gli specchi del dossale con figure scolpite in rilievo, fu opera del francese Riccardo Taurigny (italianizzato Taurino) coadiuvato dall’italiano Giovanni Manetti. Il lavoro durò otto anni. (Foto n. 12)

La spiritualità

Paolo Veronese, Martirio di Santa Giustina

La Regola di San Benedetto considerava la liturgia il cuore della vita monastica: la quotidiana partecipazione alla messa conventuale (cantata in forma solenne) e alle otto ore dell’ufficio divino (anch’esse cantate) costituivano pertanto l’occupazione principale del monaco. Il coro, luogo preposto ad accogliere i religiosi durante gli appuntamenti della preghiera comunitaria, era pertanto il luogo principe del monastero.
La Congregazione di Santa Giustina inizialmente, adottò consuetudini piuttosto severe, al fine di mantenere lo spirito mondano fuori dal chiostro. Questo comportò la scelta di uno stile liturgico sobrio, che ebbe evidenti riflessi anche nelle forme musicali: l’uso dell’organo e della polifonia, all’epoca ormai molto diffusi, furono infatti considerati fattori di distrazione; il canto monodico, nel quale i monaci dovevano essere adeguatamente istruiti, era pertanto il solo consentito. Fu anche proibito l’uso di strumenti musicali per diletto, mentre l’organo fu concesso dal 1438 solamente nelle ‘feste doppie maggiori’.(8)
Questa antichissima Abbazia, faro di civiltà e laboriosità per molti secoli, merita una trattazione ben più completa, per questo ci riserviamo di tornare a scriverne soffermandoci su aspetti specifici anche se è d’obbligo rinviare il lettore ad alcuni siti on line dedicati con ampia documentazione fotografica e alle molteplici pubblicazioni, alcune di grande pregio, di argomento sia storico, che artistico, che religioso.

Alessandro Cabianca


Note

1) www.abbaziasantagiustina.org/storia
2)http://www.festivalbiblico.it/events/labbazia-s-giustina-gerusalemme-celeste-citta-nella-citta/?fbclid=IwAR0ATT1rk8iAz_Tgaup0iAvRBEVN3q3fOljFADCSYE2z4zvugh0U3dL_rcQ.
3) Le informazioni su Gauslino sono tratte da “Dissertazione sopra l’istoria ecclesiastica di Padova”, Volumi 5-6 di Francesco Scipione Dondi dall’Orologio.
4) Dalla medesima dissertazione, p.35. Anno 899. Dopo che Berengario aveva rifiutato qualsiasi patteggiamento con gli Ungari che si trovavano in rotta, costoro assalirono e distrussero l’esercito del re d’Italia: “Da qui ebbero inizio le stragi della Lombardia. Città, Castelli, Chiese, Monasterj, tutto fu preda del loro furore… La nostra città di Padova, che era così vicina al luogo della battaglia (la zona del Brenta, ndr.), fu con Trevigi, e Vicenza lo scopo delle loro spade, come lo furono Pavia, e Milano. Padova fu da loro distrutta, rovesciati i Tempj, e particolarmente la Badìa di San Pietro, e di Santa Giustina”.
5) Ivi, p.89
6) Gregorio Penco, Storia del monachesimo in Italia. Dalle origini alla fine del Medioevo, Milano, Jaka Book, 1983.
7) Massimo Bisson,Santa Giustina di Padova e San Giorgio Maggiore di Venezia: musica, architettura e liturgia in due grandi monasteri benedettini del Veneto da I luoghi e la musica, a cura di F. Pezzopane, ISMEZ editore, 2009.
8) Altre informazioni si trovano nella rivista Padova e il suo territorio n. 111, in www.abbaziadisantagiustina.org e in https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Giustina.

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