I duellanti

Abstract

In un affresco del 1400 della parete nord del Palazzo della Ragione sono ritratti due personaggi in armi che si fronteggiano in un duello sotto il segno dello scorpione. È l’allegoria dell’aggressività.

L’archetipo

Nel 1977, Ridley Scott girava il film “The Duellists”, summa degli archetipi e stereotipi del duello. Una pellicola che racconta la storia di due uomini che per tutta la vita si sfidano incessantemente sullo sfondo di un’epopea napoleonica ormai in declino. Il film di Scott è il punto di arrivo, ma già la letteratura aveva ampiamente alimentato il mito del duello, da Paul Féval ad Alexandre Dumas, da Emilio Salgari a Arturo Pérez-Reverte, solo per citare gli autori che più di altri ne hanno enfatizzato il ruolo.

Quando parliamo di duello, pensiamo immediatamente a due gentiluomini eleganti, dai modi cerimoniosi che si sfidano a colpi di spada per cause d’onore. Esattamente gli stessi che vediamo se volgiamo lo sguardo alla parete nord del Salone di Palazzo della Ragione.

Al Palazzo della Ragione

Sotto il segno dello Scorpione, incastonati in eleganti architetture tardogotiche, i pennelli di Nicolò Miretto e Stefano da Ferrara ci hanno lasciato un prezioso ritratto proprio di due duellanti. Si tratta dell’allegoria dell’aggressività, che involontariamente ci regala un’immagine realistica dei contendenti.

Siamo nel secondo quarto del ‘400, epoca di crescente ricchezza ed evoluzione dei costumi che l’affresco immortala perfettamente. E’ nel corso del ‘400 che la spada smette di essere solo un’arma, seppur carica di significati simbolici, e diviene anche accessorio dell’abbigliamento civile.

Nella stessa epoca, la scherma esce dagli accampamenti degli eserciti e dalle corti dei principi e comincia a diffondersi nelle città diventando una disciplina meno elitaria.

Il duello entra nella quotidianità come fatto, sempre cruento, ma ordinario. Non è più legato esclusivamente al mondo dell’epica cavalleresca. Non vediamo più nobili cavalieri in armatura sfidarsi a singolar tenzone, ma bei giovani elegantissimi, vestiti all’ultima moda. Nel caso dei contendenti del Palazzo della Ragione si notino in particolare le vesti corte sopra il ginocchio e le brache attillate dai colori spaiati, quasi scandalose per i parametri morali dell’epoca, ma di estrema tendenza, così come i copricapi esageratamente ampi e stravaganti. Gli sfidanti non brandiscono pesanti spade da guerra, ma lame agili e sottili in perfetto pendant con l’abbigliamento. Curioso l’utilizzo, alla mano sinistra, del brocchiere, un minuscolo scudo utilizzato nei combattimenti corpo a corpo già dal XIII secolo, che, in Italia però, cadrà in disuso già alla fine del secolo. I nostri duellanti sono ritratti sospesi, colti nel momento antecedente lo scontro, in un’interminabile tensione. I corpi, statuari e dinamici al tempo stesso.

Un affresco che porta il duello nell’arte e che fa da prologo a innumerevoli altre sue rappresentazioni, a volte scanzonate e avventurose come quelle di D’Artagnan,  a volte malinconiche come quelle del Capitan Diego Alatriste e a volte drammatiche e vere come il tragico epilogo di Puškin.

Fabio Dalla Cia

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