La poesia di Giorgio Segato: PadovaneLune – Prima parte

Trasmissione n.1 condotta da Alessandro Cabianca per Radio Cooperativa di Padova

Avvertenza.

Trattandosi di trasmissioni in presa diretta il linguaggio risente a volte di mancanza di mediazione perché riflette il parlato. Ho volutamente mantenuto questa immediatezza, anche se a volte ci sono passaggi bruschi che andrebbero spiegati.

Giorgio Segato.

Critico d’arte, saggista, insegnante, oltre che poeta, di origine vicentina, il più importante promotore culturale, curatore e organizzatore di eventi e di mostre d’arte, come la Biennale del Bronzetto, per decenni presso il comune di Padova e la provincia.

È cosa impossibile descrivere nello spazio breve di un articolo tutta la produzione poetica di Giorgio Segato perciò mi voglio soffermare sull’ultimo suo libro, tra l’altro anche editorialmente molto bello, illustrato dai quadri di Marina Ziggiotti, acquaforte e acqua tinta, illustrazioni e incisioni che arricchiscono e rendono prezioso questo libriccino dal titolo PadovaneLune pubblicato dall’editore Panda nel 2000 con Prefazione di Giuliano Scabia.

Questo libro si divide in due tempi, un primo tempo che rifà globalmente la memoria di Padova, i luoghi e le figure importanti della Padova amata da Giorgio Segato dove la luna è  di accompagnamento e dove la poesia riesce a specchiarsi e ad esprimersi nei luoghi più significativa della Padova notturna, Prato della Valle il Salon, il Santo, le porte della città, l’università, covo di Sapienza, l’orto botanico, la luna di Giotto.

Giorgio Segato ama la poesia in dialetto e in questo libro troviamo una certa pluralità di linguaggi nel passaggio dall’italiano al dialetto.

Per cui mi piace qui ricordare poeti che, come Segato, hanno frequentato il dialetto: Marco Pola, Livio Pezzato, Attilio Carminati. In Giorgio Segato è possibile cogliere la naturalezza nel passare dal dialetto all’italiano, e va detto che a Padova il dialetto è ancora lingua viva, lingua d’uso quotidiano e Giorgio Segato nel quotidiano pratica il dialetto come pratica l’italiano, per cui il passaggio è naturale ed è anche piacevole all’ascolto.

Leggiamo allora qualcuna di queste poesie dedicate a Padova, e poi passiamo alla seconda parte, sempre dal volumetto Padovanelune, L’albero (lettera a Giuliano), completamente diversa, una lettera in versi di Giorgio Segato a Giuliano Scabia, un padovano che io ho già presentato qui in uno dei precedenti incontri, un padovano illustre.

Il Prato della Valle e la luna specchiata nell’acqua.

Padova, uno scorcio del Prato della Valle con la Loggia Amulea

E qui già abbiamo le immagini di Prato della Valle con le statue, con i platani enormi che c’erano e non ci sono più, ma che nella memoria di Giorgio Segato e di tutti i padovani sono ancora presenti, oggi sostituiti da alberi che arriveranno alla maestosità dei platani tra decine e oltre di anni e qui troviamo una luna stranita, splendida, che si specchia nell’acqua.

Quindi l’acqua, le statue e queste immagini dei padovani noti che passeggiano intorno e dentro Prato della valle e sono Tono Zancanaro e la Gaetana con la sua bicicletta piccolissima in confronto alla sua mole, una delle immagini più importanti della pittura di Tono.

ll Palazzo della Ragione e la luna antica, timida e inquieta.

Padova, Palazzo della Ragione, la Loggia

Questo è un altro angolo di Padova, angolo o forse centro pulsante della città, su cui oggi infuria questa grande polemica degli spritz che pare un assurdo, perché i ragazzi hanno lì uno spazio bellissimo da vivere e la nostra amministrazione vorrebbe cacciarli oltre, ghettizzarli ulteriormente.

Ma torniamo alla poesia: Il Salon, Carena Roversà, cioè carena di nave rovesciata, con dentro il cavallo e le antiche lune, i pianeti, el strologo pavan, e gli astri che illuminano la volta, le voci del mercato, le piazze, i portici e poi i profumi del mercato e il Canton de le Busie che oggi noi chiamiamo Canton del Gallo, dimenticandoci le sue origini, anche appunto il Gallo che cantò tre volte al diniego di Pietro, l’angolo dove i gatti vengono a far bossolo, cioè a condurre le loro operazioni amorose.

Il Santo e la luna inmagà e lisiera.

Rudolf von Alt, Sant’Antonio in Padua (1838)

Sono molte le affinità di questa poesia con la poesia di Marco Pola, di cui parleremo in un prossimo incontro, anche qui non si ignora il pensiero della morte, la morte che però si cerca di superare con le opere dell’uomo, in questo caso con la grandiosità della Cattedrale del Santo, la Basilica, che permette di guardare oltre la morte.

Va poi detto che questa Basilica, oltre ad essere momento di incontro, di preghiera, di meditazione, è anche una grande fabbrica di soldi e questo intende dire Giorgio Segato quando dice che la cupola rinuncia a essere cielo e silente abbraccio e diventa rigida guglia che ferisce senza elevare l’intelletto a Dio mettendo in luce il doppio aspetto, quello più propriamente divino, sacrale e l’aspetto invece più strettamente materiale di una Basilica che fa soldi, tanti soldi.

Un’altra poesia da PadovaneLune riguarda le porte della città.

Queste porte, resti sontuosi della cinta muraria cinquecentesca di Padova che ognuno può ammirare dalla circonvallazione interna, hanno avuto grande significato difensivo, ovviamente, nei secoli passati e oggi hanno significati monumentali e la abbelliscono tutta. E però oggi la città, ingrandendosi, è debordata al di fuori delle mura, quindi oggi resta una città in qualche modo duplice, all’interno e all’esterno delle mura, dove cresce la città nel caos.

Le porte e la luna di fiaba o smemorata.

Padova, Porta Santa Croce, lato esterno

Vedere oggi un diffuso abbandono delle mura è altrettanto doloroso, come è bello e piacevole vedere parti delle mura restaurate, le porte delle città restaurate e illuminate anche di sera, che danno un senso dei secoli passati di una città che viveva e si difendeva dagli attacchi dall’esterno come un fortilizio.

Passiamo all’Università e qui abbiamo la Luna Sapiente.

Padova, il Cortile antico del Palazzo del Bo

Anche qui abbiamo il doppio, la doppia visione dell’Università, la Università della Sapienza, ma anche l’Università viva dei ragazzi che ci abitano, ragazzi che magari vengono da fuori, come è stato il caso di Giorgio Segato, come è stato anche il caso mio, per quindi abitare l’Università per quattro o cinque o sei anni e viverla in tutte le sue situazioni, dalla paura degli esami alla spensieratezza della goliardia per poi magari in questa città rimanerci.

E concludo leggendo Luna di Gioto, la poesia che riguarda la Cappella degli Scrovegni.

E con questo chiudiamo la prima parte della lettura di PadovaneLune dove è ben evidente l’amore di Segato per questa città che ha contribuito a far conoscere e alla quale ha dedicato tutta una vita di ricerca, di cultura e di passione, per passare in un prossimo appuntamento al poemetto dedicato da Segato a Giuliano Scabia.

 

Alessandro Cabianca

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