

Marana è salito all’onore delle cronache qualche tempo fa per la presenza di un piccolo osservatorio astronomico dove un ragazzo di sedici anni scrutando il cielo al telescopio scoprì una nuova stella certificata anche dall’ente spaziale americano; più recentemente alcuni ricercatori scoprirono che una celebre stella della costellazione della Lira è in realtà una variabile. Tra la contrada dal nome molto significativo, Cortesani, e la sottostante Ferrazza, a mezza costa, in auto raggiungibile soltanto dal fondovalle, quasi abbarbicata sul pendio, esiste una contrada del tutto particolare, isolata dal mondo. Nonostante l’ubicazione del sito vi sorgono edifici piuttosto imponenti e di nobili forme quattrocentesche e del primo cinquecento, pur interpretate in modo rustico e popolare. Lì sorge anche un piccolo oratorio dedicato a San Matio (San Matteo) protettore degli animali. L’oratorio è strutturalmente interessante e lo è anche per la statuaria e per la pala d’altare che rappresenta il santo. Un cartiglio all’interno datato 1749 riporta: A peste animalorum libera nos Domine. La facciata, scandita da tre archi (quello centrale copre il portale che dà accesso alla piccola navata mentre i laterali coprono due nicchie cieche) è preceduta da un piccolo pronao. Al limite dello spiovente sinistro si erge la copia di una statua poiché l’originale si trova nel museo etnografico del capoluogo. Rappresenta San Giorgio anche se i locali lo chiamano San Matio (autore è Matio Pelizzaro) ed è di metà Ottocento, una scultura piuttosto rozza ma di grande impatto emotivo per cui è considerata un significativo esempio di scultura popolare dei Lessini. Un’altra statua dello stesso autore, rappresentante San Giovanni, è andata perduta dopo essere stata inviata a Vicenza per una mostra. (Federico Cabianca)
