Sibilia, una dama e il suo tempo

Abstract

Il breve profilo di Sibilia de Cetto, signora della nobiltà padovana di fine ‘300 e inizio ‘400, ne sottolinea il ruolo nell’istituzione del primo ospedale di Padova, in via San Francesco e dell’attiguo convento che per alcuni secoli ebbero una fondamentale funzione sociale, culturale, politica ed economica nella città.

Breve nota biografica

Sibilia, figlia di un ricco mercante, Gualperto, della cerchia dei Carraresi, signori di Padova; sposa Bonaccorso Naseri da Montagnana che finisce impiccato quando i Carraresi riconquistano la città cacciando i Visconti, con i quali Bonaccorso si era alleato. Sibilia sposa in seconde nozze Baldo Bonafari, altro personaggio influente e si dedica a opere di carità, come l’Hospitium, ospedale e ospizio, a servizio dei malati e dei più miseri.

Sibilia de Cetto

La padovana Sibilia de Cetto, sopra rappresentata in un affresco del Varotari presente nella Scuola di Santa Maria della Carità in via San Francesco a Padova, è giustamente ricordata per aver fondato con il marito nel 1414   l’ospedale di San Francesco Grande che fu il primo ospedale di Padova aperto a malati, poveri e pellegrini, con la caratteristica di essere all’interno delle mura cittadine.

Si noti che l’affresco risale circa al 1579, mentre Sibilia de Cetto morì nel 1421, quindi trattasi di una rappresentazione iconografica e simbolica che molto rispecchia della figura in questione nonché della sua postura esistenziale.

L’ istituzione ospedaliera di S. Francesco beneficiò dell’operato dei medici dell’università e dei frati dell’attiguo convento francescano fondato sempre da Sibilia e, grazie all’impegno e alla lungimiranza dei suoi fondatori, rimase autonoma e funzionante per più di tre secoli.

La vicenda di questa dama imprenditrice si sviluppa per i settant’anni della sua esistenza in modo doloroso e tenace. La sua figura presenta molte e interessanti possibilità di approfondimento per quanto riguarda il profilo umano, culturale e sociale, fornendo un esempio di quali potevano essere la vita e le possibili scelte  delle donne di ceto alto in secoli di diffusa povertà e di frequenti epidemie in un’Italia da poco uscita dal medioevo.

Erica Leonardi

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