Il Giardino Barbarigo Pizzoni Ardemani o Giardino di Valsanzibio

Abstract

Il giardino all’italiana, originariamente pensato per la coltivazione di frutta e verdura, rappresenta l’evoluzione del giardino medievale, l’hortus conclusus, legato soprattutto a monasteri e conventi. Detto anche “giardino formale” è di ispirazione tardo rinascimentale con significativi richiami alla mitologia greca e indica al visitatore un percorso esperienziale attraverso le insidie della realtà, carico di suggestioni e di simboli, per giungere alla perfezione.

Premessa

Dal millequattrocento, con l’inserimento di elementi architettonici di ispirazione greco-romana, il giardino comincia ad essere un luogo di svago, passatempo e riunioni. Il prato italiano si caratterizza per ordine e simmetria e, se nel Medioevo il giardino aveva una funzione esclusiva di utilità, nel Rinascimento diventa bellezza e armonia. Statue, fontane, pergolati, pozzi d’acqua sono le caratteristiche di un tipico giardino italiano. La combinazione di verde e di elementi architettonici rende il giardino molto formale ed elaborato, e sono sempre presenti una zona o un giardino segreto, nascosto dalla vegetazione circostante e un luogo destinato al riposo e agli incontri sociali. Arbusti e siepi sono i principali elementi verdi del giardino all’italiana, sono piantati estesamente su tutto il prato e di solito servono per dividere il giardino in parti tra loro simmetriche, incorniciate e decorate da fontane o altri alberi. L’arte topiaria, ovvero l’arte di tagliare e potare le piante permette di ottenere forme precise. Attraverso questo genere di potatura vengono realizzati anche labirinti, tunnel e colonnati. Un altro elemento importante è l’acqua che, attraverso la presenza di laghetti artificiali, piscine in pietra o veri e propri corsi d’acqua, fa da sfondo ed ammorbidisce le forme geometriche di cui il giardino è composto. Sono molto comuni le piscine in pietra di forma rettangolare, a volte arricchite con una fontana al centro. Fontane imponenti e di gusto classico sono utilizzate per migliorare l’aspetto del giardino e aggiungere un punto focale al suo interno.

La storia del giardinaggio è stata profondamente influenzata dallo stile del giardino italiano. I giardini francesi e inglesi si ispirano ai primi giardini italiani che, con le loro caratteristiche geometriche, vengono storicamente attribuiti a Niccolò Tribolo, che progettò a Firenze i giardini di Boboli, di Villa Castello e di Villa Corsini.

Il Giardino di Valsanzibio

Il Giardino di Valsanzibio (Foto 32) è certamente uno degli esempi migliori di giardino all’italiana, portato all’attuale splendore tra il 1665 e il 1696 dal Nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo. Il figlio di quest’ultimo, il primogenito Gregorio, Cardinale, Vescovo di Padova e futuro Santo, volle che il giardino di Valsanzibio fosse monumentale emblema della via di perfezione che porta l’uomo dall’Errore alla Verità, dall’Ignoranza alla Rivelazione.

Il Giardino Barbarigo Pizzoni Ardemani, ideato dall’architetto e fontaniere Luigi Bernini, si estende su una superficie di 150.000 metri quadrati e comprende la splendida Villa Barbarigo (Foto 33-34) acquistata nel XV Secolo dalla famiglia Contarini, passata ai Barbarigo a fine XVI Secolo.

L’opera rappresenta l’esempio più significativo di giardino simbolico del Seicento, grazie al suo complesso monumentale costituito da fontane, ruscelli, cascate, scherzi d’acqua e peschiere. Il significato dell’imponente struttura simboleggia il percorso spirituale che l’uomo deve compiere verso la purificazione e la salvezza, rafforzato anche dalla presenza di un labirinto (di bossi) che si sviluppa per circa un chilometro e mezzo. Questo eccezionale esempio di giardino barocco consta di circa 70 statue in pietra d’Istria e altrettante sculture minori che si integrano alle architetture, fra innumerevoli alberi e arbusti.

Si tratta oggi di un gran giardino d’acque in completa efficienza, uno dei più estesi ed integri giardini d’Epoca mondiali, che è valso il primo premio come “Il più bel giardino d’Italia” nel 2003 ed il terzo più bello in Europa nel 2007.

L’itinerario

L’itinerario inizia con il Portale di Diana, dove un tempo le barche potevano accedere mediante la valle di pesca di Santo Eusebio (da cui Valsanzibio); oggi rimane un laghetto che valorizza la sontuosa facciata arricchita da statue, fontane e bassorilievi in onore di Diana-Luna.

Dopo aver oltrepassato l’Arco Sileno, si entra nel Giardino dove si trova la peschiera denominata Bagno di Diana o Peschiera dei Fiumi, la Fontana dell’Iride (con i suoi quattro zampilli che ricreano lo spettacolo dell’arcobaleno) e la Peschiera dei Venti. Raggiunta la Fontana della Pila, si accede al Gran Viale lungo il quale sono presenti fontane, statue e giochi d’acqua che conducono verso la scalinata delle Lonze o del Sonetto fino al piazzale principale della Villa. Qui si trovano otto statue, figure allegoriche del giardino e la Fontana dell’Estasi. Lungo il percorso si trova il Labirinto, la Grotta dell’Eremitae l’Isola dei Conigli che simboleggia il superamento dei limiti dell’uomo attraverso la procreazione; non a caso dedicata al coniglio, considerato il roditore più prolifico in natura. La Statua del Tempo, posta in contrapposizione all’Isola dei Conigli, raffigura un vecchio con le ali che simboleggia il Tempo entro il quale lo spirito umano compie il suo cammino per raggiungere la via della perfettibilità.

Il percorso esperienziale

La relazione tra uomo e giardino attraversa tutte le culture, le religioni e le epoche della storia umana. Il giardino è un luogo originario dell’esperienza umana e del suo rapporto con il mondo. Nel Giardino di Valsanzibio troviamo un elegante intreccio tra diverse espressioni culturali.

Il “Padiglione o Portale di Diana” (Foto 35) era l’entrata principale per via acquea alla tenuta e rappresentava e rappresenta tuttora l’inizio del Percorso di Salvificazione voluto dal Santo Gregorio Barbarigo. Questa superba e importante porta di ingresso da una parte è l’accesso alla dimora dei Barbarigo, sottolinea la grandezza del posto in cui si sta entrando, ma rappresenta anche l’inizio del percorso interiore del Giardino.

Tra le sei sculture della facciata primeggia la statua di Diana (Foto 36): dea romana della caccia, dei prodigi e delle mutazioni, raffigurata in atteggiamento di ammonimento a rispettare i confini del parco. Questa statua è patrona del Giardino ed è volutamente posta alla sommità del portale.

Sulla chiave di volta della porta il mascherone barbuto, (Foto 37) meravigliosa scultura che rappresenta la testa di un uomo virile, forte e burbero, nell’atto di emettere un grido, può rappresentare secondo la mitologia greca, Sileno,maestro di sapienza e indovino, che accoglie i visitatori. Più probabilmente, rappresenta la generazione dei Barbarigo dalla cui folta barba la casata prende il nome.

La Peschiera dei fiumi detta anche Bagno di Diana (Foto 38) deve il suo nome alle statue che la fregiano che potrebbero rappresentare i due grandi corsi d’acqua dell’agro patavino, cioè il Brenta e il Bacchiglione, nell’atteggiamento classico di vecchio nudo e barbuto nell’atto di riposare sopra una sorgente d’acqua.

La Fontana dell’iride (Foto 39), alimentata dagli zampilli emessi da quattro putti, èdetta anche dell’Arcobaleno quasi a sottolineare la sua collocazione intermedia tra le due peschiere.

Nella Peschiera dei venti (Foto 40-41) vi sono le statuedei venti: al centro Eolo, re dei venti con, alla sua sinistra, la ninfa Deiopea, alla sua destra Borea arruffato, con la barba, a sinistra Zefiro, le guance gonfie, vento di primavera, tutti e due con le ali. Le statue sono poste sopra tre grotte, delle quali, quella centrale, ha una cascata d’acqua con gradini.

La Fontana della Pila (Foto 42), detta anche Fontana della Conca, di marmo rosso, ha una forma ottagonale ed è collocata esattamente al centro del Giardino, equidistante dai quattro quadranti che contengono i quattro luoghi principali del percorso: Labirinto, Grotta dell’Eremita, Isola dei Conigli, Statua del tempo.

Il Labirinto (Foto 43-44-45) è stato realizzato con seimila arbusti di bosso sempreverde. Queste piante sono quasi tutte secolari: hanno quasi quattrocento anni e sono state piantate tra il 1664 e il 1669, quando il Giardino è stato portato all’attuale fisionomia. L’intero percorso del labirinto, lungo un chilometro e cinquecento metri, comporta ottomila metri quadrati di spalliere potate annualmente. Il labirinto, al di là del ruolo giocoso e ludico, presenta una struttura simbolica riscontrabile in molti monumenti Rinascimentali e Barocchi e visualizza e rende in modo esperienzale il cammino della vita.Il percorso caratterizzato da nove trivi e quattro quadrivi è complicato da sei vicoli ciechi rappresentanti i vizi capitali Gola, Lussuria, Avarizia, Accidia, Ira e Invidia e da un duplice circolo vizioso che rappresenta il settimo e più insidioso vizio capitale: la Superbia. Superate queste difficoltà si giunge al centro del labirinto, su di una torretta (Foto 46) rialzata, dalla quale si ha, finalmente, chiara la visione di quale è il proprio percorso esistenziale, il labirinto della vita.

La Grotta dell’Eremita (Foto 47) o Romitorio riferita alla vocazione eremitica, cui il futuro Santo, Gregorio Barbarigo, rinunciò per abbracciare la vita ecclesiastica attiva. La Grotta dell’Eremita può essere ricondotta al riparo naturale preistorico e alla condizione dell’uomo nel grembo materno prima della nascita, ma può anche rappresentare la forza primigenia e irrazionale della natura e lo smarrimento del presente tra il passato e il futuro. La grotta dell’Eremita si presenta dunque come un luogo di meditazione, come un invito a fermarsi per una riflessione introspettiva sul viaggio compiuto attraverso il labirinto. Dopo l’esperienza del cammino, nel labirinto, un tempo di sosta.

L’Isola dei conigli (Fot 48-49-50) o Garenna è un elemento di tradizione molto antica che trae origine dal leporarium romano e continua nei giardini del Trecento e Quattrocento. Portata a termine nel 1691, la conigliera consiste in un’isoletta di forma ellittica e leggermente in rilievo, nella quale vengono lasciati liberi i conigli. La Garenna è circondata da un fossato popolato da pesci e da un recinto in muratura, decorato, per impedire che i conigli fuggano dall’isola. Al centro si trova un padiglione esagonale sormontato da una cupola di rete metallica per la custodia degli uccelli. Questo luogo rappresenta uno stato felice,ma allo stesso tempo un luogo chiuso, come la grotta o il grembo, protegge, ma anche rinchiude.

La Statua del Tempo (Foto 51). Il monumento al Tempo rappresenta Crònos, il dio del tempo, raffigurato come un vecchio gagliardo, dalla lunga barba e alato, con la clessidra sulla mano  e un cubo sfaccettato sulle spalle. Le ali indicano la velocità con cui vola il tempo, la clessidra lo misura e ne indica la limitatezza. Il dodecaedro sulle spalle dell’uomo, curvo sotto il peso degli anni, presenta dodici facce, come i dodici mesi dell’anno, quasi a formare un orologio solare dato che il sole illumina in modo diverso le diverse facce durante l’anno.

La Fontana delle Insidie (Foto 52) o degli Scherzi o del Putto. La fontana è inserita nell’aiuola più grande ed è costituita da un fanciullo con un cesto sul capo dal quale zampilla l’acqua. Intorno alla fontana vi sono quattro grandi statue rappresentanti due personaggi mitologici negativi, Polifemo e Tifeo o Tifone, e due benefici, Flora e Ope. Polifemo, figlio di Poseidone e di una ninfa, è un ciclope che nell’Odissea uccide e divora alcuni compagni di Ulisse, ma questi, dopo averlo ubriacato, riesce ad accecarlo: indica la forza bruta che viene vinta dalla ragione e dall’astuzia. Tifeo è un gigante che, nella mitologia greca, si ribellò contro Giove e fu da questi precipitato nel Tartaro, da dove continua a tormentare la terra con terremoti e vulcani: rappresenta l’arroganza e l’invidia che vengono punite. Flora è l’antica dea romana della primavera e viene rappresentata col corpo di fanciulla e il capo coperto di fiori. Ope, incoronata con in pugno uno scettro, è una divinità romana che si identifica con la terra stessa ed è quindi madre degli uomini e degli dei. Due coppie di statue, femminili e maschili, a indicare la bellezza del cammino che continua.

La Scalinata del Sonetto (Foto 53) è composta da sette gradini che ascendono al cortile antistante la Villa. Per la filosofia pitagorica, il tre indica il mascolino e il quattro il femminino del mondo: dalla loro unione nasce la perfezione. Il numero sette connota il Giardino come luogo di perfezione che riflette e contiene la perfezione naturale e la perfetta armonia della società di uomini e donne che vi abitano. In ciascun gradino sono incisi due versi dei quattordici che formano il Sonetto:

Curioso viator che in questa parte
Giungi e credi mirar vaghezze rare
Quanto di bel, quanto di buon qui appare
Tutto deesi a Natura e nulla ad Arte

Qui il Sol splendenti i raggi suoi comparte
Venere qui più bella esce dal mare
Sue sembianze la Luna ha qui più chiare
Qui non giunge a turbar furor di Marte

Saturno quivi i parti suoi non rode
Qui Giove giova ed ha sereno il viso
Quivi perde Mercurio ogni sua frode

Qui non ha loco il Pianto, ha sede il Riso
Della Corte il fulmine qui non s’ode
Ivi è l’Inferno e qui il Paradiso

Il sonetto contiene molti messaggi e si presta a diverse chiavi di lettura. Versi che comunque evocano il concetto informatore del Giardino settecentesco: la bellezza risiede nella natura incontaminata più che nell’arte, opera dell’uomo.

LaFontana delle rivelazioni (Foto 54) o dell’Estasi o del Fungo.La fontana è contornata da otto statue che rappresentano l’Allegrezza, l’Agricoltura, il Genio, la Solitudine, Adone, l’Abbondanza.

Antonio Fiorito

Bibliografia

Le origini del giardino all’italiana, Guida Giardino (www.guidagiardino.com/giardino-all’italiana)
Il Labirinto della vita, Un viaggio spirituale nel giardino di Valsanzibio, Giulio Osto (Proget Edizioni)

Le immagini correlate, e presenti anche nel video ‘Valsanzibio‘ (https://vimeo.com/402902695) provengono da: www.collieuganei.it/ville/giardino-villa-barbarigo-valsanzibio/. Tutti i diritti dei relativi autori sono riservati.”

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