Aurea Venetitas. A mo’ di labirinto tessiamo con ago e filo questo discorso …

Avvertenza

Tra riscontri etimologici, immaginazione e suggestioni si muove questo scritto alla ricerca di collegamenti spesso indimostrabili, o per indizi che allo studioso creerebbero solo disagio perché non corroborati da altra fonte che dalla fantasia dell’estensore. Accogliamo questo scritto nella speranza che gli specialisti mettano a disposizione del vasto pubblico dei curiosi le loro scoperte.

Abstract

Parlare oggi della parola VENETO comporta da un lato vivo entusiasmo, dall’altro lato rischio estremo. Questa parola enuclea infatti la stessa complessità che caratterizza il numero di popoli da cui il Veneto è stato abitato e attraversato. Anticipiamo pertanto che, a fronte di fin troppe suggestioni possibili, lasciamo da questo istante in poi –  con un sorriso sornione – al lettore l’utile esercizio di approfondire quanto corrisponda ad etimologia e quanto a paretimologia in più di un termine che nel testo prendiamo in considerazione. Quindi, senza prenderci troppo sul serio, amiamo, oltre alla etimologia classica, invenzioni, giochi di parole, accostamenti poetici; non se ne avranno, si spera, i cultori della materia i quali, semmai, potranno intervenire contribuendo a chiarire, completare, correggere o interrogare quanto qui suggerito.

Accostamenti etimologici

Fig. 1 – Esempio di antica scrittura venetica 1

La radice etimologica VEN/VENAS, presente nella parola VENETO, dovrebbe essere particolarmente cara ai Veneti. In antica lingua indoeuropea tale radice è associabile al desiderio, in tutte le sue manifestazioni letterali, metaforiche, ideali e correlate. BIND, VIN, GHIND, … veicolando in generale un senso di ornamento e di legame: vincere ( e suoi composti ), abbindolare, bendare, agghindare.
Brevissima parentesi linguistica: le vocali fanno in genere poco testo nel definire il significato di parole, sillabe, fonemi. Viceversa non vale altrettanto per le consonanti: in particolare, tipicamente vi è affinità nella serie V-F-W-H e nella serie T-D-TH-DH.
La radice VEN, a noi appassionati del mito, potrebbe ricordare Venere e tutte quelle dee e semi-dee che la sensualità – di cui benda, collana, cintura, corona, anello, diadema, catena, corda e laccio sono strumento – rende irresistibili all’uomo/eroe: Giunone, Era Lacinia, Bendis, Leucotea, Armonia, Ippolita, Arianna, Latona, ma queste sono solo suggestioni e ci porterebbero in un diverso ambito concettuale.
Da VEN potrebbero derivare anche la Venezia che sorge dalle acque come Venere Anadiomene? La sua corrispondente in Anatolia si chiamava Enete, che aiutò Troia nell’Iliade ed era capitale della Paflagonia. Analogamente, la sua corrispondente sulle coste dell’ Illiria era Henetia, governata da un tal Henetus.

Suggestioni

Queste parole richiamano alla mente bellezza, amabilità/desiderabilità, salubrità e bianchezza/azzurrità/splendore: 1) di una donna ( Ginevra, Vanda, Vanna, Guendalina, Venusia, Wendy, … ), 2) della cortesia / cavalleria e delle buone maniere / galateo che grazia e perdono ( venia ) inducono e Canova hanno ispirato, 3) di un montano dio illirico sincretistico delle acque risorgive ( Apollo Vindomnus ) di cui tanti esempi simili ( non ultimo quello di Lagole: Apollo Trimusiate Sainate Ikatai ) abbiamo nell’ arco alpino,  4) di una dea scandinava ( Vanadis ) che all’elemento chimico vanadio nella tavola periodica ha dato il nome,  5) di colli come gli euganei Venda e Vendevolo, 5) di città ( Enete, la Venezia della Paflagonia in Turchia sul Mar Nero; Vindonissa dove avevano quartier generale le truppe di Tiberio e Druso dopo la sconfitta di Varo a Teutoburgo; Vannes la capitale dei Veneti-Britanni grandi navigatori assoggettati in Bretagna da Giulio Cesare e citati nel De bello gallico ), 6) di laghi ( Lago Veneticus era chiamato anticamente il lago di Costanza; Van è un lago in Persia da cui forse partì uno dei vari ceppi di popolazioni venete ), 7) di isole (Venissa che diede nome a oppure lo prese da Venezia), 8) di regioni ( come la centroeuropea Vandea), 9) del termine farmaco ( venenum/veleno ) di cui – a fronte dell’ originaria valenza neutra da vox media – solo quella negativa ci è pervenuta … e 10) dulcis in fundo, di una bevanda ( vino ) che proprio a noi Veneti è certo poco aliena.

Venetico o celtico

Fig. 2 – Tavoletta scrittoria con caratteri dell’alfabeto venetico
conservata al museo Archeologico atestino di Este

Ma, a dar retta agli studiosi seri, Venda e Vendevolo sono riconosciuti (Prosdocimi, Trumper, Marchese) come toponimi celtici (e non venetici) e così anche Vindobona, che ha una serie di riscontri molto fondati per essere assegnata al celtico (De Bernardo Stempel, sudiosa delle iscrizioni celtiberiche).
Variamente ricollegabili a VEN sono poi: l’eroe etolico Eneo inventore del vino per grazia di Dioniso e parente di Diomede (fu forse costui a portare il vino dalle nostre parti, dato che lambì tutte le cose del Nord Adriatico? ), Altea, Meleagro, Deianira; l’encomiabile/lodevole/degno ( aineo ) Enea ( figlio di Venere ); l’ eneolitico ( inteso come periodo del rame, dal colore rosso come il vino e dal simbolo CU di cuprum perché facilmente reperibile a Cipro, isola che assieme a Citera diede i natali a Venere dalle rosse vesti che – come le vesti azzurre – spesso ritornano nelle donne bibliche di tanti dipinti e nelle Madonne del Bellini e del Bonfigli, oltre che negli affreschi di Pompei che a Venere/Iside/Venilia si era votata ), e le parole parenetico ed enigma (aineo, nel senso oracolare eracliteo di indicare/accennare/ammonire).
Insomma, VEN enucleerebbe una sorta di nostrano ( veneto ) kaloskagathos, cioè qualcosa di estremamente positivo.

Affinità e contiguità

Fig. 3 – Esempio di antica scrittura venetica 2

Per vie ignote, pare esserci contiguità pure con la grande varietà di radici VAN, WEN, GWEN, WAND, VEH, WAG, GUAD, VAD, … , proprie dei verbi indicanti nomadicità, cammino, viaggio, viatico, andare/venire, guado/passaggio/transizione un po’ in tutte le lingue europee, anche quelle attuali. Lo stesso toponimo Vodo è riconducibile a guado, così come i wadi del Vicino Oriente. E’ troppo azzardato pensare che il nomade per eccellenza – il vento, the wind – qualcosa abbia in comune con tutto ciò? In fondo, l’ amore – diceva Catullo – sen va via col vento e con la corrente di fiumi e ruscelli … Proprio Eolo or spingeva or frenava i peripli di Enea, Ulisse, Giasone…
E ancor più lontano , sia a livello fisico che astratto, ci portano le seguenti serie linguistiche: vano, vuoto, … nel senso di essere deserto/abbandonato/lasciato, transitando da un luogo ( che perciò si lascia vuoto ) a un altro.
Seppure in maniera più astrusa, altrettanta affinità potrebbe infine esserci con le azioni del vendere ( venalità e il suo sincopato viltà,con significatocaratteriale di pusillanimità; Dante docet ): in Sanscrito VANAS denota valore (vedi anche vanteria ), in Latino VENUS ( vendita e derivati, come ad esempio vendetta e cacciarevenaticità). In fondo, si va dove ci porta il cuore e si compra e si caccia ciò che si desidera (vedi anche le frecce di Cupido e il frammento di Callimaco su lepre e ambizione; Ovidio docet). Desiderio, ambizione, ricerca, esercizio-impegno-imprenditorialità: Streben, skepsis, askesis, … : tutte forme sublimate di erotismo, che talora possono sfociare in Sehnsucht, nostalgia, saudade. Né si può escludere che la prostituzione sacra sia stata per sineddoche il tramite tra Venus e venus, lo stesso rapporto che vige tra sale e salario.
Lo studioso rinascimentale Agnolo Firenzuola già aveva notato la polisemia dell’aggettivo vago: desiderabile, indefinito, errabondo. E non a caso ne fanno largo uso – sfruttandone la romantica poeticità e sfaccettatura – Petrarca, Tasso e soprattutto Leopardi, oltre a tutti gli epigoni, quasi a significare la bellezza ineffabile e transeunte. Proprio Leopardi nota come tutte le parole del nostro vocabolario derivino in fondo da pochi termini iniziali.
Chissà se, tramite metatesi (scambio di lettere tra sillabe ), anche il prefisso NEF ( connotante bellezza; da VEN/FEN ) nel nome di molte regine e principesse dell’ antico Egitto non abbia medesima derivazione: Nefertiti, Nefertari, Neferura, … E che dire della Fenice, se non vi portiamo troppo lontano…

I Veneti

Ma torniamo ai Veneti. I Veneti, che ad esempio mai tradirono i Romani, erano famosi per l’ospitalità (Ospitale, Ospedaletto) e commercio, non certo per bellicosità. Assai presto si assoggettarono. E non erano i soli, visto che popoli ( Venedi, Wendi, Vandali, … ) e regioni dal nome simile ( Vindolandia, Vinland, Vindelicia, Finlandia, … ) sono state rintracciate (alla stregua di una Y geografica) dall’ Italia fino al mar Baltico verso Nord-Est (via dell’ambra) e fino alla Scozia e oltre verso Nord-Ovest. Vindolandia era un vallo a sud di quello di Adriano. Mentre Vinland veniva chiamata originariamente la penisola di Terranova, poiché la calda corrente del golfo consentiva la produzione di vino. Parimenti: Venosta (valle del Trentino-AltoAdige), Venetulani (antico popolo del Lazio ), Venafro e Venosa (cittadine in Sud Italia), Venaco (luogo in Corsica ) e Venago (località in Centro Cadore) hanno potenzialmente la stessa origine. E voi direte: i Vandali? Sì, anche i vandali! che in Algeria e in Andalusia arrivarono calpestando Veneto e Roma. Siamo infatti noi ad aver associato al termine vandalo un significato negativo. Esso in origine era positivo così come quello dei Goti ad esempio … ( got – good: i buoni, i divini ): era il nome con cui essi stessi si chiamavano. Sono come sempre purtroppo i popoli vincitori a raccontare la storia e ad affibbiare nomi e/o significati: lo stesso è avvenuto per Sioux e Inuit-Eschimesi.
Quanto al Cadore? I toponimi Venas e Vinigo si sono presumibilmente formati entrambi dalla comune radice VEN. Difficile però dire se siano state chiamate così perché abitate da Veneti oppure perché ricche di merci da emporio (venalicia: minerali, legname, pelli) piuttosto che di terre per la caccia (venatica) o di miniere (venae).
E concludiamo con questo argomento di per sé interminabile e da noi sviluppato per assonanza o assimilazione, spinti dalla curiosità non dal desiderio di creare confusione, con un continuo divagare tra scientificità e invenzione, cosa che non poco infastidirà chi studia seriamente per tutta la vita l’etimologia.

Stefano De Vido

Immagini

Fig. 1 – dalvenetoalmondo – blogger
Fig. 3 – https://dalvenmetoalmondoblogspot.com/2017/07/lascuola-di-scrittura-dei-veneti.html