Sommario
Abstract
Enrico Grandesso, narratore e critico, ci informa del volume uscito nel 2024 per Marsilio, a cura di Gianni Antonio Palumbo: Fedele ed altri racconti; vi sono pubblicati anche alcuni racconti brevi del grande scrittore Antonio Fogazzaro ambientati tra Padova, Vicenza e il Polesine.
Il libro
Antonio Fogazzaro (Vicenza, 1842-1911) è uno scrittore conosciuto soprattutto per due romanzi: Piccolo mondo antico (1895) e Il Santo (1905). Scrisse però molte altre opere, tra cui dei racconti, oggi pubblicati da Marsilio nel volume Fedele ed altri racconti (pag. 580, euro 27,00) a cura di Gianni Antonio Palumbo e con l’introduzione di Daniela Marcheschi.
I testi in questione, anticipati su rivista e poi pubblicati in tre diversi volumi tra il 1887 e il 1895, sono ambientati quasi sempre nel Veneto, alternando campagna e città; altre volte tra scenari alpini lombardi come la Valsolda, dov’era la villa dello scrittore sul Lago di Lugano; o in Tirolo; oppure in Grecia.
Padova e i suoi abitanti sono protagonisti di alcune delle storie: dal poeta Ermes Torranza, spiritista accanito contro cui si scagliano le ire del Monsignore amico di famiglia, a Lisa, figlia dell’avvocato Molesin, che però si scopre non essere avvocato e neppure laureato, ma un filibustiere truffatore: “Evidentemente le sue pratiche officiose non miravano ad altro che a tirare le cose in lungo, appunto cole molesine come diciamo noi veneti, per dar tempo al Molesin di viaggiare ancora tra Padova, Monselice e la mia residenza, di conferire con Tizio e con Caio”. Altri racconti sono ambientati a Vicenza, nel vicentino o nel Polesine; o in altre zone rurali venete.
Ambienti e personaggi ritraggono un’Italia neoindipendente ma ancora molto provinciale: si va dalle tormentose liti familiari al colera che sconquassa la vita di un paese (“Il conte si cacciò una mano in tasca, guardando il ragazzo. “Non romper l’anima” diss’egli, “che ti darò un soldo anche a te” “La mamma ha male” singhiozzò il ragazzo disperatamente, “la mamma ha il colera!”. La contessa diè un balzo, menò l’ombrellino, con un pauroso viso di follia, sulle spalle del cocchiere e gridò: “Via! Via! Via subito!”), mentre i servitori gozzoviglieranno nella villa dei padroni dopo la loro fuga. Poi incontriamo Sua Maestà, in una fuggevole visita di cortesia ad uno scrittore moribondo; il giovane prete incerto se rivelare un greve segreto ricevuto in confessione; il contadino che serve l’ultima vendetta in punto di morte; e altro ancora.
È presente in questi racconti un’acutissima capacità di osservazione che smentisce chi aveva definito Fogazzaro un creatore di macchiette: sono semmai personaggi che si muovono, ognuno col suo ruolo, sullo scacchiere sociale, nello spazio-tempo di una serata con concerto, di un pomeriggio al capezzale di un moribondo in agonia o in un incontro ricco di confessioni. Abbiamo anche uno spiccato sense of humour che affiora più volte, e uno sperimentalismo linguistico che inframmezza vari registri dell’italiano con il dialetto.
Purtroppo il volume è appesantito da oltre trecento pagine di note e annotazioni varie, utili solo per pochi accademici (e per l’editrice, che ne ha aumentato il prezzo). Peccato, Fogazzaro meritava di meglio.
Immagini
Enrico Grandesso




