Torquato Tasso: vita e opere che lo legano a Padova

Abstract

Le 5 fasi della vita di Torquato Tasso, la formazione a Padova e la statua in Prato della Valle; il dramma T. Tasso di A. Cabianca
Sono fondamentalmente cinque le fasi che si possono individuare nella vita di Torquato Tasso, e nella seconda c’è la formazione a Padova. Nella città veneta spiccano, per ricchezza e ricordo del grande e sommo poeta, la statua (n.5) in Prato della Valle e il lavoro teatrale di Alessandro Cabianca che ne ricostruisce il dramma esistenziale e psicologico con minuzia ed arte che non passano inosservate.

Torquato Tasso
(Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu-422.)

Prima fase

La fase della formazione (1544-1565). Essa comprende anche un quadriennio critico che segna per lui una duplice separazione, temporanea dal padre (1552) e definitiva dalla madre (1554) che morirà da lì a poco (1556). Nel 1554 c’è l’allontanamento dai luoghi famigliari che inaugura una prima fase di peregrinazioni. L’insieme di queste dolorose esperienze verrà rievocato dal poeta nella celebre canzone O del grand’Appennino.
È anche la fase di apprendistato cortigiano (è a Urbino al seguito del padre che è al servizio di Guidubaldo II della Rovere nel biennio 1557-1559)
Anche anni di apprendistato letterario: studia a Urbino, a Bologna, ma soprattutto a Padova, dove entra in contatto con l’ambiente aristotelico e frequenta l’Accademia degli Eterei. Compone rime d’amore, l’abbozzo epico del Gerusalemme, il poema cavalleresco Rinaldo e le sue riflessioni critiche sulla letteratura e il poema eroico in particolare.

Seconda fase

1565-1575. Sono gli anni della carriera cortigiana e della produzione dei capolavori. Tasso entra a servizio del cardinale Luigi D’Este (1565) e poi del duca Alfonso II (1572). È probabilmente il periodo più sereno della vita del poeta, ormai adulto e proiettato a conquistarsi i favori dei signori ferraresi che si manifestano, per esempio, nel privilegio concessogli di mangiare alla mensa del Duca (che più tardi gli verrà negato, gesto simbolico della caduta in disgrazia) o nella nomina a storiografo di corte. Risiede a Ferrara dove frequenta la locale Accademia, per cui compone alcuni scritti critici. Sul piano della produzione letteraria è periodo di grande creatività. Compone numerose rime, l’Aminta e il Goffredo (che poi sarà la Gerusalemme liberata)

Terza fase

Fase della crisi. È la fase della revisione del poema, dell’esaurirsi delle energie creative e del subentrare di preoccupazioni estetiche, morali e religiose che lo portano a nominare alcuni revisori del poema (di cui spesso però mal sopporta le critiche e con cui finisce in conflitto) e dall’altro lo portano ad autodenunciarsi al Tribunale dell’Inquisizione come eretico, nell’ansia di ottenere impossibili certezze circa la conformità del Goffredo alle norme estetiche e a quelle morali e religiose.

Sono anche gli anni dello squilibrio psichico. L’inquietudine del Tasso si riverbera nei rapporti a corte, che per lui si fanno sempre più difficili. Periodo di frenetici viaggi che si conclude con il ritorno a Ferrara, concordato col Duca. Al suo rientro, Tasso viene o si sente trascurato, non riottiene il posto di privilegio che si attendeva. E non riesce a rientrare in possesso del manoscritto del Goffredo (forse il motivo principale che lo aveva riportato a Ferrara) né a parlare personalmente col Duca, preso nei preparativi delle sue terze nozze. Deluso e impaziente, Tasso cerca di forzare i tempi e, infine, inveisce, in circostanze oscure, contro Alfonso. La trasgressione e l’alterazione psichica, gli costano un’incarcerazione che durerà ben sette anni.

Quarta fase

1579-1586. Sono gli anni appunto della reclusione nell’ospedale di Sant’Anna. Alla reclusione si aggiunge il dramma di veder pubblicato senza il suo consenso e in uno stato che egli non giudicava definitivo, il poema, prima parzialmente (col titolo di Goffredo) poi interamente (col titolo di Gerusalemme liberata, che gli rimarrà, non avendo avuto modo il Tasso di curare personalmente la non tarda e ampiamente rimaneggiata Gerusalemme conquistata). L’insoddisfazione per la divulgazione arbitraria di un “incompiuto”, appena mitigata dal successo dell’opera, dovettero accrescergli il tormento per la segregazione e il senso di impotenza di quegli anni.

Quinta fase

Dalla liberazione (1586) alla morte (1595) è una fase di inquieto peregrinare per varie città d’Italia alla ricerca di una sistemazione agiata, di un riconoscimento umano e cortigiano oltre che poetico. Un peregrinare scandito però da un’intensa attività letteraria: compone dialoghi, rime, poemetti, riprende gli scritti giovanili e li amplia o li modifica o li porta a termine e, soprattutto, pubblica, alla vigilia della morte la Conquistata. Morirà a Roma il 25 aprile del 1595.

Padova gli dedicherà la statua n.5 in Prato della Valle (v. Blog di Padova sorprende)

Il Dramma di Alessandro Cabianca: Torquato Tasso, Gruppo90-Arte-Poesia, 2015

Nel Dramma vi è il confronto con una figura sfaccettata e poliedrica di Torquato Tasso. Qui Cabianca ripercorre non solo quanto egli scrisse ma anche quanto scrissero su di lui letterati e poeti. A spiccare dall’intreccio perturbante delle scene degli atti che si susseguono nel Dramma è il rapporto che intercorre tra genio e follia. Il suo essere poeta di corte fu preponderante nella sua vita: costringendolo ad un ruolo che gli stava stretto.

In questo Dramma, Alessandro Cabianca ripercorre gli amori contrastati e non contraccambiati, quelli proibiti e quelli tormentati. Secondo la versione di Cabianca fu imperante e determinante il peso dell’Inquisizione che lo spinse in un cul de sac che gli fece perdere l’uso della ragione.

I personaggi:

Torquato Tasso, poeta alla corte di Ferrara
Duchessa Eleonora d’Este, sorella del duca di Ferrara
Don Gherardi, cortigiano
Donna Eleonora, moglie di Don Gherardo
Cavalier Cruscante, cortigiano
Carceriere

Atto I VII scene
Atto II VII scene
Atto III IV scene

Alessandro Cabianca, come egli stesso sottolinea in una nota iniziale, si concentra sul “tormentato percorso umano del Tasso per gettare maggiore luce sulla sua creatività e sulle intricate vicende che portano il poeta da una condizione di “privilegio” ad una di conflitto, fino alla condizione di disperato prigioniero in catene (…) si tratta di affrontare le fasi dello sdoppiamento della personalità, con la persecuzione delle voci, in una follia ormai manifesta che persino i carcerieri sbeffeggiano. Resta che uno dei più grandi poeti, e teorici, del rinascimento italiano, persa la battaglia con la vita, si perde dentro un turbinio di passioni incontrollate e di brusii indistinti di cortigiani ottusi e invidiosi, fino al confondersi della sua stessa voce in balia delle voci di fuori e delle voci di dentro”.

Emblematico di quanto appena riportato è Atto II Scena VI dove la Duchessa Eleonora dice:

“Difendetevi da voi stesso, intendevo, caro Torquato, dai vostri sconforti, dalle vostre inquietudini, non dai vostri nemici; voi, sempre in pena e mai in pace.

E, circa lo sdoppiamento:

Atto III Scena III

Torquato Tasso B- (Torquato, con una seconda voce, interloquisce con se stesso) Sono anni che non fatichi, che vivi disteso, che la tua testa si interroga su questioni inutili

Torquato Tasso A-Che ne sai tu? Quali questioni?

Torquato Tasso B- sei ossessionato dalle persone che ti sono amiche

(Torquato Tasso A-)

Torquato Tasso B- ma nessuno ti accusava di eresia! Come hai potuto chiedere dell’Inquisitore?

(…)

Torquato Tasso A- Il tribunale degli uomini mi ha già condannato; da anni sconto una condanna insieme ingiusta e infame. Così si uccide un uomo. E quando mi toglieranno di qui, come mi è stato promesso, per incoronarmi poeta cesareo, non uscirà un uomo, ma una larva d’uomo che dalla vita aspetta solo la liberazione (…)

Questi passaggi riportati, del Dramma scritto da Alessandro Cabianca sono emblematici per capire il senso di un’umanità disperata e lacerata. Letto d’un fiato il Dramma svela un pathos e un grande senso di comprensione e umana vicinanza.

Marta Celio

Fonti:

Il sistema letterario, Guglielmino Grosser, Principato, Milano 1996
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Torquato Tasso, Dramma di Alessandro Cabianca, Gruppo 90-ArtePoesia, 2015