Ezzelino III da Romano (1194 – 1259)

Abstract

(Il presente profilo è la sintesi di una più ampia ricerca dello stesso autore sulla figura di Ezzelino III da Romano)

Presentiamo una densa pagina su uno dei più discussi personaggi del basso Medioevo, quell’Ezzelino da Romano (o da Onara), alleato-vicario del celebre imperatore Federico II di Svevia: il primo un signore feudatario oggetto poi di una “damnatio memoriae” difficile da cancellare, mentre il sovrano germanico normanno divenne oggetto di esaltazioni e ammirazioni anche se finito perdente di fronte a papi teocrati.

Premesse

Per comprendere convenientemente la figura e l’operato di Ezzelino III da Romano (si usa l’ordine invalso di discendenza), è bene tener presente il giudizio dello studioso del Rinascimento Jacob Burckardt, per il quale: <<Federico II ed Ezzelino rimangono per l’Italia le due più grandi figure del XIII secolo>>.

Indubbiamente la stirpe feudale degli Ezzelini è tra quelle che hanno lasciato tracce profonde nella Marca Trevigiana, in quel che sarebbe diventato poi il Veneto, tra il XII e il XIII secolo, ed Ezzelino III in particolare (pochissime le cronache a lui favorevoli a causa della successiva damnatio memoriae). Il più importante esponente del casato ebbe la ventura, allora forse ricca di promesse, di schierarsi esplicitamente, nel 1232, dalla parte dell’Impero, a favore di un imperatore come Federico II di Svevia, che allora pareva possedere buone possibilità di contenimento della supremazia papale nella lotta tra le due massime istituzioni medioevali, Papato e Impero, che dividevano la cristianità. Lotta impari, perché i papi teocrati del tempo avrebbero usato anche le armi spirituali e la scomunica per piegare l’avversario.

Ha scritto a fine Ottocento Ottone Brentari: <<…di Ecelini il popolo non ne conosce che uno solo: Ecelino IV [III per la tradizione più diffusa] il tiranno. Tutta la famiglia è personificata in lui, in lui che vive ancora, tremendo e fiero, nella mente del popolo, in lui che col sangue ha scritta una storia, che dopo oltre sei secoli non è ancora cancellata dalle memorie tramandate di padre in figlio. Il popolo non sa nulla di quell’Ecelo di Arpone…nulla di Ezzelino il Balbo…nulla di Ecelino III [II!] il Monaco…Tutti costoro furono dimenticati dal popolo, che ricorda solamente Ecelino IV, che vive nella tradizione col nome di Re Azzolin o, più brevemente, Re Zalin…>>.

Il casato degli Ezzelini

Che non si sappia nulla dei suoi antenati non è proprio vero, ma l’esaltazione dei romantici per il Medioevo, come è stato per il padovano Carlo Leoni, appassionato di epigrafi più o meno veritiere, è ben nota, anche per gli abbagli di cui furono vittime (come quello di confondere due Dante Alighieri fiorentini in Veneto!). La famiglia, quasi sicuramente di origine franco-germanica, si sarebbe stabilita nella Marca Trevigiana ai tempi e al seguito di Corrado II il Salico. Sarebbe stato lo stesso imperatore ad investire Ecelo, figlio di Arpone, della giurisdizione di Onara, nel padovano, e poi di Romano, nel territorio pedemontano bassanese. Data la consistente entità patrimoniale già in origine della famiglia, alcuni storici sono tuttavia propensi all’idea che gli Ezzelini fossero in Italia ben prima della data convenzionale del 1036, e che i loro possedimenti esistessero nella zona pedemontana già da tempo.

Il primo di cui si abbiano notizie discrete è proprio Ezzelino il Balbo (era balbuziente). Dopo aver partecipato alla seconda crociata (cfr. le cronache del Maurisio e del Godi), ricevette come compenso nuove investiture feudali e salì tanto in autorevolezza da avere un ruolo da primario tra i capi della Lega Lombarda e nella pace di Costanza (1183) con l’imperatore Federico Barbarossa, pur avendo servito inizialmente la sua causa.

Suo figlio, detto Ezzelino il Monaco (per essersi ritirato in tarda età in un suo convento ad Oliero, ma libero e senza emettere voti), si premurò di rafforzare la potenza politica ed economica della famiglia suscitando forti rivalità con le altre famiglie feudali della Marca, e con i Camposampiero in primis, che colpirono il da Romano anche nell’onore domestico. Tra i suoi figli troviamo Ezzelino III detto il Tiranno, e Alberico, nati dalla consorte toscana Adeleita, dei conti Alberti di Mangona.

Ezzelino III da Romano

Ezzelino III e l’ampliamento del feudo

Ezzelino III nacque il 25 aprile 1194 ed ebbe la sua prima esperienza militare con il padre nell’assedio di Este contro il marchese Aldobrandino , in soccorso al Comune di Padova infastidito dai continui taglieggiamenti delle proprie vettovaglie. Resistendo Aldobrandino nella rocca, i da Romano ebbero l’incarico di porre a ferro e a fuoco il territorio, come, annota un cronista, “fusse stato de Turchi”. Il battesimo di una battaglia vera lo ricevette ancora assieme al padre, nel 1220, dopo la sottrazione di Marostica da parte dei nemici vicentini, che vennero travolti a Bressanvido. Ezzelino adesso era pronto per la politica e per la spada. Il padre, poco dopo, si ritirava in monastero come amministratore, ma seguendo le peripezie dei figli e delle figlie, preoccupato tra l’altro che i padovani avessero eretto la fortezza di Cittadella (1220).

Ezzelino ottenne in eredità dal padre i feudi di parte trevigiana con Romano, mentre Alberico quelli di parte vicentina con Bassano (1223). Dalla città della Marca il da Romano tentò alcune conquiste come Feltre e Belluno, un tempo controllate dai trevigiani, ma ne fu dissuaso dai padovani. Se gli Ezzelini avevano da sempre un interesse politico ed economico per Vicenza, Ezzelino III provò una specie di passione per Verona, città strategica nella quale le fazioni si combattevano senza tregua. I Montecchi (o Monticoli) nel 1227 chiesero il suo aiuto per combattere la parte avversa capeggiata dal conte Rizzardo di Sambonifacio, un sodale dei marchesi d’Este.

Le capacità militari di Ezzelino III

Per il da Romano si profilava la terza prova militare dopo l’assedio di Este e il duro assalto contro i vicentini a Bressanvido. Qui doveva dimostrare le sue qualità di stratega e organizzò una grande spedizione. Non volendo arrischiare lo scontro frontale, preferì attraversare d’inverno la Valsugana e la Valcamonica per piombare  d’improvviso alle spalle dei nemici e prendere Verona. Come scrive il Muratori, l’obiettivo era alto, e “messa insieme quanta gente poté, con essa marciò per strade disastrose e non praticate di Valcamonica, per ghiacci e neve”. In tal modo la città fu subito sua, e seguendo sempre lo storico modenese: “Ivi dato all’armi, fecero prigione il podestà, cioè Giuffredo Pirovano Milanese; restò anche esiliato dalla città il conte Rizzardo con nobili del suo partito, i quali si rifugiarono chi a Mantova, chi a Padova e chi a Venezia. Fu creato podestà di Verona il suddetto Ezzelino, che non istette molto ad atterrar tutti i palagi e case del conte Rizzardo e dei suoi partigiani, ed è quello stesso che poscia per le sue crudeltà divenne sì rinomato in tutta Italia”.
Come dire che all’epoca il da Romano non era ancora un demonio… Anzi fu scomodato persino Sant’Antonio per una mediazione, poi fallita, a favore del Sambonifacio.

Ezzelino si allea con l’imperatore svevo

Federico II di Svevia

Dopo alterne vicende, nel 1232 occupava Bassano, e dopo essersi annesso Oderzo e Serravalle, estese il suo potere fino al Livenza. Giunse anche il tempo delle grandi scelte: intuì presto che la sua potenza si sarebbe consolidata ed allargata appoggiandosi all’autorità imperiale, vale a dire al grande Federico II di Svevia, nipote del Barbarossa, con il quale tuttavia tenne rapporti di amico e alleato (sposandone anche nel 1238 a Verona la figlia naturale Selvaggia), mai di vicario subalterno. Intanto papa Gregorio IX si era mosso sollecitamente per tempo, promuovendo in Lombardia e nella Marca un’offensiva di generale pacificazione, diretta dal discusso frate predicatore domenicano Giovanni da Schio.

I papi contro Ezzelino. Le scomuniche

Gregorio IX

Nei fatti Ezzelino sempre più appariva ed era il rappresentante di Federico II, e governò Vicenza dopo che l’imperatore, con un blitz da Verona, l’ebbe sottomessa (1236). Il rapporto con Padova fu il più difficile e tormentato: le frustrazioni derivate da questa città, caposaldo guelfo, erano parecchie: eppure come alleato dell’imperatore riuscì a impossessarsene senza spargere sangue. Per vent’anni la città conobbe precarietà d’ogni genere e congiure sempre sventate. Ezzelino aveva qui un certo sostegno nei “popolari” e fu attivo nel settore urbanistico (“costruiva palazzi bellissimi ed amplissimi con molta solerzia” racconta l’anonimo Monaco Padovano).

Secondo alcuni cronisti fu proprio la presa e il governo di Padova ad esacerbare il carattere del signore, fino a farlo diventare quel tiranno sanguinario passato alla storia. E non è senza significato che il cronista più seguito sia il notaio padovano Rolandino, antiezzeliniano, e che l’opera letteraria che rappresenta Ezzelino concepito dal demonio sia di un altro padovano, Albertino Mussato, con la tragedia Ecerinis (1315). In ogni caso la potenza politica del da Romano era contrastata senza tregua dal suo più acerrimo nemico, il marchese Azzo VII d’Este, seguito da antichi e nuovi nemici come i Camposampiero e i da Carrara, padovani, i Sambonifacio, veronesi, i da Camino, trevigiani, tutti, per comodo o per convinzione, dalla “pars Ecclesiae” (Gregorio IX lo scomunicò nel 1248), senza dimenticare l’avversione di Venezia, attenta a quanto accadeva in terraferma per i suoi interessi economici.

Ezzelino e Alberico prima alleati poi avversari

Hayez (1791 – 1882) Alberico si dà prigioniero con la sua famiglia

Federico II sostò a lungo a Padova nel 1239, cercando di appianare i contrasti tra l’alleato e i suoi avversari, ma quando l’imperatore costrinse al matrimonio, per tenere a freno Estensi ed Ezzelini, il figlio del marchese d’Este Rinaldo con la figlia di Alberico, Adeleita, mandati come ostaggi nel meridione dove morirono, Alberico ruppe con il fratello prendendo possesso di Treviso. Per l’aspirante signore della Marca, e non solo, fu un grave smacco, cui si aggiungeva la seconda scomunica nei confronti dell’imperatore, ufficialmente per motivi di politica religiosa, nei fatti per aver combattuto i Comuni della rinata Lega lombarda. Alberico fu lusingato dal pontefice per aver cambiato campo, e solo poco prima della tragica fine del casato si pacificò con il fratello, subendo per questo una fine atroce assieme a tutta la famiglia nel suo castello di San Zenone nel 1260.

In pochi anni Ezzelino divenne il capo politico e militare, sotto l’ala protettrice di Federico II, del nord-est d’Italia, dall’Oglio al Livenza, da Trento al Po (Ferrara era diventata il nuovo caposaldo dei da Este dopo faide tremende), mentre il collega Oberto Pelavicino, da Cremona, governava il territorio di nord-ovest. Sconfitto impensabilmente presso Parma (con distruzione della neo città di Vittoria) e deceduto nel 1250 l’imperatore, il da Romano continuò a governare per qualche anno i suoi domini, ma sempre più con il pugno di ferro poiché i nemici aumentavano dopo la scomparsa del suo grande alleato. Proprio in questi anni apparvero chiari i limiti della sua politica, non proprio lineare e diplomatica. Più di un cronista ha fatto notare il suo cambiamento di carattere, non più portato al compromesso ma al sospetto, alla durezza e alla spietatezza, dopo la conquista di Padova, dove congiure e colpi di mano erano sempre in agguato.

Crociata contro Ezzelino, fine del casato. La ‘damnatio memoriae’

In ultima analisi, la sorte dei da Romano non poteva essere diversa da quella degli Svevi. Scomunicato e combattuto dai papi soprattutto per le efferatezze compiute contro i religiosi (per Antonio Rigon il gran numero di santi e beati dell’epoca sarebbero diventati tali in funzione antiezzeliniana), accusato di proteggere gli eretici, di vizi contro natura e pratiche magiche, nel 1254 Ezzelino vide assaliti i propri territori (e Padova in primis) da una Lega-Crociata che riuniva i suoi nemici sotto il comando dell’arcivescovo di Ravenna Filippo Fontana, legato papale.

Padova, malamente difesa dal nipote Ansedisio Guidotti, cadeva malamente nel giugno 1256 (il popolo credeva con l’aiuto di S. Antonio) mentre il tiranno assediava Mantova. Ma questi si rifaceva poco dopo conquistando Brescia assieme a Oberto,  presto allontanato dalla città. Sulla scia della conquista a Ezzelino parve possibile addirittura la conquista di Milano, la roccaforte antimperiale del nord d’Italia, dove contava dei sostenitori. Proprio in questa temeraria impresa, nell’attesa di forze che non sarebbero arrivate, il potente signore e gran condottiero si trovò accerchiato, a Cassano d’Adda (1259), dalla coalizione di tutti i suoi nemici,  guelfi e ghibellini, con i veneziani. Ferito e sconfitto, rifiutò sdegnosamente ogni soccorso morendo nel carcere di Soncino per setticemia.

G. Gatteri, Eccidio della famiglia di Alberico da Romano

L’orrenda fine di Alberico da Romano e di tutta la famiglia

L’anno seguente, come accennato, moriva squartato dai guelfi della Lega, sotto il comando del veneziano Marco Badoer, il fratello Alberico assieme ai figli maschi, nella sua rocca di San Zenone, mentre moglie e figlie venivano finite a fuoco lento. La crudeltà e le vendette, all’epoca, erano comuni a tutti i contendenti, specie se si voleva condannare il nemico e la sua stirpe all’estinzione della memoria, scritta e materiale. Solo la sorella Cunizza, immortalata da Dante nel canto IX del Paradiso, si salvò presso i parenti di Toscana, liberando gli uomini di masnada che avevano servito fedelmente il casato.

Una parziale riabilitazione

Da allora quasi tutte le cronache, e loro volgarizzazioni, la letteratura e la tradizione hanno contribuito a creare la leggenda nera del feroce Ezzelino. Se Federico II aveva avuto da morto una parziale rivincita con i Vespri Siciliani, solo nella seconda metà del Settecento, con il bassanese  Gianbattista Verci, poi con il nuovo Regno d’Italia, per cui il borgo Romano diventava “d’Ezzelino” (e San Zenone “degli Ezzelini”) con relative insegne, e alla fine con i convegni di studio del 1960 e del 1989, la figura del terzo da Romano veniva non riabilitata ma rivalutata nel contesto del suo tempo.

Eppure già dopo la sua morte, tra la generale esecrazione, apparvero curiosamente i versi di un anonimo che lo ricordava come “Lo meior hom che fos al mondo,/ si como ‘l mundo cerca in redondo / e per lungo e per traverso…”.

Gianluigi Peretti

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Fonti iconografiche

Foto 01: Ezzelino III da Romano: Di Massimo Galvani – Pubblico dominio
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11229660
Foto 03: Ritratto ottocentesco di Federico I Barbarossa: Da “Grande illustrazione del Lombardo-Veneto ossia storia delle città, dei borghi, comuni, castelli, ecc. fino ai tempi moderni” per cura di Cesare Cantù e d’altri letterati, Milano, Corona e Caimi Editori, 1858
Foto 04: Veduta di Cittadella Cinta muraria: Di Kromatika – Opera propria, CC BY-SA 3.0, – https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11229660
Foto 06: Eccidio della famiglia di Alberico da Romano: di Giuseppe Gatteri da STORIA VENETA, volume 2, SCRIPTA EDIZIONI
http://www.storiavicentina.it
Foto 07: Hayez, Francesco (1791-1882), Alberico da Romano, fratello di Ezzelino, si dà prigioniero con la sua famiglia al Marchese d’Este capo dell’armata crociata per distruggere gli Ezzelini tutti