Ludovico Degli Arrighi, incisore, tipografo e copista

Abstract

Ci sono personaggi che, pur non avendo prodotto nulla di veramente importante nella loro vita, conservano una traccia nell’immaginario collettivo di tutto rilievo, ci sono personaggi invece che pur avendo realizzato cose egregie sono del tutto sconosciuti al grande pubblico o quasi, È il caso di Ludovico degli Arrighi, un cornedese vissuto tra Quattrocento e Cinquecento che, specie nel suo paese natio, Cornedo appunto, è quasi del tutto sconosciuto.

Ludovico Arrighi

Ludovico Arrighi nel suo campo è stato un grande. Nato in un piccolo paese del Vicentino, allora feudo dei Trissino (probabilmente è stato proprio Gian Giorgio Trissino a portarlo a Roma verso il 1510, come più tardi farà con Pietro della Gondola che poi appellerà con il sontuoso nome di Palladio), a Roma cominciò a operare come amanuense presso la Cancelleria pontificia e, come editore, fondò una società tipografica con l’incisore e tipografo Lautizio Perugino (Lautizio di Bartolomeo dei Rotelli). Del Trissino l’Arrighi pubblicò diversi libri. Era ricercato per la sua riconosciuta capacità di copista, molto apprezzato da Benvenuto Cellini, e molti ricorrevano a lui perché i loro scritti e, nel caso del papa con cui collaborava come scrivano, i documenti che promulgava fossero stesi in bella calligrafia. Il tipo di scrittura da lui adottato, elegante e raffinato, è stato definito “corsivo ludoviciano”.

Lavori dell’Arrighi

Il suo primo lavoro di una certa consistenza è un’edizione romana dell’ Itinerario de Ludovico de Varthema Bolognese nello Egypto, nella Surria, nella Arabia, “Stampato in Roma: per maestro Stephano Guillireti de Loreno & maestro Hercole de Nani Bolognese, ad istantia de maestro Lodovico de Henricis de Corneto vicentino, 1510 a di vi de decembio” come troviamo nel colophon dell’opera.

Un’immagine da: Itinerario de Ludovico de Varthema (Artblog)

Un altro intervento importante è, secondo i pareri di autorevoli studiosi che hanno confrontato lo scritto con alcuni riporti esposti come esempi nel trattato sulla scrittura dell’Arrighi: la xilografia su pergamena di un privilegio di Giulio II datata 1512. Del 1517 è il Codice dell’Etica Aristotelica attualmente conservato presso la biblioteca dell’università di Amsterdam che reca il colophon: “Ludovicus Vicentinus scribebat Romae, anno salutis MDXVII, mense octob”. Un altro lavoro del 1520 è la trascrizione del Messale commissionatagli dal futuro papa Clemente VII, allora cardinale Giulio De’ Medici, conservata a Berlino.

La Operina

Il suo lavoro più importante è “La operina da imparare di scriuere littera cancellarescha” iniziata nel 1522. È il primo manuale che si occupi della scrittura ed in particolare della cosiddetta scrittura corsiva cancelleresca di cui tratteggia le caratteristiche, espone le regole, secondo lui, molto semplici. La carta di apertura della prima parte riporta nel titolo: Il modo et regola de scrivere littera corsiva over cancellarescha novamente composto per Ludovico Vicentino scrittore de brevi apostolici in Roma nel anno di nostra salute MDXXII; la seconda parte che si occupa addirittura dello strumento che serve al copista per scrivere, reca invece questo titolo: Il modo de temperare le penne con le varie sorti de littere ordinato per Ludovico Vicentino, in Roma nel anno MDXXIII. In queste due parti dell’Operina è racchiuso tutto un trattato, fondamentale per chiunque intendesse dedicarsi ad una professione che allora era molto importante e ricercata, considerando che la stampa come la intendiamo noi oggi muoveva allora i primi passi e quindi l’opera del copista era ancora essenziale per moltissime funzioni e per la stessa diffusione della cultura. Il tipo di scrittura che l’Arrighi  espone e “sponsorizza” con il suo trattato è  una scrittura che aveva preso piede soprattutto nelle cancellerie perché appunto più semplice e veloce rispetto a molte altre tipologie di scrittura, in genere molto più elaborate, a volte sofisticate, forse più eleganti nella loro stesura, ma che richiedevano un impegno e tempi di realizzo infinitamente maggiori, potevano servire per applicazioni particolari, ma diventavano di freno per le esigenze pratiche delle cancellerie.   Grande merito dell’Arrighi è stato anche quello di avere trasferito il corsivo nella stampa rendendo la scrittura più semplice, più chiara e più leggibile per tutti. Concludendo: l’Arrighi non avrà inventato una nuova scrittura, ma ha scritto il primo trattato in assoluto sulla scrittura, in particolare sulla scrittura corsiva cancelleresca codificandone le regole, cosa importantissima per quel tempo, tanto che dopo di lui, prendendo esempio dal suo lavoro altri si cimenteranno a compilare manuali e trattati prendendo come obiettivo altre tipologie di scrittura.

1                                                2                                                         3

1) La Operina – 2) Introduzione all’Operina stesa dallo stesso autore – 3) Una riedizione ottocentesca

Nota:

Il colophon o colofone è un testo piuttosto breve in cui l’autore riporta delle informazioni relative all’opera pubblicata; di particolare interesse sono le note tipografiche

Gian Giorgio Trissino (da: Veneto al mondo)

Federico Cabianca

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