Celebrazione di Urbs picta “patrimonio Unesco” al Teatro Verdi

Abstract

Uno spettatore appassionato ha voluto consegnarci le sue reazioni alla presentazione del ciclo di affreschi del ‘300 che ha reso la città di Padova capitale euopea dell’affresco e ne ha determinato la recente nomina a patrimonio Unesco. L’incontro al Teatro Verdi si è svolto il 13 novembre con l’intervento delle autorità cittadine, la presentazione dell’assessore alla cultura del Comune, le esibizioni jazz del Maurizio Camardi Haiku Quintet e le creazioni video-visuali di Francesco Lopergolo. Uno spettacolo coinvolgente il cui messaggio e la cui bellezza dovrebbero essere conosciuti da tutti i cittadini di Padova, anche i più distratti.

Lo spettacolo-racconto al Teatro Verdi

Padova, Teatro Verdi

Ad un certo punto avevo quasi le lacrime agli occhi per l’emozione, la sera di sabato 13 novembre, durante lo spettacolo gratuito che il Teatro Verdi e il Comune hanno offerto alla cittadinanza celebrando la recente nomina di Padova a “Urbs Picta”, patrimonio dell’Unesco in virtù del ciclo di affreschi trecenteschi che ne attraversa e lega luoghi ora monumentali, ora più nascosti. Dopo il brevissimo e gradito saluto del sindaco Sergio Giordani e del presidente del Teatro Stabile del Veneto Giampiero Beltotto, la voce narrante dell’assessore alla cultura Andrea Colasio ha ripercorso la storia cittadina dai tempi dei Carraresi, illustrando i numerosi capolavori – proiettati sullo schermo – alla luce degli eventi che hanno caratterizzato quei secoli e che, in forma esplicita o velata, restano tuttora scritti, anzi appunto dipinti, sulle pareti di chiese e palazzi.

Andrea Colasio, Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Padova

Capolavori universalmente noti e accessibili, dalla Cappella degli Scrovegni al Battistero del Duomo, si uniscono in un coinvolgente percorso ad altri perduti e noti soltanto grazie a scritti e testimonianze d’epoca, come quelli che certificano la presenza giottesca – oggi del tutto cancellata, volutamente o per incuria – anche all’interno del Palazzo della Ragione. Uno spettacolo-racconto decisamente riuscito e convincente, nel quale immagini e voce – perfetta la struttura dei capitoli definita da Colasio, oltre che la sua dizione – sono state interpolate dalle esibizioni jazz del Maurizio Camardi Haiku Quintet e dalle creazioni video-visuali di Francesco Lopergolo realizzando con note, movimento e luce una commistione distopica e fascinosa tra antico e contemporaneo.

I siti Unesco del ‘300 a Padova tra arte e storia

I luoghi di Padova, “città dipinta” da Giotto e molti altri grandi Maestri, risultano profondamente legati (il riconoscimento dell’Unesco è riferito proprio all’insieme del ciclo pittorico che attraversa spazi e ambienti) e mostrano, valicando i secoli, quanto l’arte antica sia una fonte storica significativa e rilevante al pari dei libri e dei documenti scritti. Nella profusione di immagini sacre – tra Redentori e Madonne, Santi e Angeli – s’intrecciano e si collocano, quasi come antiche fotografie, volti, luoghi e vicende che raccontano gli avvenimenti, le rivalità e le alternanze del potere, nel susseguirsi tra chi giungeva al dominio e chi veniva invece sopraffatto fino alla “damnatio memoriae”. Ed è davvero vertigine, allora, comprendere quanto possa essere profondo l’intreccio tra la sublimità universale dell’arte e la cronaca degli eventi, spesso sanguinosi e tragici, che si celano – ma non agli occhi degli studiosi – dietro e dentro tanta bellezza, in grado di rendere eterna e nobilitare la polvere in cui si concludono tutte le ambizioni, le avventure e le velleità umane.

Una volta di più, ma in una forma narrativa nuova, ho percepito con gratitudine (e credo di esprimere un pensiero comune al pubblico che ha riempito il teatro) quanto eccezionale sia Padova, con la sua storia e bellezza che emerge quasi ovunque ci si rivolga, e soprattutto quanto amore e quanta considerazione meriti: se come abitanti e cittadini non l’amo e non l’amiamo abbastanza è solo per limite, disattenzione, noncuranza mia e nostra, non certamente per sua insufficienza.

Stefano Valentini

Immagini