Paul Feyerabend a Padova

Abstract

Personaggi di rilievo internazionale, famosi e non, hanno frequentato Padova, vuoi per l’università, vuoi per l’arte. Alcuni si sono fermati a lungo, divenendone una presenza significativa, altri, come nel caso dell’epistemologo Feyerabend, con un passaggio veloce di cui pochi si sono accorti. Ne fa memoria Alessandro Tessari; è questo uno dei compiti del progetto Padova sorprende perché possa rimanerne traccia per gli studiosi, per gli appassionati, per i giovani curiosi.

Lo studioso, il personaggio

Paul Feyerabend

Molti anni fa avevo dedicato alcuni miei corsi universitari all’epistemologia di Feyerabend. Era un epistemologo molto particolare. Quando lo conobbi mi confessò che nella sua giovinezza aveva sognato di fare l’attore con Bertold Brecht. E di questa sua propensione per la scena aveva conservato alcuni tratti anche nel suo modo di fare e nella capacità seduttiva che aveva con i suoi allievi. Un’opera sua aveva destato il mio interesse: Against Method, che col suo titolo provocatorio intendeva mettersi contro il culto del metodo che l’intero Occidente aveva deciso fosse quello cartesiano e al quale non era consentito sottrarsi. L’opera tradotta in italiano col titolo Contro il metodo, ebbe un enorme successo: era diventato un vero best seller. Avendo visto l’interesse che quel libro aveva suscitato nei miei allievi del corso di Filosofia della scienza pensai di chiedere al Rettore se fosse possibile invitarlo a Padova a fare un breve ciclo di lezioni nel corso che a lui era dedicato. Il Rettore fu molto contento e mi disse anche la cifra generosa che l’Università era disposta ad offrire per l’invito. Raggiunsi Feyerabend a Berkeley dove viveva e dove insegnava. Al Dipartimento di filosofia restarono meravigliati che l’antica Università di Padova intendesse invitare proprio Feyerabend. Cercai di capire questa perplessità. Pensavano di avere molti professori più importanti di Feyerabend. Spiegai loro che i professori di tutte le 9 Università della California erano conosciuti solo nell’ambito ristretto degli specialisti. Ma che di Feyerabend in tutta Europa si vendevano i libri a montagne. Era diventato il filosofo più popolare. Cercai in Segreteria il suo ufficio o telefono. Mi dissero che non aveva ufficio e non aveva telefono. Che l’avrei trovato disteso sui prati del Campus con i suoi studenti. La cosa era in linea col personaggio. Quando lo vidi feci la mia ambasciata. Fu cordiale ma rifiutò. Non seppi se era a causa di una sua claudicazione. Mi disse di no: che faceva un semestre a Berkeley e poi uno a Zurigo. E che questa attività fosse sufficiente per il suo ruolo di filosofo. Il mio tempo libero, aggiunse, lo voglio dedicare agli amici, a chiacchierare, non a fare qua-qua-qua come un juke-box, che suona con la monetina.

Seguii le sue lezioni sempre affollate non solo di studenti, ma di ogni specie di ascoltatore: anche i taxisti andavano a sentirlo. Un vero uomo di teatro. Conobbi la sua fidanzata italiana, che lavorava tra l’Italia e gli Usa. Quando lei era in Italia lui spesso si inventava qualcosa da fare in Italia. Fu così che un giorno lei mi disse che sarebbero venuti a Padova, che Paul era curioso di visitare l’Università di Galileo.

La presenza di Feyerabend a Padova

Visitammo la famosa ‘cattedra’ da cui faceva lezione Galileo e anche il teatro anatomico dove nacque la medicina scientifica. Le autopsie clandestine fatte sui cadaveri trafugati dai cimiteri. Sulla medicina ‘scientifica’ avemmo modo di discutere: lui nel suo testo aveva scritto delle frasi contro la medicina ‘del bisturi’, quella che lui chiamava la ‘medicina castratrice’. Mi spiegò che lui, austriaco, era stato mandato sedicenne al fronte dai nazisti, dove si era preso delle pallottole sulla spina dorsale. La medicina ufficiale gli aveva prospettato l’amputazione delle due gambe. Lui si rifiutò e grazie a mille pratiche ‘alternative’ si conservò le sue gambe anche a prezzo di una vistosa claudicazione. Si era sposato 4 volte con donne molto avvenenti. E anche la fidanzata che conobbi, che poi divenne sua moglie, era una donna molto giovane e affascinante. La cosa del suo libro contro il metodo che mi aveva lasciato perplesso era un attacco a Galileo considerato il responsabile di quel metodo razionalistico astratto che già Husserl aveva stigmatizzato e che poi alimentò la filosofia di Heidegger e, sulla sponda opposta, quella di Marcuse e della Scuola di Francoforte: tutti uniti contro i rischi della ‘tecnica’. Passammo delle giornate simpatiche animate da discussioni senza esclusione di colpi. Lo accusai di questo attacco a Galileo che venne ripreso dal cardinal Ratzinger, quando il papato chiese scusa alle vittime delle persecuzioni inquisitoriali. Ratzinger nell’esprimere alcune riserve su Galileo citò proprio alcuni passi dell’Against Method. Feyerabend si divertì molto di questa consonanza con Ratzinger. Come si divertì quando gli mostrai che le accuse a Galileo lui le aveva desunte dalla Crisi delle scienze europee di Husserl, senza citare la fonte. Disse: sono contento che Husserl ed io abbiamo avuto la stessa intuizione. Questo era il suo modo di scavalcare il paradosso logico. E lui in fondo con le discussioni con Kuhn era riuscito a portare le paradossali ossessioni fondazionalistiche della Scuola di Vienna nel mare aperto del pensiero contemporaneo, quando gli ‘analitici’ inglesi e tedeschi dovettero cercare ospitalità a Chicago, cacciati dall’avvento del nazismo e cominciarono a fare i conti col pragmatismo americano del grande Dewey.

Un giorno parlando con i colleghi dell’Università venne fuori che Feyerabend era stato a Padova, aveva girato per molte bettole e osterie, ma non aveva accettato di fare lezione a pagamento. Restarono costernati. Non avevano capito che cosa voleva dire non sentirsi un juke box.

Alessandro Tessari