Sommario
Premessa
Su Giacomo Casanova e Lorenzo Da Ponte, due perfetti gentiluomini, grandi seduttori e, cosa più sorprendente, grandi poeti, vorrei raccontare due brevi aneddoti tratti dai miei studi sulla grande poesia veneta del 1700 raccolti nella Antologia che ha per titolo: La poesia in Veneto tra il toscano e il veneziano. 1200 – 1800 (CLEUP).
Le Memorie di Da Ponte

Nelle Memorie Da Ponte ci racconta come nasce la sua ispirazione: ‘Appena tornato a casa mi posi a scrivere. Andai al tavolino e vi rimasi dodici ore continue. Una bottiglietta di ‘tockai’ a destra, il calamaio nel mezzo, e una scatola di tabacco di Siviglia a sinistra. Una bella giovinetta di sedici anni (ch’io non avrei voluto amare che come figlia, ma…) stava in casa mia con sua madre, che aveva la cura della famiglia, e venia nella mia camera al suono di campanello, che per verità io suonava assai spesso, e singolarmente quando mi pareva che l’estro cominciasse a raffreddarsi… Questa fanciulla fu la mia Calliope per quelle tre opere… (i tre capolavori di Da Ponte/Mozart che sono Così fan tutte, Le nozze di Figaro e, soprattutto, il Don Giovanni). Da principio io le permettea molto sovente tali visite: dovei alfine renderle meno spesse, per non perdere troppo tempo in tenerezze amorose, di cui era perfetta maestra’. Queste sono le premesse per l’ideazione del personaggio Don Giovanni, a meno che non pensiamo che si tratti di pura invenzione, di vanagloria del poeta menzognero, come dice il portoghese Fernando Pessoa, per mettere un po’ di pepe nella autobiografia.
Giacomo Casanova e Vincenzo Monti, due modi di tradurre l’Iliade
Di Casanova si conoscono la fuga dai Piombi, le conquiste amorose, le fughe precipitose da amanti traditi, si conosce meno la sua grande cultura per la quale era richiesto, come consigliere, segretario o bibliotecario, dai sovrani di mezza Europa.
La sua traduzione dell’Iliade di Omero, purtroppo incompleta, è di molto più concreta di quella di Vincenzo Monti che tutti abbiamo conosciuto ai tempi del liceo. Faccio cenno alla prima strofa nella traduzione classica di Monti e nella traduzione di Casanova, questa in ottava rima, con le sottolineature che riguardano le principali differenze di tono delle due traduzioni, per il linguaggio aulico di Monti e quello realistico di Casanova: l’ira funesta che diventa la bile; il verso della traduzione di Monti di cani e d’augelli orrido pasto che diventa in Casanova de cani e corvi i corpi devorai, un linguaggio realistico aderente alla condizione di cadaveri lasciati sul terreno dopo la battaglia.
Vincenzo Monti
Cantami, o Diva, del Pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzitempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.
Giacomo Casanova
Gran Dea, che, co volè, sè tanto cara,
del gran fio de Pelèo cantè la bile
colera rovinosa, orrenda, amara,
despetto atroce dell’ardente Achille.
Cantè quanto quell’ira ha costà cara
a l’aneme de mille Eroi, e mille
morti, e all’orrido inferno condannai
da Cani, e Corvi i corpi devorai.
Altrettanto significativo l’episodio di Tersite, dove i dodici endecasillabi circa della traduzione del Monti diventano circa tre ottave di decasillabi nella traduzione di Casanova che peraltro presenta, non certo per fedeltà all’originale, una potente reinvenzione del ritratto che fa Omero del personaggio
Vincenzo Monti

… Il sol Tersite
di gracchiar non si resta, e fa tumulto
parlator petulante. Avea costui
di scurrili indigeste diceríe
pieno il cerébro, e fuor di tempo, e senza
o ritegno o pudor le vomitava
contro i re tutti; e quanto a destar riso
infra gli Achivi gli venía sul labbro,
tanto il protervo beffator dicea.
Non venne a Troia di costui più brutto
ceffo; era guercio e zoppo, e di contratta
gran gobba al petto; aguzzo il capo, e sparso
di raro pelo.
Giacomo Casanova
La traduzione, o meglio riscrittura, di Casanova, aggiunge del suo al già vivo ritratto che ne fa Omero con alcuni versi entrati nella tradizione come proverbi:
Madre natura ha buttà via el compasso;
modello de la contra semetrìa.
Sto Tersite xe un che nissun teme,
he altro far no sa che mormorar
l’offende i Dei co orride biesteme;
strapazza Re, e vassalli, e xe el so far
dir mal de tutti, Bestia senza onor,
senza ben, senza bezzi, e senza cuor.
Dir parole che ponze l’è el so gusto,
metter tutti in ridicolo el so spasso,
minchionador, contraddittor ingiusto,
poltron mordente, cuor abbietto, e basso,
brutto in mustazzo, contraffatto in busto.
Madre natura ha buttà via el compasso
cò la ha lassà che al mondo costù vegna,
e losco, e zotto, e gobbo, e pien de tegna.
El corpo descarnà, testa impontìa,
le recchie larghe, e longhe, e sbarbà tutto,
modello de la contra semetrìa,
retratto vil d’ignominioso brutto.
Quanto è più vivo il ritratto che ne fa Casanova! Quanto si diverte nel caricare di particolari il già divertente ritratto di Omero!
Casanova amico di Da Ponte
Il secondo episodio riguarda uno scambio epistolare in versi, come si usava tra letterati nei secoli passati, tra Casanova e Da Ponte.
Un sonetto di Casanova a Da Ponte esule a Londra, mostra l’amicizia sincera tra i due e lo scambio molto personale di un consiglio all’amico di farsi raggiungere dalla moglie Nanci (e di finirla di fare lo scapolo); fate attenzione al divertimento del poeta nel gioco delle rime e delle parole, che non serve tradurre, perché è del tutto intuitivo il significato pur in presenza dei numerosi latinismi e di invenzioni linguistiche del tutto originali, in chiusura dei versi che rafforzano il senso di perentorietà della lettera/consiglio/invito che manda all’amico lontano.
Lorenzo a me che t’amo il vero dic

e ch’util ti divenga, accorto fac
sviluppami il tuo core, e oprando sic
mettimi in grado di mandarti (il) lac.
Di lac hai d’uopo, e non di Rum, e Rac
che con denaro puoi trovare anch’hic.
Londra è bella, ma se il tuo bene in hac
presto non trovi non fermarti histic.
Seguir il buon consiglio è l’hopus hoc
che felice ti può rendere donec
tu vada ad abitar dove sta Enoc.
Dunque con alma forte teco duc
Nancì fida che t’ama, et ami, nec
non i tuoi scritti, e tosto accede huc.
Riferimenti bibliografici
Omero, Iliade (trad. Vincenzo Monti)
Giacomo Casanova, Iliade di Omero in veneziano, VE, Ed. Universitaria, 2005
Lorenzo Da Ponte, Memorie, MI, BUR, 1960
Alessandro Cabianca, La poesia in Veneto tra il toscano e il veneziano. 1200 – 1800, CLEUP, 2025
Alessandro Cabianca

