Ludovico Buzzaccarini, chi era costui?

Abstract

Nel 1428, in una località di Abano, ai piedi dei Colli Euganei, si verificò un evento prodigioso: la Madonna apparve a un vecchio soldato e gli predisse, tra le altre cose, la guarigione di alcune ferite riportate in battaglia, la fine della peste e il ritrovamento di un quadretto con la propria immagine, rimasto nel fondo di una vasca termale. Il nobile Ludovico Buzzacarini, uomo di grande prestigio in Padova, venuto a conoscenza del fatto, si fece tutore e consigliere del veggente, nonché protettore del luogo in cui avvenne il miracolo. L’autore del presente articolo, nel tracciare il profilo del Buzzacarini, ne mette in luce il passato militare, insigne per aver egli combattuto valorosamente dapprima in favore dei signori di Carrara, ai quali era particolarmente legato, poi dei Veneziani e, infine, nuovamente dei Carraresi. Per questo sgarro, accusato di tradimento dalla Repubblica Veneta, venne condannato con il figlio Francesco ad una morte ignominiosa. Ma la sua statua troneggia tra quelle dei padovani illustri, che circondano l’isola Memmia di Prato della Valle.

Un evento prodigioso ai piedi degli Euganei

Nel metter mano alle ricerche per la pubblicazione di un mio libro, intitolato “Le origini del santuario di Monteortone attraverso le fonti e i documenti antichi”, uscito nel 2019 per i tipi dell’editore Vincenzo Grasso, mi sono imbattuto in un personaggio di straordinaria importanza per la storia medievale di Padova. Lo storico Giacomo Filippo Tomasino (o Jacopo Filippo Tomasini), vescovo di Cittanova, nella sua opera  intitolata “Historia della Beata Vergine di Monteortone”, pubblicata nel 1644, ne parla in termini ammirativi, direi quasi con venerazione, e riferisce quanto segue.

Nel maggio 1428, la fama di un evento miracoloso, verificatosi appunto in quella località dei Colli Euganei, si divulgò per i paesi del vasto circondario e fu un continuo accorrere di curiosi e di fedeli, di sani e di malati, di contadini e di nobili. Un gentiluomo di nome Ludovico Buzzacarini, rifugiatosi con i suoi familiari e con i suoi servi sul vicino colle di San Daniele, per scampare ad un’epidemia di peste che, in quel periodo, aveva messo in ginocchio la popolazione del territorio padovano, venuto a conoscenza dell’avvenimento, scese in pianura per verificare di persona cosa fosse effettivamente accaduto.

Fu talmente sconcertato dalla prodigiosità degli eventi, che si fece subito tutore e consigliere del veggente Pietro Falco, il soldato che, in seguito ad una apparizione divina, si era immerso in una fonte d’acqua termale, nascosta tra la vegetazione di un boschetto ai piedi del colle, riacquistando la salute e rinvenendo nel fondo della vasca un quadretto con l’immagine della Madonna. Profondamente turbato dal racconto del soldato e dei testimoni oculari, all’indomani decise d’accompagnare il veggente in città, perché annunciasse ai rettori di Padova quanto la Vergine gli aveva rivelato. Fu così che il podestà Marco Giustiniani ed il vicario della diocesi Domenico Marcolongo lo incaricarono a prendersi cura del luogo e a provvedere ad una onorevole e disciplinata custodia della fonte e del dipinto. Ma vediamo, a questo punto, di procedere per gradi.

Esperienze militari del Buzzacarini

A Padova, una delle statue che circondano l’isola Memmia di Prato della Valle, scolpita da Pietro Danieletti (o Danieletto) e fatta erigere nel 1778, rappresenta Ludovico Buzzacarini (o Lodovico Buzzaccarino) vestito di corazza, il quale regge in mano il bastone del comando. Chi era, dunque, questo signore e quanto peso avevano la sua notorietà e la sua autorevolezza nella città del Santo? Il suddetto Tomasino ebbe a definirlo “uomo di grande autorità e ricco d’esperienza delle cose mondane, oltre che rinomato per la sua integrità di vita, per cui la gente aveva di lui molta considerazione e non c’era chi non l’amasse”.

Nato a Padova verso il 1360, Ludovico era figlio del nobile Arcoano Buzzacarini, accanito avversario dei Veneziani. Nel suo glorioso passato militare, aveva valorosamente difeso la patria e servito fedelmente la signoria dei Carraresi. In guerra, infatti, era stato un abile generale, anche se non sempre gli andò bene, come quando, in una cruenta battaglia combattuta nei pressi di Noale, in cui i padovani vennero sconfitti da Malatesta di Rimini, comandante delle truppe della Serenissima, fu preso e incarcerato. Qualche tempo dopo, però, Venezia lo restituì ai suoi Signori.

Nel 1405, la Repubblica di Venezia, che non demordeva, tornò all’attacco, conquistando Padova e distruggendo i Carrara, di cui fece strozzare in carcere Francesco Novello e due suoi figli. Il Buzzacarini, allora, passò ai servigi della Serenissima, pur conservando sempre in cuore la nostalgia per il dominio carrarese e l’indipendenza padovana. Divenne uno stimato e valoroso ufficiale delle truppe veneziane, tanto che, nel 1409, dopo aver assediato la città di Sebenico, in Dalmazia, la espugnò, aumentando così il dominio veneto.

Ludovico tradisce i Veneziani

Ma nel 1434, Marsilio da Carrara, che si trovava in esilio a Firenze, mosso da vendetta per il barbaro massacro dei suoi parenti, avvenuto trent’anni prima, si unì agli eserciti dei suoi fidi alleati e, sostenuto da un nutrito gruppo di partigiani segreti, marciò su Padova allo scopo d’impadronirsene. In quell’occasione il Buzzacarini, venuto a conoscenza dei piani di Marsilio, “tradì” Venezia, passando dalla parte dei Carraresi, con l’intento d’aiutarli a ripristinare la vecchia Signoria.

Ma nell’anno successivo la congiura fu sventata in territorio vicentino e quasi tutti i suoi componenti vennero imprigionati. Anche Ludovico e il figlio Francesco furono segretamente rinchiusi in una rocca. Il 24 marzo di quell’anno, Marsilio da Carrara, tradotto a Venezia, subì la pena capitale per decapitazione fra le due colonne della Piazzetta di San Marco, mentre all’alba del 29 marzo, per ordine del Senato, anche ai due Buzzacarini venne mozzata la testa. I loro cadaveri furono squartati.

Si racconta che, a motivo del grande prestigio di cui il nostro personaggio godeva nella città del Santo, nel giorno della sua esecuzione si presero severe precauzioni, al fine di prevenire eventuali rivolte popolari: chiuse tutte le porte dei quartieri, la città fu presieduta da soldati armati e i Buzzacarini vennero condotti separatamente, e in momenti diversi, al luogo del supplizio per i bastioni delle mura, e non per le strade pubbliche. L’altro figlio di Ludovico, Alvise, ancora adolescente, venne relegato a Creta, mentre i beni della nobile famiglia furono tutti confiscati.

La statua di Buzzacarini in Prato della Valle

Come accennato più sopra, il padovano Pietro Danieletti, solitamente impegnato ad eseguire lavori di scultura su commissione della real corte del Portogallo, ricevette l’incarico di scolpire la statua del Buzzacarini, che in Prato della Valle occupa la postazione n. 51. Sennonché, nel 1780, cioè l’anno dopo la morte dell’illustre scultore, il conte Ercole Sambonifacio commissionò a Luigi Verona il simulacro marmoreo dello stesso Danieletti (statua n. 79). Per completezza, e per soddisfare la curiosità del lettore, va ricordato che le statue del Danieletti, fatte erigere in quella che, a Padova, viene considerata la piazza più grande d’Europa (dopo la Piazza Rossa di Mosca), sono 12.

Enzo Ramazzina

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