Le spoglie di Pietro Alighieri e di Francesca, figlia del Petrarca a Treviso

Abstract

La chiesa di San Francesco a Treviso custodisce le spoglie di Pietro Alighieri, figlio primogenito di Dante e di Francesca, figlia del Petrarca.

L’autore di questo articolo segue le vicissitudini di Pietro, esule come il padre, e di Francesca, che pure seguì le molte peregrinazioni del padre, fino a che concluse la sua vita a Treviso; altre vicissitudini ebbero anche le tombe, prima della sistemazione definitiva dove ora si possono visitare.

Chiesa Convento San Francesco Treviso (Wikipedia)

La storia si diverte

La storia si diverte talvolta nel proporci casi strani che, a prima vista, si trovano difficili da decifrare. Uno di questi potrebbe essere il fatto che il primogenito di Dante, Pietro Alighieri, si trovi sepolto a Treviso nella stessa chiesa, quella di San Francesco, dove si trova pure la figlia del Petrarca, Francesca. Come mai? I casi della vita, meglio il destino, hanno voluto così.

Cerchiamo di spiegare le circostanze nella maniera più semplice possibile. La chiesa di San Francesco si trova là dove il fiume Botteniga si dirama formando l’isola della Pescheria, eretta nel Duecento per opera di fra Benvenuto delle Celle con il consenso del papa. Costruita a croce latina e officiata dai frati Minori Conventuali, due secoli dopo è stata decorata dal famoso Tomaso da Modena e suoi scolari. Era la chiesa dove venivano sepolti i nobili trevigiani, una specie di pantheon cittadino.

Ovviamente come tante altre era stata chiusa in seguito ordinanze napoleoniche avverse ai beni della Chiesa, con conseguente dispersione di opere d’arte e di antiche memorie. Negli anni trenta del secolo scorso un accurato restauro l’ha restituita alle sue forme primitive e al culto, sempre con i francescani Conventuali. Oggi è parrocchia oltre che monumento d’arte.

Per casi diversi, come detto, in questa chiesa sono finite le spoglie mortali del primogenito dell’Alighieri (ammiratore in vita del polso politico di Gherardo da Camino, meno del figlio Rizzardo), anche buon commentatore del capolavoro paterno. Il Petrarca, da parte sua, descriveva agli amici “la bella contrada di Trevigi, delizioso soggiorno nella estate, bagnata da fiumi, abbellita da fonti, e sempre ridente di giocondità e letizia”, per nulla presagendo che proprio là avrebbe finito i suoi giorni la diletta figlia Francesca, morta per parto.

La tomba di Pietro Alighieri

Bisogna chiarire che, in un primo tempo, la tomba di Pietro era stata collocata nel chiostro del monastero degli Eremitani di Santa Margherita, e vi rimase fino a che il nuovo Regno Italico fece sconsacrare quel complesso che fu poi abbattuto. Nella sua chiesa si trova il ciclo di affreschi che rappresentano la storia di Sant’Orsola di Tomaso da Modena, molto importante per l’arte trecentesca, quasi un contrappunto della padovana Cappella degli Scrovegni di Giotto, che l’artista sicuramente conobbe. Nel corso della soppressione, la tomba di Pietro venne asportata e deposta alla meglio, perdendo qualche pezzo, sotto un portico presso la cattedrale, dove rimase fino al 1841.

La tomba di Pietro Alighieri nella Chiesa di San Francesco a Treviso

In seguito la lapide con l’epitaffio finì presso la Biblioteca Capitolare assieme agli stemmi gentilizi di famiglia, mentre il coperchio del sarcofago, con il simulacro del defunto, furono deposti in un corridoio della stessa Biblioteca. Alla fine del Settecento degli studiosi veronesi, in vena di sciovinismo, misero in dubbio la sepoltura trevigiana di Pietro Alighieri, sostenendo che la stessa dovesse trovarsi a Verona. La diatriba tra veronesi e trevigiani si prolungò per decenni, finché lo storico e giurista trevigiano Girolamo Bìscaro mise fine alla disputa pubblicando delle carte notarili stipulate dagli esecutori testamentari del figlio di Dante, che spesso si recava a Treviso per affari e obblighi professionali. La sua dimora e i suoi beni rimanevano comunque in Gargagnago di Valpolicella. È noto che pure i figli del sommo poeta avevano dovuto subire le conseguenze della condanna del padre e abbandonare Firenze come altri conterranei. In ogni caso nella primavera del 1364 Pietro si trovava a Treviso per concludere il ritiro di un suo credito dovuto a un’eredità, ma la morte lo colse il 21 aprile e fu sepolto nel monastero di Santa Margherita (prescelta da altri fuorusciti fiorentini), si pensa per disposizioni lasciate ad un notaio trevigiano.

Nella chiesa di San Francesco i resti del sarcofago di Pietro sono stati restaurati alla maniera delle tombe veneziane del Trecento, con il simulacro in altorilievo in grandezza naturale disposto sopra lo stesso sarcofago con le insegne dottorali. Due figure laterali in rilievo tengono raccolte le cortine. Sotto il monumento sta una lapide che troviamo così tradotta: È qui chiuso Pietro tumulato in corpo tetro/ma l’anima chiara risplende nella celeste ara/poiché fu pio e giusto, da giovane e da vecchio/e anche insieme perito nell’uno e nell’altro diritto/visse sperimentando assai casi e trovò scritti/per chiarire il libro del padre nei passi oscuri/essendo egli figlio di Dante sopra le stelle volante/con verso materno scorse tutto l’averno/e dal monte purgante elevando l’anime beate/cittadino di fama divina di cui Firenze si compiace”. Sotto si scorgono tre righe scalpellate. Indicavano forse la data della morte e il nome del defunto in modo esplicito.

Chiesa Convento San Francesco Treviso interno

Francesca Petrarca

Sul sepolcro di Francesca Petrarca non esistono invece dubbi di sorta. In questo caso l’epitaffio ha dato luogo a lunghe dispute, se cioè fosse stato predisposto dal padre ancora in vita o meno, ma dai particolari riportati lo escludiamo: per esempio che ebbe numerosa prole. Si sa che il poeta toscano ebbe due figli, un maschio, Giovanni, e Francesca, nati da una sconosciuta donna provenzale. Del primo scrive spesso nelle sue lettere, soprattutto per i dispiaceri che gli procurava, mentre della seconda non fa mai cenno, e in ogni caso, lui canonico di più chiese e dedito alla carriera ecclesiastica, (ma solo con gli ordini minori), non li chiama mai figli. Importante è l’anno 1361: Giovanni muore di peste a Milano, e la diciottenne Francesca viene data in sposa a un funzionario visconteo milanese, Francescuolo da Brossano.

Il Petrarca fu felice di far parte di quella nuova famiglia, che lo seguì nelle sue perenni peregrinazioni tra le varie dimore fino alla morte, avvenuta ad Arquà, tra i colli Euganei, nel 1374. Dopo un anno Francesca diede alla luce una bimba che, in onore della bisnonna, fu chiamata Eletta; nel 1366 fu la volta di un maschietto, che in onore del nonno fu chiamato Francesco. Questi tuttavia morì due anni dopo a Pavia, dove i genitori avevano seguito il poeta come diplomatico tra il papa e i Visconti. Il Boccaccio fece visita alla famigliola in Venezia assente il poeta, e dell’affettuoso incontro scrisse ampiamente all’amico, in una lettera ritrovata dal De Sade nella Biblioteca Reale di Parigi.

Dopo la morte del padre Francesca si trasferì prima a Padova, quindi a Treviso, passata nel 1384 nell’orbita dei Carraresi, dai quali il da Brossano ebbe degli incarichi. Nello stesso anno Francesca morì, come detto, di parto ed ebbe sepoltura nella chiesa di San Francesco presso la porta minore. Si riporta il tanto controverso ed elogiativo epitaffio, tradotto dall’abate Luigi Bailo: “1384-d’Agosto/Tosca pel padre pio, ma ligustica [ligure, provenzale] sposa d’amore/Madre mi fui di chiara e copiosa prole./Niun’altra mai fu più fida al marito, più al padre soggetta/o più ignara mai di estranea letizia./Francesca era il mio nome, mio studio l’onestade/Mia dote schiettezza, e pudor senza macchia./Negli anni miei primi passai per molte vicende/ora qui immota quiete e qui mia certa casa./Già matrona per vero, ancorché sul fiore degli anni/ sono rapita al mondo, e mi ritorno al cielo”.

Dall’epitaffio si deduce che Francesca ebbe, come accennato, più figli nei ventitré anni di matrimonio: sono accertati un secondo Francesco e un Silvano. Anche questo sepolcro subì sorte analoga a quella di Pietro Alighieri, ma è potuto ritornare nel suo sito primitivo ed entrambi meritano una visita per chi ne avrà occasione.

Gianluigi Peretti

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