Le statue di Prato della Valle: il terzo anello

Vogliamo entrare nell’importante dibattito che si sta sviluppando a Padova intorno all’idea di dedicare una statua in Prato della Valle a Elena Cornaro Piscopia con una proposta del tutto innovativa. Se è eccessivo parlare di “guerra delle statue”, come hanno titolato alcuni giornali, è pur vero che l’intangibilità di alcuni monumenti può essere indice di immobilismo, mentre interventi rispettosi del passato ma rivolti all’accrescimento dell’offerta culturale possono aprire scorci di cultura e di dibattito inaspettati e fruttuosi, come in questo caso. La proposta di alcuni consiglieri comunali di innalzare in Prato la sola statua della Piscopia, o di trasferirne la statua oggi al Bo, ci sembra, ci si permetta questa considerazione, non così significante come compensazione della totale assenza di statue dedicate in Prato alle donne (una statua contro le 78?) e significherebbe ulteriormente relegare a museo un monumento che invece potrebbe tornare a essere vivo, attuale e potrebbe parlare ancora non al passato, ma al presente e al futuro e diventare motivo di discussione sui grandi temi che ancora tengono bloccata la realtà tutta, non solo quella cittadina. Eravamo nel ‘700, qualche secolo e qualche concezione fa, anche sul piano culturale. Il dibattito ha coinvolto fin da subito giornali e personalità, cittadine e non solo: la rettrice dell’Università, Daniela Mappelli, il senatore Antonio De Poli, il sovrintendente Fabrizio Magani, lo storico Carlo Fumian, Ferdinando Camon, Vittorio Sgarbi e alcuni artisti, per merito dei proponenti Margherita Colonnello e Simone Pillitteri.

La nostra idea è semplice e al tempo stesso utopica (e può sembrare ad alcuni un’idea choc): la Padova del settecento ha in un ventennio, con poche eccezioni, innalzato tutte quelle statue, la Padova del 2000 non avrà difficoltà a innalzare otto statue dedicate alle donne che hanno fatto grande la città. O si è trasformata da grande città a piccolo borgo incapace di progettare? Più grande, più ricca, più popolosa e meno capace di creare bellezza, chiusa nel suo grande passato? (Anche il Louvre ha saputo riprogettarsi, pur tra mille polemiche).

Vogliamo dare un vero segno di parità? Facciamo IL TERZO ANELLO, tutto al femminile. Dove? Come? Chi? Quando?

Dove: l’anello interno che circonda la fontana centrale, può ospitare le otto statue, rispettando i criteri preesistenti, basamento e pietra di Costozza, secondo tradizione senza intervenire su anelli, basamenti e statuaria esistente. Potrebbe essere questa l’occasione per accelerare, coinvolgendo i cittadini, alcuni necessari restauri sulle statue non ancora restaurate.

Come: otto grandi sponsor, come nel ‘700, potrebbero commissionare una statua a uno scultore/scultrice contemporaneo/a.

Chi: ecco le otto proposte (naturalmente aperte a integrazioni o sostituzioni). Oltre a indicare le grandi donne, siamo convinti che non sia impossibile trovare gli sponsor, dalla Fondazione Cassa di Risparmio (per la senatrice Merlin?), all’Università (per la Piscopia?), alla Mediolanum, che a Padova ha già un suo museo a cielo aperto di statuaria in zona Conciapelli; ma li stiamo indicando solo nella speranza che facciano propria l’idea.

Fina Buzzacarini o Buzacarini (Padova, 1328 –1378)Grande mecenate
Gaspara Stampa (Padova, 1523 – Venezia, 1554) – Poetessa
Chiara Varotari (Padova, 1584 – Venezia, 1663) – Pittrice
Barbara Strozzi (Venezia, 1619 – Padova, 1677) – Madrigalista
Elena Lucrezia Corner Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684) – Filosofa
Vittoria Aganoor Pompilj (Padova, 1855 – Roma, 1910) Poetessa
Lina (Angelina) Merlin (Pozzonovo 1887, Padova 1979) – Senatrice
Maria Cecilia Anna Sofia Kalogeropoulos (in arte Callas) (New York, 1923 – Parigi 1977) – Cantante lirica (Ha vissuto a Montegrotto)

Quando: basta un decennio per “completare” la statuaria del Prato tra progettazione, che non dovrebbe snaturare l’insieme, verifiche e permessi, e la realizzazione. Contiamo anzi che sia il Comune a fare propria l’iniziativa o almeno ad aprire un dibattito pubblico, magari attraverso un referendum, coinvolgendo le istituzioni cittadine, in primis la sovrintendenza, per la fattibilità.

Si può anche ipotizzare la creazione di una statuaria tutta al femminile in altro luogo della città, ma, se da un lato si raggiungerebbe l’obiettivo di quella che oggi si definisce ‘parità di genere’, sarebbe separata dal contesto storico dove sono collocati i grandi uomini e in ogni caso sarebbe una realizzazione solo parziale, cioè solo politically correct, della nostra proposta. Riteniamo che il luogo dove collocare le statue delle donne che hanno fatto grande Padova sia dove stanno i grandi uomini, rispettando il luogo e la storia, ma integrandola di quella parte che ad oggi manca.

N.B: Testo aggiornato e integrato (06/01/2022)

La Redazione                          

                                                                                                                              La Redazione