Un cavaliere in sagrestia

Abstract

Può passare inosservato il bassorilievo di un guerriero del XII secolo armato e bardato di tutto punto residuo di un portale conservato nella Basilica di Santa Giustina, ma è una delle tante testimonianze antiche che a Padova possono sorprendere il visitatore attento.

A Santa Giustina…

Negli anni in cui Chrétien de Troyes plasmava i suoi cavalieri in versi, a Padova, un altro cavaliere prendeva forma.

Siamo nella Basilica di Santa Giustina che, nell’atrio della Sagrestia, conserva poche ma preziose decorazioni risalenti al periodo romanico dell’edificio.

La nostra attenzione viene attirata dai resti di un portale ornato da bassorilievi realizzati probabilmente da maestri francesi. In una colonnina a sinistra del portale, una formella racchiude una raffigurazione di un guerriero in armatura del XII secolo.

Siamo lontani dalle lucenti e robotiche armature a piastra che tanta fama avranno dalla seconda metà del ‘300 in poi. Qui possiamo ammirare, invece, la dettagliata riproduzione di un usbergo, un’armatura composta da anelli di ferro che proprio tra XII e XIII secolo raggiungeva l’apogeo della sua evoluzione.

I particolari

Quello che rende unico e prezioso questo bassorilievo sono i particolari.

Si distingue nettamente la cintura alla vita, così come il cinturino dell’elmo e la bretella che regge lo scudo; si nota poi, all’altezza delle ginocchia, l’orlo della veste indossata sotto l’armatura. L’assenza di speroni e di uno spacco centrale nell’usbergo fanno pensare che il nostro guerriero potesse essere più probabilmente un fante o perlomeno un cavaliere che non combatteva a cavallo. Il fodero, che si intravede tra le gambe, ci fa capire che la spada veniva portata alla cintura sul lato sinistro.

Altro particolare di rilievo è il guanto a manopola che impugna la spada tipico dei secoli XII e XIII.

La forma della spada, a doppio filo, piatta, larga e con punta arrotondata, ci dice che veniva usata soprattutto per colpire mediante fendenti.

Il dettaglio più interessante dell’armatura rimane comunque l’elmo. Il coppo, apparentemente diviso in spicchi, è costituito in realtà da una sola lamina lavorata a cannellini verticali che conferiscono rigidità e resistenza alla struttura. La stessa funzione ha la coroncina a semicerchi che cinge tutta la testa. La vera peculiarità di questo elmo è, però, la maschera che raramente si trova in raffigurazioni artistiche. Prototipo dell’elmo completo di forma cilindrica che dominerà i campi di battaglia per tutto il XIII secolo, nascondeva completamente la testa conferendo al cavaliere un aspetto austero ed alieno.

Piccolo gioiello del romanico, muto guardiano del portale di una chiesa che non c’è più, continua a raccontarci di un un’epoca ricca di fermenti culturali e di curiose evoluzioni tecnologiche.

Fabio Dalla Cia