La Padova “morosa” di Giorgio Segato

Abstract

Giorgio Segato, uomo colto e organizzatore geniale, ha dato moltissimo alla città di Padova, amandola per la sua grande storia e rimbrottandola per il provincialismo e la limitatezza dei suoi attuali orizzonti: «città che s’intasa e s’ingorga, senza/ speranza, perché raramente capace/ di andar oltre i sentieri obbligati/ di un interesse immediato», eppure: «Padova, mia casa eletta ed amata» e, ancora: «Padova, da sempre morosa,/ famosa per le occasioni perdute» (G. Segato, PadovaneLune, Panda ed., 2000). Qui era la sua vita e il suo, talvolta frenetico, operare, qui i suoi affetti espressi con molto pudore in alcune delicatissime poesie che ad ogni Natale inviava agli amici più cari e ora raccolte in Omaggio a Giorgio Segato, Proget ed., 2018.

L’uomo

Basterebbe scorrere le quattro fitte pagine della sua biografia, sempre in PadovaneLune, per rendersi conto della importanza di Segato come organizzatore culturale e, si potrebbe dire, catalizzatore di eventi: le cento monografie ad artisti famosi nel mondo da lui invitati a Padova, l’organizzazione per conto del Comune di Padova della Biennale internazionale del bronzetto, della Biennale della piccola scultura, della Biennale Triveneta dei giovani artisti, della Biennale dell’Acquerello, e poi la cura dei Quaderni di scultura, di Nanto pietra e Nanto Poesia e della Collana di poesia L’oro dei suoni, l’opera di consulente artistico all’estero e in Italia, in particolare per la Fiera dell’arte di Padova, di cui ha curato per anni il catalogo, i numerosi saggi sull’arte contemporanea, gli articoli, le prefazioni. Era quindi da aspettarsi che, anche nel descrivere la sua città, in PadovaneLune, la raccolta di poesie dedicate a Padova, dovessimo incontrare un intreccio di voci proprio perché Giorgio Segato più di altri ha conosciuto e amato questa città, l’ha fatta conoscere al mondo e oggi alla città, immemore, questo inquieto viaggiatore, manca. Perciò riprendere la Prefazione a questo prezioso libretto scritta da un altro grande padovano, Giuliano Scabia, diventa un modo per ‘fare memoria’:

“Ogni città è un luogo di voci, volti, intrecci, colloqui – ben diverso per chi vi è nato, vi abita e ne conosce i segreti, che non per chi passa a occhieggiare. Il visitatore i segreti non li può vedere – lui ne avrà altri, altrove. I segreti sono parole, storie, le vite. Anche i segreti di un luogo costituiscono il secretum. Facendo le poesie un po’ svelano e un po’ aumentano il segreto. Ecco qui Giorgio Segato, fine conoscitore dell’arte antica e contemporanea, che parla di sette “monumenti” (sette come le meraviglie del mondo antico) e le chiama lune. Cioè, mi sembra, le illumina con la luna, la madre grande – cominciando con una parola omaggio a Zanzotto (beltà) e finendo all’ultimo verso proprio con la parola madre (mama) in lingua matrice, il dialetto. Chi legge troverà un percorso dal Prato con Antenore consador fino all’Orto orologio paradiso (con la palma di Goethe) e al cielo della luna di Giotto…”.

Alcuni versi

Vanno riletti e ‘messi a memoria’ questi suoi versi, molto più che un atto d’amore, perché sono anche il riflesso di una vita impegnata a disvelare le bellezze nascoste e le bellezze nascenti (cioè l’arte contemporanea), quelle cioè in grado di aiutare la città a crescere culturalmente e a mettersi in relazione con il mondo, con i suoi tesori. Segato di Padova celebra poeticamente il Prato, il Salone, le Porte, l’Università, l’Orto botanico, il cielo di Giotto e, con lo sguardo rivolto all’infinito, il Santo, in una città che non è solo bellezza, per un di più di coscienza morale e civile.

 […]
E muoiono sconosciuti
i veri custodi del ricordo,
predicatori del sogno, artisti
e poeticantori, le voci narrantidel nostro destino, riflessi
delle voci fonde ed antiche
dei pastori di anime e di menti;
muoiono le città dell’infanzia,
dei tempi larghi, infiniti, per strada
e sul fiume, ora soffocate dal traffico,
dagli inquinamenti aggressivi,
dall’arroganza sapiente di
docenti incanutiti nell’invidia,
dall’ignavia della gente qualunque
che s’eleva a giudice arbitro
per pesare nella storia del nulla
di fatto e del nulla comunque da fare.
Si paga così la falsa democrazia
della pianificazione di massa e
della massificazione di idee:
assistendo impotente agli sprechi,
alle epurazioni di pensieri e progetti,
allevando gli aborti di mediazioni
inaccettabili, contorte fino a trasformare
i pochi ideali rimasti in incubi
ed ossessione di mostri.
………………………………
Anche Padova muore
perché non amata,
perché non si vuole che cresca,
che pensi e lavori per mete
più alte, che nutra i suoi figli
d’idee, di sogni, utopie da
farsi progetti da vivere insieme.
……………………………………….
Padova, da sempre morosa,
famosa per le occasioni perdute…
(L’albero)
[…]
E resta mistero l’immenso
articolarsi di luci e di spazi,
che accoglie ed assorbe dolore,
e stupisce e lenisce, segnando
la vanità del tempo e, dell’uomo,
la resistenza alla morte.
(Il Santo)

Alessandro Cabianca

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