Ludus cum gigantibus. Padova, Prato Vallis, anno 1224

Abstract

Come scritto nel “Chronicon patavinum” riportato da Lodovico Antonio Muratori nel IV tomo delle “Antiquitates Italiae Medii aevi”, nel 1208 venne istituita a Padova la festa o mascherata dell’ Homo selvaticus:”Eo tempore fuit factus magnus ludus de quodam homine selvatico in Prato Vallis, et quasi omnes Paduani per contratas novis vestibus sunt vestiti”. Nel 1224 ci fu inoltre il “ludus in Prato Vallis cum gigantibus”. Circenses, tra una guerra, una carneficina, una guerricciola e altro.

Ai tempi di Giberto III

Proviamo a raccontare aggiungendo qualche particolare: nell’anno 1224 era podestà a Padova Giberto III della potente famiglia dei Correggio (1) che aveva dato e darà molti podestà alle città dell’Italia settentrionale: a Mantova, Piacenza, Reggio, Parma, Verona e Bologna e un antipapa, Clemente III, al secolo Giberto I e, come tutti i potenti, per accrescere la sua popolarità, volle dare una grande festa. “A Padova regnava una strana euforia per la presenza di artisti, soprattutto musicisti e teatranti, ma anche pittori di valore, e per la schiera sempre più numerosa di studenti che frequentavano l’Università da poco fondata, tanto che il Comune decise di organizzare una grande festa in Vallis, il Prato della Valle, con canti, balli, gare, maschere e fuochi.

Il grande carroccio

Un grande carroccio con lo stendardo del Comune e guarnito di drappi colorati e bandiere, trainato da buoi coperti da una gualdrappa con i colori della città, fece l’ingresso in Prato carico di ragazze ciascuna con una cesta piena di ortaggi e frutta; giunto al centro della grande piazza le ragazze cominciarono un fitto lancio di quel che le ceste contenevano contro i ragazzi che circondavano il carroccio, questi a loro volta cercavano di prendere quel che veniva lanciato loro contro e di rilanciarlo contro le ragazze. Esauriti i lanci, le ragazze, infradiciate e tutte colorate dei colori delle arance, dei pomodori, delle zucchine, della bietolaccia, scendevano dal carroccio e si davano a danze sfrenate ognuna con uno dei ragazzi, non meno lordati di loro. Quindi si gettavano nella grande pozza d’acqua, abbeveratoio di mandrie e di greggi nei giorni di mercato, per ripulirsi alla meglio. Entravano poi in campo gli sbandieratori con il corteo di cavalieri per i tornei, di atleti per le gare di lotta e di arcieri per la gara con l’arco; a chiudere il corteo erano mimi, saltimbanchi, mangiafuoco e alcuni uomini di statura particolarmente alta, con bizzarri travestimenti, tenuti a catena e con il viso coperto da maschere spaventose, per niente docili, seguiti dall‘homo selvaticus, il corpo nudo coperto di foglie, mite, gentile, sorridente, pronto a saltellare come una capra selvatica.

Ludus cum gigantibus

La festa fu detta Ludus cum gigantibus perché i giganti, smesse le pelli d’animale o le frasche e le foglie che li vestivano e le maschere, si davano alle danze e al canto. Per tre giorni la città era tutta una festa. Va pure detto che alla fine dei tre giorni c’era più di qualcuno che vagava per la città disorientato per la sbronza e chi finiva sbudellato per aver osato troppo con la moglie di un cavaliere e chi era finito all’ospitale per le troppe bastonate ricevute, ma nell’insieme l’allegria aveva dominato per tutta la città e anche chi non aveva un pezzo di pane era riuscito a mangiare e bere fino a non poterne più: i nobili e i maggiorenti della città avevano ingaggiato fornai, macellai, cuochi, e per quei tre giorni c’era stato cibo per tutti. Anche le risse tra ubriachi aumentavano considerevolmente, ma in genere terminavano senza danni definitivi a causa della difficoltà dei più a reggersi in piedi e a colpire l’avversario con forza, mentre, passata la sbornia, tutti tornavano a sfidarsi a dadi, a morra, a carte o a nuove bevute con grandi manate sulle spalle”.

Alessandro Cabianca

Immagini

Note

1) La famiglia Correggio era di origine tedesca, giunta in Italia al seguito di Carlo Magno. Da Nuovo dizionario storico. Tomo IV, Bassano, Remondini, 1796.
2) Da Un trovatore alla corte degli Ezzelini, romanzodi A. Cabianca (in stampa). L’episodio prende spunto da una simile festa, detta Castello d’amore, avvenuta in Treviso nel 1214, che ci viene descritta nei particolari da Giuseppe Cappelletti nella Storia di Padova dalla sua origine sino al presente (1874).